«Un uomo deve essere abbastanza grande da ammettere i propri errori, abbastanza intelligente da imparare da essi e abbastanza forte da correggerli.»
— John C. Maxwell
«Signorina Roberts, si calmi.» rispose prontamente il signor Jones. «L'importante è che non diventi un'abitudine.» continuò sorridendo.
Cercai di rilassarmi e ricambiai con un sorriso tirato.
«Certo, signor Jones.»
Appena l'ascensore arrivò al ventitreesimo piano salutai educatamente il signor Jones, che si diresse verso il suo ufficio, mentre io mi precipitai da Greice.
Greice mi guardò stranita e posò i fogli che aveva in mano sulla scrivania in legno.
«Eve, cosa diavolo ti è successo? Ieri sera sei sparita?» bisbigliò, per evitare che qualcuno potesse sentirci.
«Greice, meglio non parlarne.» risposi sconsolata.
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Mi lasciai cadere sulla sedia girevole del mio ufficio e liberai il lungo sospiro che avevo trattenuto.
Ripensai distrattamente a quello che era successo con Jake e sentii le guance diventare calde e, molto probabilmente, color porpora.
«Che cogliona!» mormorai, massaggiandomi il cuoio capelluto con le mani mentre tenevo la testa appoggiata alla scrivania.
Sperai che quel gesto bastasse a scacciare i pensieri.
O, perlomeno, a evitare di ripensarci per il resto della mia esistenza.
«Fosse facile...» bisbigliai, dando voce ai miei pensieri.
Un lieve bussare alla porta mi fece raddrizzare immediatamente la schiena.
Mi rilassai solo quando vidi Billy.
«Eve, potresti dare un'occhiata a questi documenti?» esclamò avvicinandosi e poggiando un fascicolo sulla mia scrivania.
«Il capo vuole un rapporto aziendale piuttosto dettagliato. Vorrei un tuo parere prima che le mie orecchie inizino a sanguinare per le sue urla.» concluse ridendo imbarazzato, passandosi una mano tra i capelli irrigiditi da una quantità decisamente eccessiva di gel.
Aprii il fascicolo, lessi attentamente e glielo feci scivolare di nuovo davanti.
«Foglio due, paragrafo quattro. Leggi quello che hai scritto.» dissi, facendo girare la penna tra le dita come fosse un antistress.
Billy abbassò lo sguardo sul foglio e spalancò gli occhi.
«Cavolo, grazie, Eve! Non avevo notato l'errore di battitura. Mi hai salvato la pelle!» drammatizzò.
Ridacchiai.
Era buffo, ma allo stesso tempo tremendamente tenero.
Scrollai le spalle, come a dirgli che non c'era bisogno di ringraziarmi.
Pochi secondi dopo sparì dal mio ufficio con il fascicolo stretto al petto e lo sguardo furtivo di chi spera di non incrociare il capo.
La giornata trascorse rapidamente tra manoscritti da leggere, revisionare e correggere.
Riuscii a mantenermi lucida grazie alle brevi pause e al caffè della macchinetta che, per quanto fosse pessimo, riusciva almeno a tenermi sveglia.
Sbadigliai sommessamente osservando l'orologio, che segnava le sette di sera, e chiusi l'ennesimo fascicolo.
Riordinai accuratamente la scrivania per non lasciare nulla in disordine e afferrai il mio amato cappotto dall'appendiabiti.
«Eve, stai andando a casa?» esclamò Greice vedendomi dirigere verso l'ascensore.
Le rivolsi un sorriso stanco.
«Affermativo, Greice! Sono talmente stanca che potrei addormentarmi anche su questo pavimento.» scherzai.
Greice prese la borsa dalla scrivania e mi raggiunse nell'ascensore ridendo.
La osservai con la coda dell'occhio.
Non potei fare a meno di pensare che avrei voluto avere la sua stessa energia alla fine della giornata e quella sua compostezza impeccabile.
Eravamo rimaste in ufficio per ore, eppure sembrava appena arrivata: niente occhiaie, nessuna piega sul viso, nessuna sbavatura del trucco.
Io, invece, se mi fossi guardata allo specchio in quel momento, avrei probabilmente visto un panda, con il mascara finito nelle pieghette degli occhi.
«Allora, ci vediamo domani.» esclamò prendendo le chiavi dell'auto, appena arrivammo al parcheggio.
Ricambiai il saluto e mi diressi verso la mia macchina, canticchiando felice all'idea di poter finalmente tornare a casa.
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomanceTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
