«La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti.»
— John Lennon
Ero troppo emozionata.
Mi ero svegliata da poco ed ero già eccitata all'idea che quello sarebbe stato il mio primo giorno di lavoro in azienda.
Il mio telefono si illuminò mentre ero intenta a mangiucchiare i miei amati corn flakes e quasi li sputai appena lessi il nome del detective Jones sullo schermo.
Afferrai di scatto il telefono e aprii il messaggio con la tachicardia che iniziava lentamente a salire.
Cara signorina Roberts,
ci terrei a incontrarla per discutere di nuovi indizi sulla morte di suo padre. Si faccia trovare al café di Mindy, che frequenta assiduamente, alle 18:00.
Grazie,
l'irresistibile detective Jones.
Lessi attentamente il messaggio e ciò che mi fece quasi saltare dallo sgabello della cucina fu la firma con cui il detective aveva deciso di congedarsi.
Pensai che quella condanna me la sarei portata dietro ancora per molto tempo e che il detective Jones avrebbe continuato a prendermi in giro senza alcuna intenzione di smettere.
«Va bene, Eve. Smettila di pensarci.» esclamai parlando con me stessa.
Presi la borsa dalla penisola della cucina e mi diedi un'ultima occhiata allo specchio prima di uscire.
«È solo un detective. Non devi prenderlo sul serio. Evita qualsiasi contatto.» continuai a ripetermi come un mantra.
Chiusi la porta di casa e mi infilai nell'ascensore.
«Se lui si avvicina...»
Continuai a parlare, ma prima di finire la frase sentii un colpo di tosse.
Mi girai lentamente, sperando che fosse soltanto la mia immaginazione.
La sfortuna, come sempre, mi assistette.
Alla mia destra c'era un uomo presumibilmente sulla trentina, in smoking e con un viso talmente curato da sembrare appena uscito da una rivista.
Lo fissai incredula, continuando a tenere la borsa al braccio sinistro e le chiavi in quello destro.
Diventai una statua.
La mia bocca era leggermente socchiusa.
Ma solo leggermente, eh.
«Vede, io... oh Dio!» dissi, portandomi una mano sul viso, incredibilmente imbarazzata. «Stavo ripetendo le battute di una scena che dovrò interpretare!» continuai, cogliendo al volo quella che mi sembrò un'illuminazione.
Una scusa più assurda non avrei potuto trovarla e la sua espressione mi fece capire che non se l'era bevuta, nonostante io gli stessi sorridendo nel tentativo di sembrare normale.
«E quale sarebbe?» rispose con tono aspro. «Quella della moglie arrabbiata?» continuò, scoppiando a ridere.
Lo guardai come se avesse avuto un occhio in mezzo alla fronte mentre si sbellicava dalle risate davanti a me.
La cosa che mi lasciò più stupita fu che mi avesse inconsapevolmente paragonata alla moglie del detective Jones.
Per un breve attimo mi immaginai in quella veste e scossi la testa per evitare che l'uomo davanti a me sospettasse qualcosa.
«Ma le pare!» risposi alzando una mano con nonchalance.
Tossicchiò fintamente e tornò serio, osservandomi con un sorriso.
«Beh, sarei curioso di saperne di più sul suo ruolo in questo presunto film, di cui non mi ha nemmeno detto il nome.» esclamò, aspettando una risposta.
Guardai distrattamente la cabina dell'ascensore e notai un volantino pubblicitario con la scritta Graphy's Pub.
«Si chiama Grupis. Eh sì, un nome alquanto strano.» risposi ridendo nervosamente.
Il solito ding dell'ascensore annunciò il nostro arrivo al piano terra e sospirai di nascosto.
«Allora, spero di rivederla per parlare della trama di questo film.» disse porgendomi un biglietto da visita.
Lo fissai sbigottita ma, per evitare un'altra battutina, lo presi pensando che lo avrei buttato nel primo cestino che avessi trovato.
«Con piacere.» risposi sorridendo, per poi svignarmela fuori dall'ascensore.
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomanceTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
