Capitolo 33

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«Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.»
— Blaise Pascal

«Eveee!» gridò Greice entrando di soppiatto nel mio ufficio.

Sobbalzai sulla poltrona e la osservai mentre si piegava in avanti, portandosi una mano al petto per riprendere fiato.

«Il nuovo arrivato, Ashton, mi ha chiesto di uscire!»

Strabuzzai gli occhi.

Quel ragazzo era un concentrato di mistero e inquietudine.

Sapere che Greice sarebbe uscita con lui mi metteva addosso una strana ansia, soprattutto dopo quello che avevo visto.

«Sei sicura di volerci uscire?» balbettai.

«Insomma... non è poi così bello.» aggiunsi, cercando una scusa a cui aggrapparmi.

Greice perse immediatamente il sorriso.

Mi fissò con gli occhi ridotti a due fessure.

«C'è qualcosa che dovrei sapere?» domandò con tono tagliente.

Roteai gli occhi e scossi lentamente la testa, sperando di tranquillizzarla.

«Dico solo che dovresti pensarci bene. Non prendere questa decisione alla leggera. Non sai quali siano le sue intenzioni.» scrollai le spalle.

Sbuffò, lisciandosi distrattamente il tubino.

Mi osservò come se non riuscisse a comprendere il motivo della mia reazione.

Non potevo raccontarle ciò che avevo visto.

Mi avrebbe presa per pazza.

«Sai una cosa?» sbottò all'improvviso.

«Tu sei soltanto invidiosa perché finalmente qualcuno si interessa a me e perché potrei avere una vita sentimentale meno noiosa della tua!»

«Io... Greice... aspetta!» esclamai vedendola uscire in fretta dal mio ufficio.

Le sue parole mi colpirono più di quanto volessi ammettere.

La mia vita sentimentale non era noiosa.

Continuavo a ripetermelo.

Non ero una persona facile da gestire e non passavo ogni fine settimana nei locali in cerca di qualcuno con cui finire a letto.

Ma non ero nemmeno una santa.

C'era stato Harry.

E poi...

Jake.

«Oh, al diavolo!»

Afferrai il telefono dalla scrivania e cercai il suo numero.

Mi mordicchiai nervosamente una pellicina dell'unghia mentre ascoltavo il suono della chiamata.

«Pronto?»

Persi un battito.

Realizzai all'istante che stavo facendo probabilmente la cosa più stupida della mia vita.

«Jake... dimmi una cosa.» balbettai.

Inspirai profondamente.

«Secondo te sono sessualmente passiva?»

Chiusi gli occhi per l'imbarazzo.

Dall'altra parte calò un lungo silenzio.

Per un momento pensai avesse riattaccato.

Controllai lo schermo.

Era ancora in linea.

«Hai bevuto?»

Sbuffai e diedi un leggero colpo con il palmo della mano sulla scrivania.

«No! Ti sembro davvero così pessima?»

«Eve...» disse con quella sua voce bassa.

«Se ti dicessi davvero quello che penso, rischierei di lasciare tutto, venire nel tuo ufficio e farti perdere completamente la concentrazione.»

Le mie guance si fecero incandescenti.

Il cuore prese a battere così forte che per un attimo dimenticai persino perché l'avessi chiamato.

Una parte di me avrebbe voluto continuare quel gioco.

L'altra mi urlava di chiudere immediatamente quella conversazione.

«Jake...» dissi cercando di ritrovare lucidità.

«Se ti facessi un nome... potresti fare qualche ricerca?»

«Non è esattamente legale usare il proprio lavoro per questioni personali.»

«Per favore...» mormorai.

Lo sentii sbuffare.

Mi affacciai rapidamente nel corridoio per assicurarmi che nessuno potesse sentirmi.

«Si chiama Ashton Bosworth.» sussurrai.

«Potrei almeno sapere il motivo?»

«Ha chiesto di uscire a una mia cara amica... e io non mi fido.»

Non era una bugia.

Ma non era nemmeno tutta la verità.

«Va bene.» rispose.

«Però voglio qualcosa in cambio.»

Il cuore mi mancò un battito.

«Cosa?»

«Lo scoprirai al momento opportuno.»

Fece una breve pausa.

«Ora devo andare. Sono al lavoro.»

La chiamata si interruppe.

Abbassai lentamente il telefono e rimasi a fissare lo schermo.

Non riuscivo a capire come interpretare quelle ultime parole.

Erano una semplice provocazione...

oppure avrei davvero dovuto preoccuparmi?

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora