- academia.
raquel's pov.
Non sei arrabbiato con loro.
Sei arrabbiato con te stesso.
Sei risentito perché in fondo lo sai: non hai fissato dei limiti.
O se li hai fissati, non li hai rispettati.
Non hai creato conseguenze quando hanno oltrepassato il limite.
Ti sei sentito usato.
Ma la verità è che fin dall'inizio non hai mai reso i tuoi confini chiari o concreti.
Ed è per questo che continui a recitare sempre lo stesso ruolo: quello della vittima eterna.
Ma qui non sei una vittima.
Sei una persona che si rifiuta di stabilire limiti e di farli rispettare;
Ora stai affrontando le conseguenze di tutto questo.
Perché le tue ferite da abbandono stanno dominando la scena.
Nel tuo subconscio, da cui deriva la maggior parte delle nostre azioni.
Non vuoi lasciarle andare.
Il senso di colpa che provi, il nodo alla gola, la consapevolezza di alcune di esse.
Ti lasceranno quando lo farai.
Perché non gliene importava niente fin dall'inizio e a molti di loro non piacevi fin dall'inizio.
E lo sai.
Sai che alcuni di loro cercheranno di romperlo, di forzarlo, di metterlo alla prova.
E tu non ti senti abbastanza forte per fare ciò che è necessario per proteggerti.
Quindi ti rimangi la parola data.
Tolleri ciò che ti ferisce.
Rimani disponibile con chi viola la tua pace perché, in un certo senso, hai più paura di rimanere solo che di essere mancato di rispetto.
Chiariamolo chiaramente:
I confini non sono punizioni.
Non sono armi per indurre le persone a cambiare o a fare ciò che vogliono.
Non si tratta di manipolazione.
Sono chiarezza.
Sono rispetto di sé.
Sono te che dici al mondo:
"Ecco come mi aspetto per essere curati."
Ma è anche per te, per te stesso.
Per imparare i tuoi limiti.
Cosa sei disposto ad accettare e cosa no.
Quali sono anche le tue capacità.
Le mie nocche sanguinano, le mie mani tremavano per come avessi preso a pugni il muro ed ero seduta nel divano con la testa tra le mani.
Ennesima litigata con Alicia.
Ennesimo pugno al muro, come se il dolore che stavo provando nell'anima non bastasse oltre a quello fisico quindi dovevo procurarmi questo male tossico.
Era un periodo strano a dir la verità, i nostri studi procedevano a meraviglia ma qualcosa non andava nel nostro rapporto eppure mentre facevo mente locale, realizzai che non avevamo neanche fatto a sapere quasi a nessuno della nostra relazione.
Non c'erano persone in mezzo.
Qualcosa non mi tornava.
Mi alzai di scatto andando in bagno e lei era seduta nel tavolo, al contrario mio sembrava che non gliene importasse proprio nulla.
Aprii il mobile delle medicine afferrando alcune cose e tutto mi tremava, era stata una litigata brutta assai e qualcosa sicuramente si era rotto nella nostra relazione.
Gemetti dal dolore non appena l'acqua gelida entrò a contatto con le mie mani e alzai lo sguardo osservandomi allo specchio: mi ero spenta.
Non avevo più quella luce che mi differenziava dagli altri, ultimamente non scherzavo nemmeno più dato che c'era sempre un problema qui dentro.
Ero arrivata al limite di tutto.
Ritornai in cucina comportandomi come se la rossa non esistesse e avevo appena deciso di comportarmi come faceva lei con me, infatti attirai la sua attenzione e il suo sguardo me lo sentivo addosso.
Sul pavimento c'era un caos assurdo dato che dalla rabbia aveva lanciato un servizio di bicchieri che amavamo alla follia entrambe, comprato da poco tempo.
"Hai intenzione di evitarmi? Sai benissimo che ho ragione io." disse spezzando questo silenzio e la rabbia era ancora evidente tra di noi, pensai a come risponderle e prima di tutto bevvi un bicchiere d'acqua fresca, mi calmai e riordinai tutto quanto individuando ogni singolo pezzetto di vetro buttandolo poi nella spazzatura.
Non volevo che ci facessimo male e nemmeno Comisario.
"Non so che dirti, e se pensi di avere la ragione beh, d'accordo." risposi pacatamente e mi faceva male la gola per come diavolo avessi pianto a causa sua.
Essere lasciati in una relazione è un'esperienza che può lasciare un senso profondo di smarrimento e vulnerabilità.
È un momento in cui emergono dubbi su se stessi, sul proprio valore e sul significato che quella relazione aveva.
Anche se inizialmente può sembrare solo dolore e rifiuto, col tempo si può scoprire che essere lasciati apre uno spazio per riflettere, crescere e ridefinire cosa si desidera davvero.
Fa male, certo, ma è anche un'occasione spesso non voluta per ritrovare sé stessi e imparare a stare bene da soli, prima di stare bene con qualcun altro.
Alicia non rispose scuotendo la testa ed ero esausta, fuori diluviava dato che eravamo in pieno inverno e provavo un pochino di disagio, le urla erano state davvero tante prima e sicuramente i nostri vicini ci avevano sentite litigare.
Mi lavai i denti energicamente con rabbia, stava andando tutto bene tra di noi.
La convivenza era meravigliosa qui dentro.
Tutto procedeva impeccabilmente.
Il nostro sesso era sempre stato fantastico e ora? Un cazzo.
Mi infilai sotto le coperte dopo essermi cambiata e i miei capelli erano ancora un pochino umidi dalla doccia, era stata una giornata devastante e non avevo nemmeno fatto in tempo ad asciugarli che la rossa mi aveva aggredita senza motivo.
Ed io, avevo scattato come non mai.
Lasciare qualcuno è una delle decisioni più difficili da prendere in una relazione, perché spesso comporta ferire una persona a cui si è voluto bene, anche se non la si ama più nello stesso modo.
A volte si resta in una storia più del dovuto proprio per il timore di far male, o per il senso di colpa.
Ma anche questo, col tempo, può diventare una forma di disonestà verso sé stessi e verso l'altro.
Lasciare non è sempre un atto di egoismo: può essere un atto di coraggio e rispetto, se fatto con sincerità e sensibilità.
È un momento che chiede lucidità, ma anche molta empatia.
I miei occhi guardarono Alicia venire verso di me e sarei andata nel divano a dormire, come sempre ultimamente ma siccome non aveva detto nulla ero proprio curiosa di sapere cosa diavolo avrebbe fatto adesso.
I suoi capelli erano sciolti, la sua frangia era perfetta e notai di quanto il suo viso fosse scavato, aveva delle occhiaie evidenti e stava male da morire anche lei.
Si infilò sotto le coperte lontana da me e sospirai, era da quasi un mese che non facevamo nulla in questo letto ma non c'era proprio nessuna iniziativa.
Anzi, dormivamo a turni sul divano.
Mi girai verso la sua direzione e notai che stava guardando velocemente il telefono, sfiorai la sua spalla facendola irrigidire e si bloccò di scatto.
"Penso che dovremo parlare, con calma." le proposi gentilmente e le scappò una risata triste, la conoscevo e sicuramente non ne aveva voglia di parlare con me.
Che situazione del cazzo, dopotutto.
"La calma, nel tuo caso non ti si addice per non parlare della mancanza di comunicazione che ormai non esiste più nel nostro rapporto. Come dovrei comportarmi ora? Mi stai facendo soffrire, in ogni secondo." disse facendomi accigliare subito e accesi la piccola lampada sul comodino in modo tale che potessi vederla per bene in viso.
Aveva delle occhiaie assurde e si mise seduta portandosi le ginocchia al petto.
"Io ti amo, sono innamorata di te ma penso che questo non ci sta facendo bene. Non ce la faccio più quindi, cosa vuoi fare?" le dissi arrivando dritta al punto e i suoi occhi verdi scattarono nei miei, la vidi andare in panico per la prima volta e il suo sguardo si perse nel vuoto, come se volesse assorbire queste parole.
Come se non volesse ammettere, che tutto stava andando a puttane.
"Anche io, ti amo. Ma non lo so." disse afferrandosi la testa tra le mani e questa volta andai in panico io, eravamo confuse entrambe e non stavamo di certo da poco insieme quindi ci conoscevamo e percepivo quanto stesse male.
Qualcosa ci stava disturbando e c'era un'ostacolo grandissimo.
Sembrava una bambina minuscola in questo momento e mi avvicinai al suo corpo facendola sdraiare sotto di me, subito percepii i suoi muscoli irrigidirsi per il mio tocco e il suo respiro si fece pensante.
Mi fece stare male questa cosa, sembrava che non avesse più voglia di me, di non farsi toccare dalla sottoscritta però ci provai, volevo avere una situazione ben chiara se potesse ricambiare sul serio tutto il mio fuoco interiore.
Cercai le sue labbra baciandola con cautela e le lasciai dei piccoli baci a stampo, cazzo, era la mia ragazza e potevo baciarla come diavolo volevo?
Alicia ricambiò, chiuse gli occhi e mi infilai tra le sue gambe accarezzandole la coscia dolcemente con le dita cercando di farla rilassare, era la prima volta che cercavamo di andare oltre e realizzai di quanti blocchi avevamo.
La passione ci travolse e percepii le sue dita tra i miei capelli attirandomi ancora di più al suo viso, mi scappò un gemito e scesi verso al suo collo delicato lasciandole dei baci possessivi, volevo farglielo capire e dal gemito che uscì dalle sue labbra rosse realizzai che se ne accorse.
"Se non mi vuoi, perché stai aprendo le gambe?" le sussurrai accorgendomi che nonostante tutto il nostro desiderio era visibile, Alicia scosse la testa riprendendo a baciarmi e come ci staccammo di nuovo alzò gli occhi al cielo.
"Io non ho detto che non ti voglio." ringhiò perdendo la pazienza, era così nervosa, come se con me perdesse la pazienza per ogni singola cosa.
Era assurda.
Però, ci provammo a lasciarci andare.
Le cose finiscono perché hanno raggiunto il loro scopo, le persone cambiano perché non hanno mai smesso di evolversi, e la vita continua, indifferente a ciò a cui ci aggrappiamo.
La vera domanda è:
STAI LEGGENDO
utopia
Fanfiction• RALICIA. (gxg) In un rapporto, c'è una profondità maggiore più di quanto pensiamo o utilizziamo. Nessun luogo, anche l'ignoto può trattenere l'amore in tutte le sue forme, anche nell'entroterra. 𝘓'𝘈𝘤𝘢𝘥𝘦𝘮𝘪𝘢, un mondo immenso dove due anime...
