«La forza non consiste nel colpire forte, ma nel sapersi trattenere.»
— Lev Tolstoj
L'alcol mi concesse una spavalderia che da sobria non avrei mai avuto.
Eppure, più guardavo Jake e più mi rendevo conto del suo smisurato autocontrollo.
Nonostante le mie continue provocazioni, non si era permesso di sfiorarmi nemmeno con un dito.
Forse avrebbe dovuto rassicurarmi sulle sue buone intenzioni.
E invece, quasi mi sentii triste.
Dopo avermi fatta accomodare sul divano tornò con una maglietta almeno tre volte più grande di me e me la lanciò addosso.
«Cambiati. Ti porto a dormire.» mi liquidò in tono criptico.
Mi cambiai velocemente e sospirai sentendo la comodità e il profumo di fiordaliso che emanava la sua maglietta.
La mia mente iniziò a viaggiare.
Mi immaginai come sarebbe stato dormire accanto a Jake.
Lo immaginai passionale, impulsivo e, allo stesso tempo, sorprendentemente dolce.
«Allora, vieni?»
La voce di Jake interruppe i miei pensieri.
Mi alzai dal divano ridendo, senza sapere nemmeno il perché.
Non capivo se stessi ridendo per come ero conciata o perché mi trovavo nella casa dell'uomo che, fino a poche ore prima, sostenevo di odiare.
Percorsi il lungo corridoio pieno di porte finché lui si fermò davanti a una stanza e la aprì.
«Entra. Dormirai qui. Se dovessi avere bisogno, io sono nella stanza accanto.» disse, lasciandomi passare.
Entrai sotto il suo sguardo vigile e mi buttai sul letto, che scoprii essere incredibilmente comodo.
«Detective... mi potrebbe fare compagnia? Non si sa mai che abbia paura a dormire da sola.» dissi con tono languido.
Il suo volto rimase impassibile.
L'unica risposta che ottenni fu la porta che si chiuse con decisione, tanto che per un attimo pensai l'avrebbe staccata dai cardini.
Sbuffai contrariata.
Ma durò poco.
Dopo pochi minuti caddi tra le braccia di Morfeo, complice il letto comodissimo e la maglietta che profumava di Jake.
⸻
Jake
Sospirai stringendo con forza il bordo del mobile bar in mogano.
«Stupida ragazzina...» mormorai, versandomi un po' di scotch in un bicchiere.
Rimasi a fissare un punto indefinito davanti a me.
Eve era nella stanza accanto.
Se lo avessi voluto, avrei potuto raggiungerla.
Probabilmente non si sarebbe nemmeno sottratta.
Ma il poco buon senso che ancora mi rimaneva sapeva che non era lucida.
E, dopotutto, non era nemmeno il mio tipo.
O forse...
Ero io a non essere il tipo giusto per lei.
Una sola notte con Eve avrebbe significato domande, aspettative e un coinvolgimento che non avevo alcuna intenzione di affrontare.
Preferivo continuare con rapporti occasionali.
Erano semplici.
Nessuna promessa.
Nessuna responsabilità.
Ed era proprio quella leggerezza a farmi sentire al sicuro.
Il telefono mi distolse dai miei pensieri.
Lessi distrattamente il nome del mio collega Luke.
Amico, sono al pub sulla Avenue. Cosa aspetti a raggiungermi? Ci sono delle belle pollastrelle.
Dopo pochi secondi mi inviò anche una foto.
La aprii con un mezzo sorriso.
Nell'immagine c'era Luke con una bionda seduta sulle sue gambe.
Per un attimo fui tentato di raggiungerlo, scaricare la tensione della giornata e non pensare più a nulla.
Poi la mia mente si fermò su un unico nome.
Eve.
Non potevo lasciarla da sola in casa mia, ubriaca.
Conoscendola, sarebbe stata capace di combinare qualsiasi disastro.
Con un sospiro rifiutai l'invito di Luke, spensi il telefono e tornai a sorseggiare lentamente il mio scotch.
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomanceTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
