Sono passate circa due ore e non ci danno notizie. Carlo non mi parla, è vicino a me fermo e immobile non dice nulla e non osa guardarmi e ovviamente io sto fermo e al mio posto non ho neppure il coraggio di pronunciare parole dato che i sensi di colpa mi assalgono; quel sangue non lo posso dimenticare, non ci riesco minimamente e spero che non sia nulla di grave e soprattutto spero che il medico si muova a dirci qualcosa. Tra me e Carlo ci sono mille parole imprigionate nel silenzio e piú vorrei cercare di risolvere piú so che non risolveró niente.
Passa ancora qualche minuto e il medico esce; balzo il piedi e lo raggiungo.
"Lei è un famigliare?" mi chiede
"Sono il fidanzato" risponde
"Senza il consenso della famiglia non potrei parlare purtroppo"
"Ma sono il padre del bambino, i genitori acconsentirebbero che lei riferisse tutto a me per favore non mi faccia stare sulle spine"
Carlo ci raggiunge ma resta alle mie spalle, sento la presenza.
"Ciò che state per sapere è una questione molto delicata"ci dice in modo molto serio il medico abbassando la testa "è stata una bella botta quella presa dalla sua ragazza"
"Si, è scivolata lungo le scale"
"Mi faccia finire" mi rimprovera l'uomo ''una botta che una donna in gravidanza non dovrebbe prendere mai ma che lei ha preso e questa cosa non va bene"
"Non capisco dottore" chiede Carlo con serietà "si spieghi"
"Lei chi è scusi?" domanda il dottore con molta arroganza
"È il fratello" mento io "ora ci dica visto che la questione è molto delicata noi vorremmo sapere la verità senza giri di parole siamo stanchi di aspettare i suoi tempi dottore per favore"
"Sarò breve" sbuffa "il colpo è stato troppo forte e il bambino non ce l'ha fatta, mi dispiace"
Mi crolla il mondo in un attimo. Quel bambino era mio figlio.
Mi sento la persona peggiore del mondo, mi sento morire.
Mio figlio non nascerà mai.
Mio figlio non imparerà mai a camminare.
Mio figlio non mi conoscerà mai.
Mio figlio non imparerà a parlare.
Mio figlio non sognerà.
Mio foglio non si innamorerà.
Mio figlio non sbaglierà.
Mio figlio non vivrà mai il primo giorno di scuola.
Mio figlio non mi chiederà mai soldi.
Mio figlio non si ubriacherà mai.
Mio figlio non giocherà mai.
Mio figlio non vivrà mai.
"No non è vero'' balbetto.
''Purtroppo è cosí, vi lascio"
"Quando posso vederla?"
"Pure subito" dice andandosene e ovviamente mi dirigo alla stanza ma Carlo mi afferra per un braccio e mi costringe a guardarlo.
"Dove intendi andare?"
"È la mia ragazza Carlo"
"Guarda che la colpa è solo tua"
"Per favore, l'hai già detto"
"Ti devi solo vergognare! Con quale faccia la guarderesti? Fatti prima un esame di coscenza" scuote la testa e va da Ludovica lasciandomi solo mentre io scrivo il messaggio che forse non dovrei scrivere perchè in tutto ciò l'errore sono io.
"Ludovica ha perso il bambino, avrei bisogno di te Emmí.."
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Anche Tu.
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