Capitolo 36

3.8K 78 1
                                        

«La memoria è il diario che tutti noi portiamo sempre con noi.»
— Oscar Wilde

Appoggiai le buste della spesa sul tavolo del mio appartamento e presi una bustina di Oky, sperando di calmare il dolore.

Il mio telefono squillò e persi un battito quando vidi il nome di Jake comparire sul display.

«Eve, stai bene?»

Aggrottai la fronte, senza capire il motivo di quella domanda.

«Io... sì, certo. Tu come stai?» risposi, accennando un sorriso.

«Stai attenta. Adesso devo andare.»

La chiamata si interruppe e rimasi a fissare il display confusa.

In che senso "stai attenta"?

Scacciai quel pensiero.

Sarà la stanchezza, pensai.

Mi sedetti sul divano e iniziai a scorrere i social. Aprii Facebook e, tra le notifiche, vidi una foto pubblicata da Greice insieme ad Ashton al ristorante. Sorrisi.

Ero davvero felice per lei. Eppure mi sentivo terribilmente in colpa per il modo in cui mi ero comportata. Ero stata invidiosa della loro frequentazione, probabilmente perché con Jake era un continuo tira e molla.

Mi addormentai sul divano e, quando mi risvegliai, mi accorsi che era ormai notte fonda. Avevo la gola terribilmente secca, così mi versai un bicchiere di latte dal frigorifero.

La mattina seguente mi lamentai borbottando parole incomprensibili mentre il suono insistente della sveglia mi costringeva ad alzarmi.

Controvoglia scesi dal letto.

Mi preparai come ogni mattina e uscii di casa in fretta per evitare di arrivare in ritardo al lavoro.

L'addetto alla sicurezza mi salutò all'ingresso dell'edificio; ricambiai il saluto e mi diressi verso l'ascensore, fischiettando allegramente.

«Vedo che è di buon umore questa mattina.»

Persi un battito e mi portai una mano al petto per lo spavento.

Il signor Jones mi osservava dalla sua imponente altezza, con un sorriso candido e uno smoking blu impeccabile.

«Effettivamente sì.» Risposi, leggermente imbarazzata.

«Come procede la stesura del romanzo?»

Aprii la borsa e rovistai tra le varie cianfrusaglie finché non trovai la copia del romanzo che sarebbe uscito nel giro di pochi giorni.

«Stavo proprio venendo da lei. Questa è la copia definitiva.» Esclamai porgendogli il volume.

Lo prese con calma e mi sorrise.

«Lo visionerò nel mio ufficio insieme a te.»

«Oh... certo. Va bene.»

Il silenzio venne interrotto dal consueto tintinnio dell'ascensore.

Seguii il signor Jones fino al suo ufficio e chiusi la porta alle mie spalle.

«Allora, vediamo un po'.» disse accomodandosi alla scrivania.

Lo imitai e intrecciai le mani in grembo, aspettando con ansia il suo giudizio.

Sfogliò lentamente alcune pagine.

«Molto bene. L'unica pecca è la quarta di copertina: c'è un errore di battitura. Di' a John di correggerlo. Per il resto è perfetto.»

Sentii il peso sullo stomaco dissolversi.

Mi alzai cercando di non combinare qualche pasticcio.

«Va bene, signor Jones.»

Uscii dal suo ufficio e mi diressi verso il mio. Durante il tragitto vidi Greice alla reception intenta a compilare alcuni documenti.

Mi avvicinai.

«Buongiorno, Greice.»

Alzò di scatto lo sguardo e notai un velo di rabbia attraversarle il viso.

Inspirai profondamente, cercando le parole giuste.

«Scusami per come mi sono comportata. Ero invidiosa e non avrei dovuto raccontarti quelle bugie.» Esclamai con apprensione.

Lasciò cadere i fogli sulla scrivania e mi rivolse tutta la sua attenzione.

«Quindi hai inventato quella storiella da film horror solo perché eri invidiosa?»

Aggrottai la fronte.

«Quale storiella da film horror?»

Nella mia mente non c'era alcuna traccia di ciò di cui stava parlando.

Sapevo di averle raccontato delle bugie su Ashton, ma non ricordavo assolutamente cosa le avessi detto. E, soprattutto, non pensavo di aver esagerato fino a quel punto.

«Oddio... mi stai ancora prendendo in giro?» sbottò esasperata.

«Io... cioè... scusa. Non ricordo esattamente cosa ti abbia detto, ma non era mia intenzione ferirti.» Risposi in fretta, temendo che non volesse più rivolgermi la parola.

Greice mi fissò ancora per qualche secondo, poi sospirò.

«Potrei anche perdonarti.»

Fece una breve pausa.

«Dammi il tuo caffè.»

Non riuscii a trattenere un sorriso.

Le porsi il bicchiere.

«Allora, come ti è venuta in mente quella storia?» chiese ridendo.

Risi anch'io.

«Te lo giuro... non me lo ricordo.»

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora