Capitolo 37

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«La mente dell'uomo è capace di tutto, perché tutto è contenuto in essa: il passato e il futuro.»
— Joseph Conrad

Portai una ciocca di capelli dietro l'orecchio ed entrai nel minimarket vicino al mio appartamento. Presi ciò che mi serviva e uscii.

«Eve!»

Alzai lo sguardo e un brivido mi attraversò la schiena quando vidi Jake davanti a me.

«Jake, come mai da queste parti?» trillai.

Si voltò e indicò con un cenno del capo il suo collega, inginocchiato accanto al corpo di una ragazza riversa in una pozza di sangue.

«Stiamo lavorando su una scena del crimine.»

L'area era delimitata dal classico nastro giallo e numerose auto della polizia occupavano la strada.

«Mi dispiace molto per quella ragazza. Si sa già qualcosa?» chiesi con amarezza.

Jake scosse lentamente la testa.

«Se non ti dispiace, vorrei incontrarti tra mezz'ora al café di Mindy. Ho fatto alcune scoperte sul tuo collega Ashton.»

Aggrottai la fronte.

Di cosa stava parlando?

«In che senso?»

Mi fissò come se fossi impazzita.

«Eve... il tuo collega senza un passato. Mi hai chiesto tu di fare delle ricerche su di lui.»

Continuai a guardarlo senza capire.

Poi, all'improvviso, la mia mente si svuotò.

Persi completamente il contatto con la realtà.

Le pupille si dilatarono e, come un treno lanciato a tutta velocità, i ricordi iniziarono a travolgermi.

"Non rimanere mai sola con questa persona."

«Io... cosa mi sta succedendo?» mormorai, portandomi entrambe le mani alla testa.

Un dolore lancinante mi trafisse le tempie.

"Come può una persona diventare invisibile?"

Le immagini della conversazione con Jake riaffioravano una dopo l'altra e, più ricordavo, più il mal di testa diventava insopportabile.

«Eve!»

Sentii qualcuno gridare il mio nome.

Il mondo iniziò a girare.

La vista si annebbiò.

Avvertii soltanto due braccia sorreggermi prima che il mio corpo toccasse l'asfalto.

Poi il buio.

«Signorina...»

Una voce lontana cercava di raggiungermi.

«Signorina Roberts.»

Provai ad aprire gli occhi, ma era come se le palpebre pesassero tonnellate.

Sbattei più volte le ciglia finché non riuscii a sollevarle.

La luce bianca della stanza mi accecò, costringendomi a richiuderle.

«Signorina Roberts.»

Tentai di nuovo.

Questa volta riuscii a mettere a fuoco l'ambiente.

Una stanza d'ospedale.

Accanto al letto c'era un medico con il camice bianco.

«Signorina Roberts, aspettavamo che si svegliasse. Ha avuto una forte emicrania che ha provocato lo svenimento. Al momento non conosciamo la causa precisa, ma riteniamo possa essere una conseguenza di un intenso stress emotivo.»

Abbassò lo sguardo sulla cartella clinica.

«Negli ultimi giorni ha vissuto situazioni particolarmente stressanti, episodi di ansia o forti preoccupazioni?»

Esitai.

«A dire il vero... non saprei.»

Annotò qualcosa sulla cartella e tornò a guardarmi.

«È stato il detective Jones ad accompagnarla qui.»

Il cuore mi sobbalzò nel petto.

In un istante ricordai la conversazione avuta con Jake pochi minuti prima di perdere i sensi.

«Vorrebbe entrare, ma gli abbiamo chiesto di aspettare. Desidera vederlo?»

La voce del medico sembrava lontanissima.

La mia mente era ancora intrappolata nei ricordi appena riaffiorati.

«Signorina Roberts?»

Sussultai.

«S-sì... grazie.»

Il medico annuì e uscì dalla stanza.

Pochi secondi dopo Jake entrò nella camera.

Aveva un'espressione preoccupata come non gli avevo mai visto.

Si accomodò sulla sedia accanto al letto.

«Jake... io non ricordavo assolutamente nulla.» Esclamai senza riuscire a trattenermi.

Si passò una mano sulla barba accennata e sospirò.

«Tutto questo non è normale.» mormorò pensieroso.

Poi alzò gli occhi verso di me.

«Come ti senti?»

Scrollai leggermente le spalle e provai ad accennare un sorriso, nonostante le mille domande che mi affollassero la mente.

«Meglio di prima.»

Esitai.

«Credo che Ashton mi abbia cancellato i ricordi.»

Jake irrigidì la mascella.

«L'ho incontrato nell'ascensore qualche giorno fa. Mi ha detto di non intromettermi tra lui e Greice... e poi non ricordo più nulla.»

Jake scattò improvvisamente in piedi.

«Non è possibile.»

Iniziò a camminare nervosamente per la stanza.

«Come avrebbe potuto cancellarti la memoria?»

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora