«Grazie per il diario, è tutto quello che ho, quindi la ringrazio per avermelo restituito.» rivelai sospirando.
L'irraggiungibile detective Jones mi sorrise in risposta e continuai a sorseggiare il vino che gli avevo versato poco prima.
«Bell'appartamento!» esclamò, rompendo il silenzio imbarazzante.
Osservai i suoi lineamenti vellutati, niente a che vedere con l'espressione che assumeva durante il lavoro. Lo trovavo seducente, non sapevo il perché, ma quegli occhi mi tentavano. Il suo sguardo pragmatico e il suo carattere mi attraevano. Non era un uomo dolce come il principe delle favole e forse era proprio questo ad attirarmi così tanto: il fatto che reggesse il confronto. Non si limitava a rispondermi con qualcosa di scontato ma, d'altro canto, riusciva anche a farmi innervosire.
Mi riscossi dal mio stato di trance mentre lui beveva il suo vino, cercando di non ridere.
L'aveva notato... cavolo!
«Non è molto, però per una persona sola può bastare.» replicai, arrossendo terribilmente.
«L'insolenza la usa solamente quando si parla di lavoro?» mi chiese, punzecchiandomi.
Sentii il sangue scorrermi nelle vene più velocemente e risposi piccata. Tutte le considerazioni che avevo appena fatto nella mia testa vennero spazzate via in un nanosecondo dal suo essere stronzo.
«La prepotenza, invece, pensa di usarla sempre?»
Si bagnò le labbra con un lento colpo di lingua e seguii quel movimento come ipnotizzata. Lasciò il bicchiere sulla penisola della cucina e si alzò senza interrompere il contatto visivo che si era creato tra noi.
«Lei dice?» chiese con ironia.
Il suo respiro si confuse con il mio. A un tratto sentii delle scosse attraversarmi la spina dorsale e il respiro diventare sempre più veloce.
Diavolo... in cosa mi ero cacciata?
Le sue labbra continuarono ad avvicinarsi lentamente alle mie e, con un altro lieve colpo di lingua, se le bagnò, come se fosse assetato... di me?
«Le consiglio di chiudere bene la porta.» sussurrò a un tratto.
Sentii quelle parole come ovattate. Per un attimo non collegai e gli occhi mi rimasero socchiusi finché non smisi di sentire il suo profumo di bergamotto. Aprii gli occhi di scatto e lo vidi intento a fissarmi con un sorrisetto malizioso. L'unica differenza era che ora era distante e io ero tremendamente imbarazzata per non averlo allontanato.
«Vada al diavolo!» esclamai come impazzita.
Scoppiò a ridere come se gli avessi raccontato una barzelletta, poi prese la giacca di pelle dal divano.
«Lei è molto divertente, sa?»
Sentii le mani sudare e mi resi conto di essere caduta troppo facilmente nella sua rete di provocazioni.
Aprii la porta senza rispondergli e pensai che avesse notato il mio disappunto, tanto da smettere di ridere e riprendere la sua aria da persona illustre. Prima di sparire dal mio campo visivo, però, si fermò sull'uscio della porta.
Lo guardai con un'espressione stranita, aspettando che parlasse.
Un tocco.
Se lo avesse fatto, mi sarei sciolta lì, davanti a lui.
«"L'irraggiungibile detective" non mi si addice. Provi con "Il bellissimo detective".»
La sua espressione, allo stesso tempo divertita e maliziosa, non fece altro che farmi arrossire ancora di più e realizzai che aveva letto il mio diario. La rabbia prese il posto dell'imbarazzo.
Come si era permesso di aprirlo?
«Come si è permesso di leggere il mio diario?» urlai, incurante del fatto che qualcuno avrebbe potuto sentirmi.
Si avvicinò e il suo viso si tramutò in un'espressione severa che mi fece deglutire. Pensai che stesse per urlarmi contro o, peggio ancora, schiaffeggiarmi, quando una porta del pianerottolo si aprì, rivelando il mio odioso vicino. Indossava una maglietta che lasciava intravedere la pancia, degli orribili pantaloncini con dei cactus disegnati sopra, aveva dei nachos in mano e altri gli erano rimasti appiccicati ai lati della bocca.
Il mio viso si contorse in un'espressione di disgusto, mentre vidi il detective Jones fissarlo sbalordito.
«Voi due, cosa avete da urlare a quest'ora?» esclamò con tono di rimprovero, sputacchiando pezzi di nachos sul pavimento.
«Hai scoperto che non te la vuole dare? È una suora di clausura, amico!» rincarò la dose sorridendo.
Feci per rispondergli, ma il detective Jones mi fermò con un cenno, per poi avvicinarsi a lui. I suoi occhi erano diventati neri e il suo modo di camminare non prometteva nulla di buono.
«Se non vuoi che quei nachos li usi per incollarti al muro, faresti meglio a rientrare e chiudere quella cazzo di porta!» gli disse con calma.
Mi sorprese la sua tranquillità, ma bastò a far chiudere la boccaccia a quell'odioso vicino, che rientrò scusandosi innumerevoli volte.
«Mi devi un favore!» si rivolse a me sorridendo e facendomi l'occhiolino, prima di volatilizzarsi.
Rientrai nel mio appartamento, chiudendo la porta in fretta e furia, poi vi appoggiai la schiena e sospirai.
Pensai che il mio cuore non avrebbe retto quei battiti.
Ero sconvolta.
Il sangue pulsava vorticosamente e i brividi non volevano saperne di sparire.
Inspiegabilmente, mi attraeva.
STAI LEGGENDO
IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomanceTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
