Tra una contrazione e l'altra cerco di stendermi sul letto,anche se non ci riesco senza svegliare Ed.
Ma devo svegliarlo. E si metterà ad imprecare... e chissene!
-Ed...-
Nessuna risposta. Riproviamo.
-Ed...-
-ED! PER L'AMOR DEL CIELO!-
Fantastico. Nessun risultato. Dorme beato.
Cerco di rilassarmi il più possibile, come mi avevano insegnato al corso, ma non funziona. Fa sempre più male. -Ed...-
-Ed...-
Ma perché deve dormire come un sasso?! Accidenti!
-Ed!- dico quasi urlando per la contrazione.
Quest'ultimo finalmente si sveglia con aria confusa.
-stai bene?- chiede.
-certo... benissimo! Tuo figlio tira calci e pugni per uscire e io sto benissimo!- starnazzo quasi presa dal panico.
-vedrai che si calma... devi stare tranquilla-
-Ed... forse non hai capito... ma STA PER NASCERE tuo figlio-
E signori e signore ecco che diventa pallido, tutto in un colpo. Immediatamente si alza dal letto, accende la luce della stanza, e in velocità si veste. Subito dopo prende la mia valigia, e infila vestiti che nemmeno sapevo di avere.
-senti non devo stare dentro una settimana...-
-dove sono i vestitini di Matthew?-
-dentro il primo cassetto dell'armadio- -finito qui chiamo Becky okay?-
-cosa?! Vuoi percaso far svegliare il vicinato?-
-no... ma se volessi compagnia... ah devo chiamare mia madre....-
Bene....... di bene in meglio.
In un secondo momento arriva pure Becky, ancora in pigiama, data la situazione. Si sono le due di notte. Mio figlio deve rompere quando tutti dormono.
-Ginny... va tutto bene... riesci a camminare?-
Annuisco, addolorata dalle continue contrazioni.
Voglio davvero che passino più in fretta, queste pene.
Una volta che Ed si precipita, nel senso letterale della parola, in ospedale i medici fanno come ci si doveva aspettare il loro lavoro. Per fortuna una volta in camera mi danno qualche tranquillante, e cerco di dormire, per quanto la situazione me lo permette.
-dorme?- chiede una voce femminile molto simile a quella di Becky.
-si... si è appena addormentata... ma credo che non dormirà molto- sussurra Ed, che come al solito è al mio fianco, seduto su una sedia.
-vado a prendere del caffè... ne vuoi?-
-si ti prego ne ho bisogno.... almeno quello...-
-si vede che sei in astinenza di fumo-
-tu dici? Se per caso andassi a fumare e le succedesse qualcosa... non me lo perdonerei mai...-
-Ed... tranquillo... finché dorme non credo che succeda qualcosa...-
-mai dire mai-
-e va bene uomo difficile, vado a prendere del caffè... ah i tuoi genitori sono in sala d'attesa... I medici non li fanno entrare... sai... "Solo il padre"-
- e tu zietta... come sei passata?-
-ho i miei metodi-
Quando la discussione si interrompe, sento le mani di Ed che mi accarezzano la pancia. Automaticamente sorrido come un ebete (ma questi sono dettagli).
-ciao- sussurra, in risposta al sorriso.
-ciao- rispondo esausta.
-dormito?-
-emh... no... ho troppo male... e le contrazioni aumentano....-
-senti... tra poco sarà tutto finito Ginny... te lo prometto- dice, per poi baciarmi a stampo.
In quel momento arriva mia sorella con due bicchieri di caffè.
-Hey mammina come andiamo?- dice ironizzando la situazione.
- ehm.. non bene- dico sorridendo nervosamente.
-ma guarda che capelli! Insomma Ed... non hai la decenza di tagliarli?-
-vuole assomigliare a Jared Leto- dico sarcasticamente.
-ma finitela- dichiara mentre sorseggia la miscela magica dal bicchiere.
Ed ecco una contrazione. Si fanno più dolorose.
-tutto okay?- chiede mia sorella, bevendo il caffè, che per poco non le va di traverso.
-no... desidero solo che esca... e che tutto finisca...-
-siamo solo a metà mammina-
-a metà?!-
-certo... poi quando nascerà patirai le pene dell'inferno.... sei solo a metà dell'opera sorellina-
-devo andare in bagno...- dico cambiando il discorso.
-non ti puoi alzare-
-ufff... me la faccio addosso?!- sbotto.
-in questo caso okay... ma muoviti..-
-Becky... quella che sta per avere un figlio qui sono io... dammi i miei tempi-
- e va bene mammina-
-e non chiamarmi così... mi viene l'ansia-
Mentre faccio la mia "pausa pipì" sento Ed e Becky scherzare.
-ma come riesci a sopportare mia sorella?-
- sapessi... a volte me lo chiedo anch'io... ma meglio se non lo faccio- scoppia ridendo.
Mentre torno verso il letto della stanza.... che dio è più scomodo di un mobile, arriva una contrazione. La più forte che abbia mai avuto per ora. Mi accascio a terra per reprimere il dolore, che dopo qualche minuto va via.
Mi stendo sul letto come un peso morto... privo di vita. Ed ecco un'altra dolorosissima contrazione. Porco Snow... qui peggiora..... prima una ogni mezz'ora... ora quasi ogni cinque minuti.... penso di morire se il tipetto non esce alla svelta.
Respiro a fatica, cercando di pensare a qualcosa per distrarmi. Ed mi stringe la mano.
Gli guardo i polsi colorati per pensare a qualche distrazione. Funzione per qualche minuto, ma poi è impossibile non distrarsi dal dolore delle continue mosse di Matthew. Sento dei calci, che con le contrazioni vanno di male in peggio. E il dolore peggiora.
Ehyyy vedi di uscire! Ora che sei sveglio fai il tuo dovere! Mi hai capita?!
-tutto bene Ginny?- domanda Ed, con un velo preoccupato in viso.
-Matthew si è appena svegliato... e i suoi calcetti non aiutano... anzi peggiorano la situazione..-
-ho parlato con un medico poco fa... e mi ha riferito che saranno qui a breve... resisti ti prego- sussurra per poi premere le mie labbra con le sue.
-ti amo...-
-vi amo da impazzire...-
-anche Matt ti ama papino- dico prendendolo in giro.
Un quarto d'ora più tardi si presenta l'ostetrica, che di buon umore (penso si faccia di qualche sostanza proveniente dalle tasche del sign.Leto) entra in camera.
-vedo che qui non manca il supporto- constata allegra vedendo mia sorella e Edward.
-no infatti... e il resto è in saletta - conferma Becky.
L'assistente dell'ostetrica mi fa alzare, e mi sistema su una sedia a rotelle. Ci siamo. Ora spero che non ci siano complicazioni... della serie attacchi...
Sono stati otto mesi e mezzo difficili.
-Ginevra... ora si deve rilassare- dice un dottore mentre mi stende sul lettino della sala parto.
-è la prima volta per entrambi i genitori?-
-si... è il primo...- rispondo io per entrambi. Ed al mio fianco, sembra sul punto di svenire.
Mentre mi fanno le ultime visite, guardo Ed. È più pallido del normale.
-che buffo quel robo in testa- dico sdramatizzando il più possibile il fatto che ci troviamo in una sala parto.
-emh si... devo mettermi qualche sacchetto blu per entrare..- risponde teso.
-Ed... non devi per forza restare....-
-no... ce la posso fare-
-sembri sul punto di morte..-
-BENE! È in posizione!- Annuncia l'ostetrica molto felice.
-quindi che devo fare?-
-deve spingere... mentre il dottore estrae delicatamente la testa del bambino quando sarà abbastanza fuori-
-emh okay- rispondo ormai angosciata.
Stringo la mano di Ed, fino a far diventare le mie nocche bianche dallo sforzo. E spingo.
-uno... due.... tre...-
Respiro.
-uno.. due... tre.... quattro... cinque...-
Respiro.
Andiamo avanti di spinte, respiri, e mezzi infarti di Edward per un bel po'.
-Ginevra... ora la testa sta uscendo... quindi un bello sprint finale! Dai che ce la può fare!-
Con tutta la forza che mi rimane in corpo spingo più a lungo che posso. Fino a lacrimare dal dolore.
Poi il dolore si spegne all'udito di un pianto secco. Mio figlio. È nato mio figlio.
Ed diventa pallido da morire. Poi si fa forza e mi bacia la nuca, sorridente, dietro ad una maschera insonne.
-Congratulazioni! Un bel maschietto di tre chili e mezzo!- annuncia l'infermiera, mentre pesa Matt.
-che nome avete scelto?- chiede un'infermiera mentre compila il braccialetto per il piccolo.
-Matthew.. Matthew William Sheeran- dichiara Ed, ancora sotto shock.
Quando mi portano il piccolo, coperto solo da una leggera copertina azzurra, mi sento mamma.
Un piccolo e paffuto faccino pallido. Le mie labbra. E i capelli scuri. Capelli scuri?! Heyyyy! Ma non dovevi essere ginger?
Per la prima volta in vita mia ora mi sento completa.
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✖Lego House ✖
FanfictionIl sequel di My Drug Is You. Gaia o meglio conosciuta come Ginevra ed Ed Sheeran, sognano una vita felice, con figli, ma.... dolori e ferite verrano a galla, lasciando una frattura che molto difficilmente si chiuderà.
