«L'uomo è meno se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità.»
— Oscar Wilde
«Greice!» singhiozzai nel bel mezzo della pista.
Risi come una pazza.
La mia mente era un miscuglio di pensieri poco chiari.
Ma ero felice.
Sorrisi pensando a ciò.
Greice mi fissò leggermente scioccata dal mio stato decisamente poco sobrio e, in risposta, iniziai a ballare alzando le mani come se fossi su un palcoscenico e io fossi la cantante.
Dio, che stupida.
Greice rise e tornò a ballare insieme a me.
Dopo poco raggiunse il ragazzo di prima e rimasi nuovamente sola. L'unica differenza era che ormai ero ubriaca e non mi importava più di esserlo.
Sentii qualcuno spingermi ancora una volta e mi voltai di scatto.
«Ora mi avete rotto!» strillai.
Il povero ragazzo davanti a me, biondo e molto più alto di me, mi fissò sbalordito per poi svignarsela.
Sbuffai infastidita e tornai a ballare quando un conato di vomito iniziò a risalirmi lungo la gola.
Scappai dalla pista spingendo chiunque mi capitasse davanti e cercai disperatamente un bagno.
Appena lo trovai mi precipitai in una cabina, infischiandomene di chi stesse limonando lì dentro, e vomitai anche l'anima.
«Maledizione!» ansimai una volta finito il mio siparietto.
Uscii dalla cabina e mi sciacquai il viso con l'acqua gelida del lavabo.
Ero ancora su di giri, ma mi sentivo leggermente più lucida.
Presi il telefono e, senza pensarci troppo, digitai il numero di Jake.
Come non detto, pensai.
Mi rispose dopo pochi squilli con il suo solito tono aspro.
Arricciai il naso.
«Eve, dimmi.»
Ridacchiai senza sapere nemmeno il perché, poi feci un colpetto di tosse teatrale.
«Signorino Jones... oggi si è svegliato col piede sbagliato?» strepitai.
Alcune persone che passavano davanti al bagno mi fissarono come se fossi pazza e risposi con un occhiolino compiaciuto.
«Eve... sei ubriaca?»
«Può essere... cioè, non lo so... forse sì, forse no.» farfugliai ridendo.
Lo sentii sospirare e, per quanto fossi alticcia, riuscii almeno a tenere per me i miei pensieri poco casti.
«Sei impazzita a ubriacarti così? Sei sola? Dio, Eve! Cosa ti...»
Sbuffai sonoramente, anche se non poteva vedermi, e lo interruppi.
«Bla, bla, bla... Eve, non fare così. Eve, non fare questo. Sapete una cosa?» Mi interruppi per un istante, rendendomi conto di aver iniziato a parlare al plurale.
«Mi avete rotto le palle.» conclusi melodrammaticamente.
«Eve, dove sei?» tuonò.
«Potrei essere in discoteca... tu che dici?» biascicai.
La chiamata si interruppe di colpo e rimasi a fissare lo schermo del telefono.
«Ecco... mi ha lasciata pure lui da sola.» mormorai, ancora alticcia.
Tornai nella sala principale e osservai la folla ammassata sulla pista.
Mi buttai nella mischia e iniziai a muovermi seguendo il ritmo della musica.
«Ti farò pentire, Jake Jones!» sussurrai convinta.
Andai al bancone e ordinai uno shot di tequila.
Lo buttai giù come fosse acqua e salii su un tavolino nero, iniziando a ballare.
Il mio corpo sembrava leggerissimo.
La mia mente anche.
Chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dalla musica assordante.
«Vai così!»
Quando riaprii gli occhi vidi un gruppo di ragazzi radunarsi attorno al tavolino e sorrisi ancora di più.
Alzai lentamente il bordo del top rosso che indossavo, rimanendo in reggiseno.
Un coro di fischi e urla si alzò dalla sala e, per un attimo, mi sentii invincibile.
Se fossi stata sobria non mi sarei mai sognata di fare una cosa del genere.
«Lo spettacolo è finito!» tuonò una voce all'improvviso.
Non feci in tempo a capire chi fosse che qualcuno mi afferrò e mi sollevò dal tavolino, mentre dalla folla si levavano mormorii di disapprovazione.
«Ehi, mettimi giù!» strillai, iniziando a scalciare.
Continuai a dimenarmi come un'indemoniata.
«Eve!» esclamò di nuovo quella voce.
Dio...
Mi voltai lentamente e riconobbi Jake.
Per come ero ridotta, però, mi limitai a sorridergli con aria maliziosa, sfiorandogli una spalla.
«Vuoi l'esclusiva?» gli sussurrai all'orecchio.
Sentii Jake irrigidirsi appena e la presa con cui mi sorreggeva si fece più salda.
«Eve, per l'amor del cielo...» disse, staccandosi quel tanto che bastava per raccogliere da terra il mio top.
«Indossalo.» concluse porgendomelo.
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomanceTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
