«Tra lo stimolo e la risposta c'è uno spazio. In quello spazio risiede la nostra libertà e il nostro potere di scegliere la nostra risposta.»
— Viktor E. Frankl
Spensi le luci del mio ufficio e uscii di fretta, prima di ritrovarmi da sola in quel grande palazzo, cercando le chiavi dell'auto nella borsa.
«Signorina Roberts!»
Una voce mi richiamò e mi voltai, trovando il mio capo con una cartella in mano e il suo solito sorriso mozzafiato.
«Buonasera, signor Jones. Stavo giusto per andare a casa, ho già terminato alcune bozze.» esclamai sorridendo.
Posai la borsa davanti a me, stringendola con entrambe le mani, e rimasi impacciata quando ci ritrovammo da soli nell'ascensore.
«Ho notato l'impegno che metti nel tuo lavoro e sono contento di non essermi sbagliato su di te.» disse.
Il campanello dell'ascensore ci avvertì che eravamo arrivati al piano terra.
«Adesso devo scappare. Le auguro una buona serata, signorina Roberts!» continuò, incamminandosi verso la sua Mercedes-Benz.
«E, signorina Roberts!»
Mi voltai di scatto.
«Le ho detto di darmi del tu.» esclamò sorridendo.
Cercai di non arrossire, annuii con un sorriso e mi allontanai in fretta da quella situazione che stava diventando alquanto strana.
Mi si formò un groppo in gola appena mi ricordai che di lì a poco avrei dovuto incontrare il detective Jones al café di Mindy.
Quando arrivai, parcheggiai l'auto e lo vidi attraverso le vetrate del locale, seduto a un tavolo con una camicia bianca e lo sguardo chino sul telefono.
Più mi avvicinavo e più il mio corpo sembrava attraversato da un miscuglio di sensazioni contrastanti.
Più mi avvicinavo e più notavo la sua mascolinità, messa in risalto dai tre bottoni della camicia lasciati aperti e dalle maniche arrotolate che scoprivano gli avambracci.
Dammi la forza per non saltargli addosso, pensai appena arrivai al tavolo.
«Detective Jones, sembra che le piaccia starmi costantemente alle calcagna.» dedussi sorridendo, prima di sedermi.
Alzò di scatto lo sguardo dallo smartphone e mi rivolse un'occhiata di rimprovero, poi infilò il telefono nella tasca dei pantaloni.
Eh, Dio... che pantaloni!
«Hai ancora intenzione di fissarmi per molto?» esclamò all'improvviso.
Mi riscossi dal mio stato di trance e mi diedi mentalmente della stupida per aver pensato cose poco caste su di lui.
La lucidità che recuperai mi bastò per rendermi conto delle sue parole e mi venne voglia di storcergli il collo.
O magari i capelli... suggerì la mia coscienza, decisamente poco lucida.
«Ora mi dai del tu?» soffiai con enfasi.
«Credo che il Giubileo sia passato già da un po'. E poi, senza offesa, ti darei tutto tranne che del "lei".» rispose con lo stesso tono.
Boccheggiai, esterrefatta.
«Sei venuto qui per insultarmi?» esclamai furiosa, passando senza accorgermene al "tu".
«No. Ho novità su tuo padre e ho bisogno che mi confermi alcune cose.» disse, tornando improvvisamente professionale.
Estrasse alcune fotografie da una valigetta e le posò davanti a me sul tavolo.
Non potevo crederci.
Quella era mia zia.
«Cosa? Io non capisco.» dissi continuando a fissare le fotografie. «Cosa c'entra mia zia?» continuai, questa volta guardando il detective Jones... ovvero Jake.
«Allora è come credevo.» rispose riprendendo le fotografie e rimettendole nella valigetta. «Tua zia, con ogni probabilità, è implicata in questo omicidio. Speravo che non fosse lei, ma la tua conferma mi fa pensare che, se non ci muoviamo subito, potrebbe essere già in un altro Stato.» concluse fissandomi intensamente.
«Cosa devo fare?» chiesi d'istinto.
Mi guardò serio e strinse i pugni sul tavolo.
«Tu non devi fare nulla. Appena avrò notizie, sarai la prima a saperlo.» mormorò senza lasciar trasparire alcuna emozione.
Incrociai le braccia al petto e gli rivolsi uno sguardo di sfida.
«Non esiste!»
Mi sarei potuta aspettare di tutto, tranne quello che successe subito dopo.
Jake mi sfiorò delicatamente una coscia sotto il tavolo, nel tentativo di fermarmi.
Quel semplice contatto bastò a farmi trattenere il respiro.
Sentii un brivido attraversarmi il corpo e cercai di ricompormi, ma lui non stava certo rendendo le cose più facili.
«Eve, non sto scherzando.» disse con tono fermo.
Credetti di svenire.
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomansaTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
