«L'occhio vede solo ciò che la mente è preparata a comprendere.»
— Henri Bergson
Raccolsi l'ultimo briciolo di dignità rimastomi e sgattaiolai via.
«Bene, Eve. Sei riuscita a fare un danno anche stavolta!» mi rimproverai da sola.
Picchiettai con furia i tacchi delle décolleté sul marciapiede, sperando di trovare presto un taxi per tornare alla mia auto.
Sgranai gli occhi appena ne vidi uno e gli feci subito cenno di fermarsi.
Durante il tragitto il tassista continuava a lanciarmi occhiate dallo specchietto retrovisore che non facevano altro che mettermi ansia.
La bile saliva e scendeva continuamente nella gola mentre stringevo con una mano l'orlo del vestito.
Continuai a evitare il suo sguardo, sperando che bastasse a fargli perdere interesse.
Appena vidi la mia auto mi affrettai a scendere, lo ringraziai quasi di corsa e tirai un sospiro di sollievo.
Mi fermai davanti a un minimarket ed entrai in cerca di qualcosa da sgranocchiare per riempire quella giornata di solitudine che mi ero programmata.
All'improvviso qualcuno mi spinse.
Caddi nel bel mezzo del negozio con il sedere dolorante.
«Ahi, ma che cavolo...» gridai.
La voce mi morì in gola appena vidi un ragazzo davvero niente male fissarmi con aria preoccupata.
Ma ciò che mi fece gelare il sangue furono i suoi occhi.
Erano rossi.
Strizzò le palpebre, si passò una mano sugli occhi e poi tornò a guardarmi.
«Stai bene?» chiese abbassandosi alla mia altezza.
«Io... tu... credo di sì.» balbettai ancora sotto shock.
«Insomma...» continuai senza riuscire a trattenermi. «Ho visto i tuoi occhi. Hai le lenti a contatto?»
Lo vidi impallidire.
Deglutì.
«Esattamente.» rispose tossendo leggermente.
Mi aiutò a rialzarmi.
Qualcosa, però, mi diceva che stava mentendo.
Quelle non erano lenti a contatto.
Eppure una parte di me voleva convincersi del contrario.
Sperava che non ci fosse nulla di strano.
Talmente assorta nei miei pensieri non mi accorsi nemmeno di quando il ragazzo sparì.
Mi guardai intorno.
Nulla.
Sospirai.
Forse ero soltanto stanca.
Presi un sacchetto di patatine al bacon, pagai e mi affrettai a tornare nel mio appartamento.
Il pensiero di ciò che avevo visto continuava a tormentarmi.
A ogni minimo rumore sobbalzavo.
Infilai in fretta la chiave nella serratura, entrai e mi appoggiai alla porta, lasciando uscire un lungo sospiro.
Per la prima volta mi sentii al sicuro.
Anche se non capivo bene... da chi o da cosa.
Mi portai una mano alla testa e la premetti con forza, sperando che quella sensazione di peso sul petto e il vortice di pensieri sparissero.
Inutile.
La mia mente pretendeva risposte.
Il mio subconscio voleva sapere.
Agguantai il telefono dalla borsa e fissai il numero di Jake sul display.
No.
Non l'avrei chiamato.
Mi avrebbe presa per pazza se gli avessi raccontato quello che avevo visto.
Posai il telefono sul mobile in legno e mi diressi in cucina con l'intenzione di riempire il vuoto che sentivo nello stomaco.
Preparai delle uova strapazzate con bacon e pane tostato.
Prima di buttarmi sul divano presi dalla busta della spesa anche le patatine.
Feci zapping tra i vari canali e mi fermai su un programma televisivo dedicato ai talenti nascosti, con una giuria pronta a giudicare ogni esibizione.
Il suono del campanello mi fece distogliere l'attenzione dalla televisione.
Mi alzai controvoglia e andai ad aprire.
«Ciao, mi servirebbe un po' di zucchero.» sputacchiò il mio vicino con gli immancabili nachos in bocca, una busta in una mano e un bicchiere di carta vuoto nell'altra.
«Aspetta qui.» lo liquidai.
Presi il bicchiere, ci versai dentro lo zucchero e glielo restituii.
«Grabie, Clarence.»
Sbuffai.
Com'era possibile che, dopo tutti quegli anni, quell'uomo non ricordasse ancora il mio nome?
«Mi chiamo Eve. Buona serata.»
Richiusi rapidamente la porta prima che potesse rispondermi e tornai sul divano, con un diavolo per capello.
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomanceTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
