«Il pericolo maggiore è quello che non riusciamo a vedere.»
— Sun Tzu
Mi sedetti di fronte a Jake nel café di Mindy. Lui mi guardò con la sua solita espressione impassibile.
«Ho fatto delle ricerche. Il mio obiettivo era limitarmi a un controllo superficiale, ma consultando il database questa persona non risulta esistere. Così ho approfondito e sembra che si sia trasferito in questa città tre anni fa. Prima di allora, però, non c'è alcuna traccia di lui.» disse mostrandomi un fascicolo.
Sfogliai lentamente le pagine.
C'erano pochi dati: qualche lavoro svolto negli ultimi tre anni, l'indirizzo di casa e altre informazioni poco rilevanti.
«Com'è possibile che una persona diventi invisibile?» mormorai. «A meno che non abbia assunto una falsa identità.»
Alzai lo sguardo verso Jake.
Lui non sembrò minimamente sorpreso dalla mia ipotesi.
Riprese il fascicolo e lo richiuse.
«Eve, queste informazioni non devono circolare. Non dovresti nemmeno esserne a conoscenza. So che sarà difficile, ma ti proibisco di parlarne con Greice finché non avrò capito qualcosa di più.»
Assottigliai lo sguardo e posai i palmi freddi sul tavolo.
«Non esiste, Jake! Quella...»
«Scusate, ecco a voi.»
La cameriera del café ci interruppe, appoggiando le ordinazioni sul tavolo.
La ringraziai e aspettai che si allontanasse.
«Stavo dicendo che Greice uscirà con questa persona, e potrebbe essere pericoloso. Non sappiamo nemmeno chi diavolo sia!»
Jake rimase qualche secondo in silenzio.
«Non restare mai sola con lui. Finché non scoprirò cosa nasconde, non è sicuro.»
Guardai l'orologio.
La pausa pranzo era praticamente finita.
Mi alzai di scatto.
«Devo andare, prima che il capo si accorga della mia assenza.»
Sentii una mano afferrarmi delicatamente il braccio.
Mi ritrovai Jake a pochi centimetri dal viso.
«Pensi davvero di cavartela così facilmente?» sussurrò.
Deglutii.
Mi tornarono in mente le sue ultime parole durante la telefonata del giorno prima.
Che cosa aveva intenzione di fare?
«Io... devo andare.» balbettai.
Lui rise.
Con un gesto rapido mi fece sedere sulle sue gambe.
Il mio viso diventò paonazzo.
Il contatto improvviso mi mandò completamente nel panico.
«Non potrai sempre scappare.» disse lasciando lentamente la presa sui miei fianchi.
Ne approfittai immediatamente.
Mi alzai come una molla, afferrai la borsa e feci un passo indietro.
«Ci... insomma... ci vediamo. Grazie!» balbettai prima di allontanarmi quasi di corsa.
Quando arrivai in ufficio trovai la reception deserta.
Aggrottai la fronte.
Dov'era finita Greice?
Pochi secondi dopo la vidi uscire dal bagno insieme ad Ashton, entrambi intenti a ridere.
Appena mi notò il suo sorriso svanì.
Anche Ashton assunse un'espressione seria.
«Greice, ti dovrei parlare.»
Lei lanciò un'occhiata ad Ashton.
«Vai pure. Ti raggiungo dopo.» disse con un occhiolino.
Aspettai che si allontanasse.
«So che quello che sto per dirti non ti piacerà.» iniziai.
«Ho fatto delle ricerche su Ashton. Non è chi dice di essere. È arrivato in questa città tre anni fa, ma prima di allora non esiste alcuna informazione su di lui. Sembra quasi che non sia mai esistito.»
Greice incrociò le braccia al petto.
«Perché dovrei crederti?»
«Perché se uscissi con lui e ti succedesse qualcosa, non me lo perdonerei mai.»
Inspirai profondamente.
«E c'è un'altra cosa che non ti ho detto.»
Mi guardai intorno per assicurarmi che nessuno ci stesse ascoltando.
«L'ho incontrato ancora prima che iniziasse a lavorare qui. In un minimarket.»
Abbassai la voce.
«Quando sono caduta e ho alzato lo sguardo... i suoi occhi erano rossi. Rossi, Greice.»
Per un istante rimase in silenzio.
Sul suo volto comparve un'espressione sorpresa.
Poi scoppiò a ridere.
La fissai incredula.
«E dai, Eve. Sicuramente avrai visto male.» disse divertita.
«Che cos'è? Un mostro?»
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomansTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
