Capitolo 17

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«Il segreto per andare avanti è iniziare.»
— Mark Twain

«Buongiorno, Greice. Bella giornata, vero?» esclamai entrando al piano del mio ufficio.

«Oh, buongiorno.» rispose colta un po' alla sprovvista.

Mi guardò con gli occhi spalancati per un attimo, visibilmente sorpresa.

Tralasciando il piccolo incidente in ascensore, sentivo che quella giornata sarebbe stata magnifica.

«Ti mostro il tuo ufficio.» disse, riprendendosi e regalandomi un sorriso sincero.

Ricambiai e la seguii lungo il corridoio, tra le varie porte bianche, finché non ne aprì una.

«Ecco qui. Se hai bisogno, chiamami!» disse, per poi volatilizzarsi.

Mi guardai intorno, compiaciuta.

L'ufficio non era molto grande, ma nemmeno piccolo. Al centro dominava una scrivania bianca con una sedia girevole viola; davanti ad essa c'erano due poltrone dello stesso colore.

Su una parete era sistemata una grande libreria bianca, piena di libri e piccoli oggetti d'arredo.

Il sogno inizia, pensai euforica.

Mi sedetti alla scrivania e mi presi un attimo per realizzare tutto.

Non riuscii a contenere la felicità e iniziai a dondolare sulla sedia, esultando.

«Finalmente!» esclamai sorridendo.

«Ehm... ehm...»

La mia espressione cambiò all'istante e mi pietrificai quando mi accorsi del mio capo sulla soglia dell'ufficio, intento a osservarmi divertito.

Mi ricomposi in fretta e abbozzai un sorriso.

«Io... mi scusi... Dio, che figura!» sussurrai alla fine.

«Sono contento di vedere che ti piaccia!» esclamò entrando con il suo elegante completo e alcune cartelle in mano.

«Dovresti visionare questi manoscritti e dirmi cosa ne pensi.» aggiunse, tornando subito alla sua espressione seria e professionale.

Posò sulla scrivania le cartelle che aveva in mano e strabuzzai gli occhi nel vedere quanto fossero numerose.

«Non ti chiedo di finirle tutte oggi, ma è importante non perdere tempo.» continuò, notando la mia espressione sconvolta.

Mi ripresi e tirai mentalmente un sospiro di sollievo.

«Non ti preoccupare. Fidati di me!» esclamai stringendogli la mano che mi aveva porto.

«Bene, allora vado.» rispose allontanandosi.

«Ah, signorina Roberts!» disse a un tratto, fermandosi sulla soglia della porta.

Alzai di scatto lo sguardo dalla prima cartella e aspettai che continuasse.

«Dammi del tu.» aggiunse sorridendo.

Sentii il mio corpo surriscaldarsi e arrossii fino alla punta dei piedi.

Ero piacevolmente colpita.

«Sarà fatto.» risposi ricambiando il sorriso.

Se ne andò e rimasi sola con le cartelle da visionare.

Cosa è appena successo?

mi chiesi, prima di riprendere a leggere.

Continuai la lettura fino all'arrivo della pausa pranzo.

Presi la borsa e il cappotto ed uscii dall'ufficio.

Ero già stremata, ma felice.

«Greice, cosa fai per pranzo?» chiesi, vedendola ancora alla reception intenta a sistemare alcune scartoffie.

Alzò di scatto lo sguardo verso di me e sorrise.

«Oh, sinceramente non lo so. Pensavo di prendermi un panino al volo.» ridacchiò, un po' a disagio.

«Qui di fronte c'è un ristorante che, da quanto dicono, non è niente male. Ti va di andarci con me?» le chiesi sorridendo.

Vidi il suo viso illuminarsi in un sorriso e balbettò leggermente, probabilmente non era abituata ad avere compagnia durante la pausa pranzo.

«Va benissimo.» esclamò prendendo la borsa e la giacca.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora