raquel's pov.
tutte le cose sono soggette
a interpretazione
qualunque interpretazione
prevalga in un dato momento
è una funzione del potere e non della verità.
Ero arrivata a lavoro e prima di iniziare la mia solita lezione agli stagisti andai nel mio ufficio per controllare se fosse tutto in ordine come sempre.
Appoggiai la tazza fumante nella scrivania e guardai il sole alzarsi lentamente nel cielo.
Avevo dormito male, perché la mia mente era invasa da Alicia Sierra.
Sembrava un fottuto ritorno al passato.
Io non potevo farcela così.
Riordinai un'attimo gli appunti e bevvi lentamente il mio caffè attorcigliandomi i capelli con la mia solita matita, ma come diavolo mi dovevo comportare?
Okay, avevo passato la notte con la mia ex perché comunque io e Alicia non stavamo insieme ma non avevo nemmeno capito cosa stracazzo eravamo ora.
"Io una cosa dovevo fare nella vita: farmi i cazzi miei." borbottai controllando le ultime cose e afferrai tutto il materiale uscendo dal mio ufficio, avevo ancora un pochino di tempo e non appena mi voltai per percorrere il corridoio mi bloccai all'istante.
Anche Alicia stava uscendo dal suo ufficio e ci guardammo negli occhi, percepii le guance un pochino in fiamme ed era assurdo l'effetto che mi faceva dopo tanti anni.
Mi morsicai il labbro e guardai i jeans stretti che aveva addosso, slanciavano alla perfezione le sue gambe snelle e nella cintura c'era incastonato il distintivo come il mio.
"Buongiorno." disse con una professionalità unica e strinsi maggiormente la mia tazza, le sorrisi nervosamente dato che mi sentivo un pochino a disagio e i suoi occhi verdi erano così accesi non appena si posavano sui miei.
"Buongiorno, come stai?" dissi rilassandomi un pochino e lei si toccò la sua lunga coda, aveva i capelli raccolti perfettamente e sorrisi appena, era seriamente attraente e alcuni nostri colleghi passarono salutandola pendendo dalle sue labbra.
Alzai gli occhi al cielo leggermente infastidita e la scappò un sorriso nel vedermi in questo modo ma comunque, cercai di darmi un contegno anche perché eravamo a lavoro.
"Bene, e tu?" disse con un tono un pochino curioso riferendosi palesemente a ciò che era successo a casa sua e mi mordicchiai il labbro inferiore, non avevo smesso di pensarci nemmeno un pochino e forse era il caso di parlarne.
Ma non ora.
Non volevo dedicarle del misero tempo contato.
"Tutto bene, possiamo parlare dopo?" le proposi pacificamente e annuì, le sorrisi facendola rilassare e mi incamminai non prima di averle sfiorato dolcemente la mano prontissima a formare un gruppo di ragazzi giovanissimi.
La mattina volò senza problemi ed era arrivata l'ora di pranzo, tutti stavano andando in mensa mentre io decisi di raggiungere l'ufficio della rossa, bussai ricevendo subito risposta ed entrai osservandola sistemare alcuni documenti silenziosamente.
"Hai mangiato?" mi domandò con gli occhiali da vista sul viso e scossi la testa sedendomi nella sedia davanti a lei, mi sgridò con i suoi occhi verdi potentissimi però aveva capito che ero leggermente in ansia.
"Entonces.. dime." disse dandomi tutta la sua attenzione e si alzò mettendosi davanti a me, si appoggiò sulla scrivania e formulai un discorso mentalmente.
"Prima di tutto, volevo chiederti scusa se me ne sono andata via in quel modo ma volevo un'attimo prendermi del tempo per me stessa dato che quello che è successo mi ha scossa un pochino. È che non riesco a capire cosa siamo." dissi sentendomi già più leggera nel parlarne, Alicia sospirò e molto lentamente si sedette sopra alle mie gambe mentre io in automatico appoggiavo una mano sul suo gluteo giusto per marcare un pochino il territorio anche se non c'era nessuno.
"Intanto ti calmi, sono io il tuo capo." mi rimproverò scherzosamente e sbuffai accarezzando la sua vita stretta con entrambe le mani, si abbassò e mi lasciò un bacio casto sulle labbra che mi fece sorridere.
Finalmente.
"Da quando sei subentrata di nuovo nella mia vita, tutte le mie emozioni sono riemerse ritornando semplicemente a galla. Non posso di certo controllarlo sia chiaro e penso che, vada bene così. Ho sofferto tanto per la morte di mio marito però nulla è paragonabile alla nostra relazione conclusa. Credo nel destino e se siamo così dovrà pur significare qualcosa, non credi? Ed io ho sofferto davvero per troppo tempo, e voglio che Victoria cresca circondata da amore e non da odio. Questo mondo ne è pieno zeppo quindi, basta." spiegò gesticolando e mi vennero le lacrime agli occhi, era come se la sua maschera fosse caduta rivelando tutta la sua anima e c'era molta più leggerezza tra di noi.
"Hai ragione, dietro a qualsiasi delitto c'è sempre un chi e un perché e in questo caso forse il problema è stata anche la nostra mancanza di comunicazione quando le cose stavano andando per il verso sbagliato. Non ci siamo confrontate come ora nonostante avessimo imparato a farlo da anni, e credo anche io che significhi qualcosa il fatto che le nostre strade si siano incrociate di nuovo." mormorai guardandola negli occhi e la rossa sorrise annuendo, si avvicinò di nuovo e vedevo nei suoi occhi scattare una piccola scintilla che mi fece sussultare.
"Scuse accettate, andiamo a mangiare?" mi propose e annuii subito, il mio stomaco stava brontolando e si alzò dalle mie gambe afferrando il suo telefono.
Squadrai il suo corpo snello da dietro e serrai la mascella inseguendola, camminammo una affianco all'altra parlando di varie cose scherzando e non appena facemmo il nostro ingresso in mensa vidi Monica e le feci un cenno, Alicia intanto stava scegliendo le cose con il vassoio tra le mani e notavo di quanto diavolo venisse guardata da tutti.
Grazie al cazzo.
"Vado in quel tavolo lì, scegli con calma." disse indicandomelo e annuii guardando il menù ma il mio viso venne afferrato dolcemente e mi stampò un bacio davanti a tutti senza farsi nessun tipo di problema.
Mi paralizzai sentendomi gli occhi di tutti palesemente addosso e in sala calò un silenzio ma la rossa se ne fregò altamente e si morsicò il labbro inferiore andando a sedersi in un tavolo appartato, c'eravamo nascoste da una vita e aveva deciso di rompere questo ciclo karmico rivelando il fatto che tra di noi c'era qualcosa.
La signora della mensa mi sorrise notando il mio imbarazzo e preparò il mio vassoio mentre raggiungevo la donna di cui forse, non avevo mai smesso di amare.
Ma proprio zero.
"Gran bel colpo di scena, cazzo. Non smetti mai di sorprendermi." dissi sedendomi davanti a lei e scoppiò a ridere ad alta voce annuendo con la testa, sarebbe stato curioso scoprire che tipo di piega avrebbe preso il nostro rapporto d'ora in poi.
"Ci siamo sempre nascoste, ma perché? Siamo in uno Stato libero quindi Murillo mangia e rilassati." disse masticando lentamente e strinsi la forchetta che avevo tra le mani guardandola maliziosamente.
"Mi stai dando ordini? Perché è così eccitante il fatto che tu mi possa veramente arrestare e ho voglia di infrangere la legge." sussurrai facendole alzare gli occhi al cielo e mi guardò facendo scattare quella scintilla di passione che ci aveva sempre accompagnate nei momenti più folli.
"Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo, ma ora è diverso perché avete veramente deciso di rendere ufficiale la vostra relazione!" esclamò Monica aggiungendosi al nostro tavolo e anche Angel lo fece, sorrisi arrossendo mentre Alicia aveva la situazione sotto controllo come sempre.
"Già, i tempi sono cambiati e nonostante le nostre divergenze del passato abbiamo deciso di fare le cose sul serio. Quindi sì, stiamo insieme e non mi crea nessun problema a dirlo a tutti." spiegò facendomi scattare verso di lei, non ne avevamo parlato ma a quanto pare stava ufficializzando la cosa, anche a me.
Sorrisi amorevolmente afferrandole la mano e tracciai le sue nocche con il pollice dolcemente continuando a mangiare.
Ovviamente i nostri amici erano felici per noi e parlammo come se ad un tratto della nostra vita non avessimo prese strade diverse, era bello sentirsi così spensierati e guardai Alicia che mi fece l'occhiolino appresso ad un sorriso smagliante.
Forse non dovevamo avere troppi schemi e fare tutto con più naturalezza.
Il corridoio non era molto affollato e la mia mano era leggermente intrecciata in quella di Alicia che mi stava osservando mentre parlavo, mi porsi per lasciarle un bacio sulle labbra ma una figura davanti a noi ci interruppe facendoci bloccare.
"Le mie congratulazioni, ho sempre saputo che infondo voi due nascondevate qualcosa fin dai tempi dell'Academia e avevo ragione." disse Alberto con un tono di voce minaccioso ed ecco che il mio istinto di protezione verso la rossa aumentò perché la tirai lentamente dietro di me, serrando fortissimo la mascella.
"Prima di tutto, hai un'ordine restrittivo di almeno dieci metri da me." iniziai puntandogli un dito contro e sgranò gli occhi osservando Alicia che lo guardava assai male sapendo ovviamente tutto il nostro trascorso.
"Non sono contro di te Raquel, ma volevo solamente vedere con i miei occhi se le voci di corridoio fossero vere. E a quanto pare è proprio così." disse alzando le mani lentamente come se potessi sparargli un colpo in testa da un momento all'altro, questa sua presunzione mi stava innervosendo e feci alcuni passi in avanti ma Alicia strinse la mia mano mettendosi davanti a me, protettivamente.
"Pensi che il tuo giudizio, ci importi qualcosa? Detto soprattutto, da un pezzo di merda che per sentirsi il re del mondo deve fare del male alle donne. Fossi in te starei alla larga da noi, i tempi sono cambiati e ciò che non ho potuto impedire in passato, posso farlo benissimo ora. E se avrai da ridire anche su questo vedrò cosa posso fare a riguardo per la tua carriera, altro da aggiungere?" disse con una calma che mi sorprese e mi voltai scioccata nella sua direzione ma i suoi occhi verdi erano fissi sui suoi, aveva una padronanza assurda questa donna ed era come se i nostri ruoli si fossero invertiti ed era così maledettamente pericolosa quando faceva così.
"No, nulla da aggiungere." mormorò abbassando la testa come se fosse un cane bastonato e sorrise imbarazzato dileguandosi velocemente, la rossa lo seguì con lo sguardo fino a quando non scomparve e scosse la testa, ritornando a guardarmi.
"Stai bene?" le domandai notando il suo atteggiamento più cupo del solito e si mise una mano sul fianco, stringendolo un pochino forte.
"Sto una meraviglia, è da una vita che desideravo farlo. Quando ho saputo di ciò che ti faceva l'istinto di ficcargli una pallottola in testa era molto alta. Almeno ora ha la consapevolezza che non sei più sua, ma sei sempre stata mia." disse facendomi lievemente arrossire e mi porse la mano, gliela strinsi e le nostre dita si intrecciarono.
Avevo il cuore a mille, così pieno di lei.
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utopia
Fanfic• RALICIA. (gxg) In un rapporto, c'è una profondità maggiore più di quanto pensiamo o utilizziamo. Nessun luogo, anche l'ignoto può trattenere l'amore in tutte le sue forme, anche nell'entroterra. 𝘓'𝘈𝘤𝘢𝘥𝘦𝘮𝘪𝘢, un mondo immenso dove due anime...
