Capitolo 21

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«L'uomo non può scoprire nuovi oceani finché non ha il coraggio di perdere di vista la riva.»
— André Gide

Il giorno successivo

«Greice, sono le otto di sera. Mi avevi detto per le sette, dannazione.» arcuai il tono della voce al telefono.

«Eve, sto arrivando. Un attimo di pazienza!»

Sbuffai e la salutai, per poi chiudere la chiamata.

Mi guardai per l'ennesima volta allo specchio e constatai con piacere di essere riuscita a rendermi, perlomeno, presentabile.

La discoteca dove Greice aveva deciso di andare non era molto distante e, a detta sua, era un posto tranquillo e non pericoloso.

Sospirai, sperando che fosse davvero così.

Raramente, o meglio, non andavo mai in discoteca.

La vita mondana, forse, non era la mia migliore alleata.

Quando arrivammo nel locale fui investita da una scia di fumo, alcol e sudore.

Corpi scalmanati si accalcavano al centro della pista, mentre ai lati c'erano alcuni piccoli privé, la maggior parte occupati da ragazzini in piena crisi ormonale.

E suvvia, Eve. Hai vent'anni! mi ricordò la mia coscienza.

Mi feci strada tra la marea di persone insieme a Greice, dirigendomi verso il bancone del bar.

Nel frattempo mi chiedevo come fossi finita lì...

I miei pensieri vennero interrotti quando andai a sbattere contro qualcosa.

O meglio, qualcuno.

Alzai lo sguardo, pronta a scannare chiunque avessi davanti, ma il ragazzo, poco più che quindicenne, alzò immediatamente le mani in segno di resa.

Perspicace.

«Mi scusi.» esclamò, allontanandosi di corsa.

Oh, accidenti. Sono arrivata al punto da essere scambiata per una signora? Ma quanti anni pensa che abbia? mi chiesi accomodandomi su uno sgabello accanto a Greice.

«Eve, cosa prendi?» urlò per sovrastare la musica assordante.

«Una Coca-Cola.» risposi con naturalezza.

Mi fissò sbalordita e mi chiesi cosa avessi detto di così assurdo.

«Non per dirtelo, ma siamo in discoteca e tu ordini una Coca-Cola?» urlò.

Tentennai e osservai il locale stracolmo di persone e il frastuono della musica.

Forse aveva ragione.

«Scegli tu, allora.» risposi scrollando le spalle.

Mi fece l'occhiolino e si rivolse al barista.

«Due Margarita, mi raccomando... belli forti!» esclamò ridacchiando.

Respirai a fatica.

L'idea era pessima, considerando che non reggevo l'alcol.

Il barista ci porse i due cocktail e iniziai a sorseggiare il mio, scoprendo con sorpresa che era incredibilmente buono.

Greice beveva tranquillamente, guardandosi intorno e lanciando occhiate qua e là ai ragazzi del locale, mentre io mi sentivo come un pulcino in mezzo ai predatori.

Mi voltai di scatto verso di lei quando sentii il suo bicchiere posarsi con forza sul bancone.

Mi guardò con uno strano luccichio negli occhi che non prometteva nulla di buono.

«Andiamo a ballare!» strillò, lasciando lo sgabello e afferrandomi per il braccio.

Feci appena in tempo a posare il bicchiere sul bancone prima che mi trascinasse controvoglia in mezzo alla pista, confondendomi con quella massa di corpi sudati ed esaltati.

Greice ballava con una naturalezza incredibile, tanto che parecchi ragazzi non smettevano di lanciarle occhiate.

Io, invece, sembravo una staccionata di legno piantata al centro della pista.

«Tutto bene?» strillò Greice al mio orecchio.

Mi allontanai leggermente e forzai un sorriso, annuendo.

Forse, se bevessi un po' di più, mi sarebbe più facile lasciarmi andare, pensai.

Lasciai Greice in mezzo alla folla. Nel frattempo aveva già adocchiato un ragazzo e non si accorse nemmeno che me ne stavo andando.

Tornai al bancone.

«Un bicchiere di vodka liscia. Pieno.» dissi.

Il barista mi fece l'occhiolino, gesto che trovai alquanto inquietante, poi si voltò a preparare ciò che avevo ordinato.

Bevetti il bicchiere di vodka in pochi secondi, ignorando il bruciore che mi attraversò la gola.

Dopo pochi minuti iniziai a sentirmi più leggera e la voglia di bere aumentò a tal punto che ne ordinai altri tre bicchieri, uno dopo l'altro.

O forse erano di più.

Beh...

Non mi importava.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora