Un Caldo Buongiorno

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~ Episodio 1 ~

Un Caldo Buongiorno







- 18 Novembre, mercoledì -




Aveva piovuto tutta la notte, e, come la pioggia che purifica le strade, JungKook sperava che quell'acqua potesse lavare via i pensieri cupi e il malessere, portando un po' di pace nel suo cuore e, forse, in quello di TaeHyung. Certe ferite, quelle inflitte dalle parole e dai silenzi, non guariscono facilmente, ma a volte l'idea che la natura possa riscrivere le proprie regole con il semplice cadere di gocce d'acqua è quasi consolante. La pioggia scivola lenta, creando sulle strade una superficie lucida, come se tentasse di riflettere una realtà più luminosa, diversa da quella in cui i loro cuori sembravano smarriti.

JungKook si svegliò al suono delle gocce che picchiettavano contro il vetro della finestra. Un ritmo monotono e sommesso, quasi volesse cullarlo nel sonno ancora per qualche istante. Allungò la mano verso il cellulare, spegnendo la sveglia con un gesto pigro, e tirò il cuscino sotto di sé, cercando il poco calore che vi era rimasto intrappolato durante la notte. Non aveva alcuna voglia di alzarsi. Il freddo sembrava penetrargli nelle ossa, intorpidendogli i muscoli ancora prima di toccare il pavimento.

Il telefono segnava le cinque e mezza. Troppo presto, pensò, per decidere se scrivere o meno a TaeHyung. Con un sospiro pesante, richiuse gli occhi, concedendosi un attimo di tregua. Alla fine lasciò che fosse il tempo a decidere, mentre il rumore della pioggia continuava a tenergli compagnia, come un compagno silenzioso nella solitudine del mattino.

Dopo quasi mezz'ora si decise a scivolare fuori dalle coperte, ma il freddo lo investì immediatamente, facendogli rabbrividire la schiena e le braccia. I piedi incontrarono il pavimento gelido, una scossa improvvisa che si propagò lungo il corpo, mentre i piccoli brividi gli correvano rapidi sotto la pelle esposta, lasciando una sensazione di disagio persistente. Si strinse le braccia al petto, cercando di trattenere quel poco calore rimasto, mentre si dirigeva verso il suo piccolo armadio.

Scegliere cosa indossare fu una decisione pratica: optò per una tuta con i pantaloncini, consapevole che il contatto con le pozzanghere avrebbe inzuppato qualsiasi capo più lungo. Sistemò il cappuccio sopra i capelli, cercando di proteggersi almeno un po' dalla pioggia, che, pur leggera, rischiava di rendere la corsa più complicata.

Fuori, il cielo grigio scaricava un piovischio sottile, sufficiente a infastidire senza costituire un vero ostacolo. JungKook uscì cercando di non fare rumore, come se il silenzio del mattino fosse una parte imprescindibile del suo rituale. Quell'ora del giorno, con la città ancora avvolta nell'inerzia del sonno, aveva un fascino tutto suo, un momento di tregua prima che il caos quotidiano prendesse il sopravvento.

I primi passi furono accompagnati dalla musica che, filtrando dagli auricolari, dettava il ritmo della corsa. Tuttavia, JungKook si rese conto quasi subito che la sua resistenza era calata. La settimana di riposo forzato, le medicine e l'antibiotico che stava assumendo per il morso avevano affievolito le sue forze. Il fiato corto e il battito accelerato lo costrinsero a rallentare.

Decise di fermarsi per una pausa e si diresse verso il combini della signora Zhāng, un'anziana Omega che lo conosceva sin da quando era bambino.

Prima di entrare, JungKook inviò un messaggio a TaeHyung. La signora Zhāng lo accolse con il suo solito sorriso gentile, visibilmente contenta di rivederlo. «Da quanto tempo non ci vediamo, ragazzo mio», disse, invitandolo a sedersi nel retro del negozio. In quell'angolo tranquillo, gli porse una tazza di tè caldo, e immediatamente JungKook si sentì avvolto da una sensazione di calma familiare. Parlare con lei era sempre un conforto, soprattutto perché poteva farlo in cinese, una lingua che amava praticare e che lo faceva sentire connesso a qualcosa di sconosciuto.

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