31. adattarsi

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alicia's pov.

C'è un dolore diverso quando hai perso così tanto, non solo persone, ma anche parti di te stesso.
Quando non hai supporto, quando sei stato tradito da coloro di cui ti fidavi, inizi a sentirti intorpidito.
Non vuoi davvero escludere le persone, ma a volte è più sicuro così.
Vorresti riaprirti.
Vorresti fidarti di nuovo.
Ma quando le ferite sono ancora fresche, sembra impossibile.
È un rischio e forse in questo momento non sei pronto ad affrontarlo.
Quando la ferita è fresca e non l'hai curata.
Quando non hai veramente digerito quello che è successo, quando non ti sei dato il tempo di annaffiarti.
Non sempre ci rendiamo conto che guarire non significa solo andare avanti.
Si tratta di accettare tutto ciò che ci ha distrutto.
Tutto.
Esiste insieme.
Se in questo momento ti senti perso e triste, non hai torto.
Non sei indietro.
Non stai vivendo la vita nel modo sbagliato.
Prenditi il ​​tuo tempo.
Lasciati andare alle sensazioni senza fretta.
Non stai fallendo solo perché ti fa ancora male.
Sei umano.
Tutto qui.

Io e Raquel non ci vedevamo da alcuni giorni, avevamo deciso di prenderci una piccola pausa anche perché eravamo entrambe sommerse dal lavoro, anzi, a dir la verità lei era dovuta partire per due giorni a Santiago di Compostela.
I miei capelli rossi erano ancora un pochino umidi dalla doccia e stavo preparando la cena giusto per riprendermi dalla giornata devastante lavorativa.
Victoria stava allegramente giocando e Comisario era sul divano che la guardava incuriosito, sorrisi lanciando uno sguardo a mia figlia che si guardava attorno come se mancasse qualcosa.. o qualcuno.
"Tesoro, che c'è? Mhm?" sussurrai camminando verso di lei e la presi in braccio dandole un lungo bacio sulla fronte, lei con il suo dito minuscolo indicò un punto e sgranai gli occhi perché era il posto dove Raquel si sedeva quando veniva qui.
Assurdo, tutto questo.
Assurdo come si stesse affezionando.
E assurdo come capisse tutto, cresceva sempre di più in ogni secondo.
"Ti manca Raquel?" le domandai dolcemente e i suoi occhioni verdi si illuminarono appena, mi scappò un sorriso così felice e ingoiai il groppo che avevo in gola perché per me tutto questo non era facile.
Il padre di mia figlia, era morto.
L'avevo cresciuta interamente da sola, avevo cercato di andare avanti dopo la rottura con la donna che ho amato con tutta me stessa.
Sospirai ritornando ai fornelli e nel mentre scrissi un messaggio a quest'ultima, dopo questo viaggio si era presa il giorno libero.
Cancellai tutto.
La chiamai direttamente e dopo vari squilli, rispose.
"Hey, pecas. Buonasera." disse con la sua solita voce rauca e mi morsicai il labbro inferiore dolorosamente, mi schiarii la gola e continuai a girare in continuazione il condimento per la pasta nella mia padella.
"Buonasera, com'è andato il viaggio?" domandai seria arrivando dritta al punto e già me la immaginavo andare in panico per il mio tono di voce, la sentivo in movimento e stavo cercando di capire se anche lei fosse a casa.
"Tutto bene, ho portato a termine il caso e non è stato semplice. Ma abbiamo arrestato i responsabili, era da un bel po' di tempo che stavano causando problemi. Tu come stai invece?" disse spiegandomi e serrai la mascella muovendomi rapidamente in cucina, apparecchiai la tavola solo per me e ormai la mia era diventata un'abitudine.
Ero sempre da sola da quando Germàn era morto.
"Bene, sai com'è le solite cose qui.. e.." dissi molto sul vago ma mi bloccò facendomi mordere il labbro inferiore dolorosamente, cogliendomi di sorpresa.
"Mi manchi, e non ho smesso neanche per sbaglio di pensare a te." disse schietta ed era così dominante anche durante una semplice chiamata, mi scappò un sospiro un pochino eccitato e mancava terribilmente tanto anche a me.
Questa volta era un desiderio diverso.
Come se la nostra separazione fosse servita un'attimo a farci crescere entrambe per poi rincontrarci di nuovo, con versioni differenti di noi stesse.
"Anche tu, mi manchi e non vedo l'ora di vederti domani." sussurrai facendole capire il mio desiderio e sapevo già che l'avrebbe captato come sempre, perché Raquel aveva in ogni modo un'intuito molto grande nei miei confronti.
Non mi rispose ma sentii il suo respiro farsi un pochino pesante, intanto spensi i fornelli appoggiando nel piatto la mia porzione di cibo e poi recuperai Victoria mettendola al suo solito posto, iniziai ovviamente prima da lei.
"Anche io, non vedo l'ora." disse Raquel facendomi scappare un sorriso e terminammo la chiamata quasi subito, anche perché conoscendola avrebbe lasciato tutto quanto e sarebbe venuta qui in due secondi proprio.
Mi diventarono gli occhi lucidi.
Ero semplicemente, felice?
Non lo sapevo nemmeno io.
Il fatto è che riuscivo a percepire di quanto volesse darmi amore, non ero più abituata a ricevere queste attenzioni, non ero più abituata a provare qualcosa di così intenso.
Per tanti anni, ero diventata la brutta copia di me stessa.
Ed ero arrivata al limite, mi stavo lasciando andare al bene.
Al suo amore.

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