Capitolo 18

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«Il carattere è come un albero e la reputazione è come la sua ombra. L'ombra è ciò che pensiamo di essa; l'albero è la cosa reale.»
— Abraham Lincoln

«Come sei arrivata a lavorare per un'azienda così grande?» chiesi a Greice con interesse, mentre gustavo gli involtini di gamberetti.

Il locale era mezzo vuoto, cosa che mi piacque perché odiavo il baccano.

Alzò lo sguardo e mi sorrise.

«Diciamo che sono stata molto fortunata. Lavoravo per una rivista prima di conoscere il nostro attuale capo. Sono andata a fargli un'intervista e da lì si è instaurato un rapporto di fiducia. Probabilmente, o almeno lo spero, ha visto che sono molto professionale nel mio lavoro.» concluse, per poi bere un po' di vino bianco dal calice.

La imitai e non potei fare a meno di apprezzare mentalmente quel vino: era di una bontà assurda. Da amante del vino, mi aveva letteralmente conquistata.

Continuammo a chiacchierare finché non guardai l'orologio e vidi che eravamo leggermente in ritardo.

La nostra pausa pranzo era finita da circa dieci minuti e noi eravamo, per fortuna, già al caffè.

Sperai che il capo non fosse in ufficio o, almeno, che non ci stesse aspettando.

Non male come primo giorno.

Ironizzò la mia coscienza.

«Greice, siamo in ritardo!» esclamai prendendo di scatto la borsa.

Greice impallidì e si alzò rapidamente dalla sedia. Lottai con lei per poter pagare, ma non volle sentire ragioni e accettai a malincuore, anche perché non potevamo perdere un minuto di più.

Quando le porte dell'ascensore si aprirono, c'era un continuo via vai di colleghi con cartelle in mano, ma del nostro capo nemmeno l'ombra.

Tirai silenziosamente un sospiro di sollievo ed entrai nel mio ufficio, dopo aver salutato Greice, che tornò alla reception.

Mi sedetti sulla sedia girevole, che ogni volta mi faceva venire voglia di girare su me stessa, e presi l'ennesima cartella, iniziando a leggerla.

Ero così assorta da quel manoscritto che non mi accorsi nemmeno di una persona entrata nel mio ufficio, finché non sentii di essere osservata.

Alzai di scatto lo sguardo e sobbalzai, portandomi una mano all'altezza del cuore.

«Oddio, Billy. Mi hai spaventata!» esclamai.

Billy era uno dei miei tanti colleghi. Lo avevo conosciuto quella mattina, quando era passato a portarmi un caffè e, probabilmente, a stringere amicizia con me.

Mi sembrò subito un tipo a posto, con uno stile tutto suo. Il suo smoking non era il classico completo elegante, ma un'esplosione di colori accesi, completata da un paio di occhiali Gucci con una montatura multicolore.

«Scusami, ho bussato ma non mi hai sentita.» rispose con finto dispiacere.

Il suo volto era tutto fuorché mortificato. Capii che gli stava venendo da ridere e lo ammonii con lo sguardo.

«Ho controllato l'andamento delle vendite di questo libro nelle ultime due settimane e c'è stato un netto calo del 47%. L'autrice, da quanto sappiamo, è rimasta coinvolta in uno scandalo che le ha fatto perdere buona parte della credibilità.» esclamò mostrandomi la copertina del romanzo.

«Allora organizziamo un comunicato stampa. Qual è lo scandalo?»

Guardai sul computer il grafico delle vendite del romanzo e notai una discesa netta e costante a partire da un giorno preciso di due settimane prima, proprio come aveva detto Billy.

«Jolie, l'autrice, pare abbia sfruttato la sua notorietà mentre si trovava in un ristorante, pretendendo un trattamento esclusivo. La cosa non è piaciuta né ai suoi lettori né agli altri clienti. Sono stati pubblicati molti video sui social, come TikTok e Instagram, in cui ex follower e semplici utenti bruciavano il libro, lo distruggevano o la insultavano apertamente. Insomma... siamo rovinati.» concluse amareggiato.

Sciocca ragazza. Restare umili è un privilegio per pochi.

Lo pensai senza dirlo.

Sarei risultata poco professionale?

«Organizza un comunicato stampa con l'autrice. Parlaci e spiegale che è meglio chiedere pubblicamente scusa per il suo comportamento, altrimenti saremo costretti a revocarle il contratto.» esclamai, bevendo un sorso del mio caffè al caramello.

Billy annuì prima di andarsene, lasciandomi di nuovo sola con le mie amate scartoffie.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora