raquel's pov.
Avevo dimenticato cosa significasse avere importanza per qualcosa o.. qualcuno.
Non sapevo identificare cosa provassi con termini concreti e giusti ma quello che non mi faceva respirare in questo momento era semplicemente una cosa: dolore.
Ero appoggiata nel bancone di questo locale che avevo frequentato da sempre e il barista mi versò il mio secondo drink, un REBUJITO che stava alleggerendo un po' tutta questa merda.
Ero una donna sola, immersa nel caos della gente che aveva i miei stessi problemi o si sentivano in dovere di non cadere nel declino più totale.
Avevo perso la cognizione del tempo ma afferrai il mio telefono notando che un numero sconosciuto mi aveva chiamata più volte, inarcai un sopracciglio confusa e lo richiamai perché solitamente avevo sempre un presentimento strano e cliccai il tasto di inizio chiamata.
Bevvi rilassandomi nella sedia e un uomo si posizionò al mio fianco guardandomi insistentemente cercando di attirare la mia attenzione ma non lo calcolai giocherellando con il mio bicchiere.
Per poco non mi andò di traverso l'alcool.
"Dove cazzo sei?" urlò Alicia ed era seriamente arrabbiata, mi scappò una risata e avevo una grandissima voglia di litigarci, perché il nervoso che avevo addosso era sublime.
"Ti importa? Lasciami stare." dissi rispondendola acida di rimando e doveva essere in macchina perché sentivo il rumore delle frecce azionate, sbuffò di rimando e le chiusi letteralmente il telefono in faccia non volendo sentire la sua voce.
Era strano, sentirla nuovamente perché durante la sua assenza non avevo ascoltato nessun audio suo vecchio o visto un video nostro perché era troppo.
Mi illudevo di aver dimenticato ogni piccola cosa che le riguardasse ma era una stupida illusione che con il tempo si era trasformata in una condanna bella grande perché era una tortura del cazzo ma io che potevo farci? Ne ero drogata, in ogni secondo della mia vita.
"Cattiva giornata, eh?" disse l'uomo al mio fianco e sorrise, aveva un fascino al di fuori dal normale e annuii non considerandolo, neanche mi ricordo l'ultima volta che mi sono fatta una scopata con solo il gusto di farlo con qualcuno ma c'era un problema.
Non c'era nessuna chimica.
Tutto mi annoiava a morte.
"Ce l'hai un nome, bellissima?" tentò di nuovo e avevo il mento appoggiato sulla mia mano con lo sguardo fisso in un punto, stavo osservando le bottiglie davanti a me e con un colpo solo bevvi il liquido all'interno del mio bicchiere.
"Cosa rende qualcuno bello per te?" gli domandai facendo spallucce e mi spaventai per il mio tono di voce che uscii così apatico, stavo di nuovo mascherando i miei sentimenti e crollando in tutto quel buio che era riemerso mandando via la mia luce.
"Mi chiamo Alvaro prima di tutto, piacere." disse porgendomi la mano e sbuffai di poco stringendogliela debolmente, era affascinante però nella mia mente c'era la voce arrabbiata della rossa che mi rimbombava come mille lame affilate.
"Raquel, quindi?" dissi impaziente di ascoltare una sua opinione e parlare con gli sconosciuti era la mia cosa preferita, non sapevano nulla di me e potevo reinventarmi quante volte volevo.
"Beh.. l'autenticità e la gentilezza irradiano la vera bellezza, trascendendo il semplice aspetto fisico. Anche l'intelligenza che brilla negli occhi, l'amore che illumina l'essenza. Ciò che rende bello qualcuno non è solo visto, ma sentito profondamente, un universo interiore." disse serio e chiusi gli occhi assorbendomi queste parole così profonde, serrai la mascella toccandomi i capelli nervosamente e gli sorrisi con le lacrime agli occhi.
Autenticità.
Gentilezza.
Intelligenza.
Universo interiore.
Alicia.
"E per te invece, Raquel?" mi domandò curioso e potevo pensare a chiunque in questo momento ma lei era nei miei pensieri perché quest'uomo aveva descritto la mia persona ideale che ora non faceva più parte della mia vita perché era autentica.
Non la trovo da nessun'altra parte.
"Condivido ciò che hai detto ma sai cosa penso? Che è sempre una questione di anima e cuore, mente e spirito." dissi ridendo leggermente e mi sentivo una disperata che cercava una soluzione ma non la trovavo ovviamente, era sempre una fottuta malattia che non aveva nessuna cura per l'assenza di una persona che ora? Ora, non conta più nulla.
"Hai perso qualcuno, vero? Perché si vede, si percepisce dal tuo tono di voce che stai provando un dolore cronico, infinito, che non ti lascia più vivere." disse Alvaro facendo spallucce e si sganciò i primi due bottoni della sua camicia, l'alcool stava incominciando a fare effetto e anche io percepivo un caldo davvero grandissimo.
"L'amore è una condanna che prima o poi colpisce tutti, non ci sono vie d'uscita la maggior parte delle volte o forse sì?" mormorai guardandolo dritto negli occhi e il suo sguardo cadde in tutto il mio corpo, mi squadrò dalla testa ai piedi senza farsi problemi anche perché addosso avevo un vestito stretto e la mia scollatura era profonda, risaltando appieno il mio seno.
"Quando qualcuno ti ama, puoi sentirlo nelle tue ossa. Nel modo in cui ti tocca, nel modo in cui parla di te alle altre persone, nel modo in cui ti parla e nel modo in cui ti tratta. Puoi fissarlo negli occhi e sentirlo nel battito del loro cuore, quel sentimento d'amore è forte." mi spiegò dopo avermi osservata attentamente e boccheggiai leggermente, annuii con la testa e alzai il braccio ordinando al barista di prepararmi un'altro drink.
"Anche per me, lo stesso grazie!" esclamò Alvaro dato che la musica era alta e non appena bevvi provai sollievo per la mia gola secca, volevo fumare terribilmente ma il mio istinto mi disse di rimanere ancora in questa sala, a parlare con questo sconosciuto.
Il telefono intanto mi stava vibrando e non lo considerai, non pensavo che Alicia avesse nonostante tutto il mio numero però lei doveva averlo cambiato perché avendolo imparato a memoria con il tempo mi accorsi che non era lo stesso.
Che cazzo.
"Quello che mi piace di lei è che fiorisce sia che la innaffi o meno, se le dai la luce oppure no lei esiste senza la mia esistenza." sussurrai pensandola e Alvaro mi sorrise dolcemente afferrando la mia mano, accarezzandola lievemente.
"Spero che inizierai a trovare morbidezza in chi sei così puoi dissolvere il rimpianto di chi non sei diventata, spero che impari a rilasciare il risentimento legato a qualcuno o qualcosa che ti ha rallentato dal raggiungere i tuoi obiettivi, spero che tu te ne renda conto che il tuo potenziale è infinito, Raquel." disse guardandomi dritto negli occhi e realizzai che non tutti gli uomini erano uguali forse, mi aveva appena detto una cosa meravigliosa che mi fece aprire gli occhi ancora per l'ennesima volta.
"Ti ringrazio, sul serio! Sei la prima persona che non mi vuole portare solo a letto e wow, non pensavo di arrivare a questo." dissi alzando il bicchiere e lo feci scontrare con il suo in segno di brindisi, lo bevvi lentamente chiudendo gli occhi e il mio corpo era pieno zeppo di fuoco.
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utopia
Fanfiction• RALICIA. (gxg) In un rapporto, c'è una profondità maggiore più di quanto pensiamo o utilizziamo. Nessun luogo, anche l'ignoto può trattenere l'amore in tutte le sue forme, anche nell'entroterra. 𝘓'𝘈𝘤𝘢𝘥𝘦𝘮𝘪𝘢, un mondo immenso dove due anime...
