Ventuno.

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"Shaaaaaaaawnnnnnn!" Urlò una ragazza a pochi passi dall'hotel.
Mi irrigidii.
"Sono fans non scappare. Non ti mangiano." Mi sorrise il canadese.

Fecero una foto, si scambiarono qualche parola e poi il ragazzo tornò da me.

Quella ragazzina se ne andò al settimo cielo, scoccandogli un bacio sulla guancia per il quale mi sentii andare a fuoco.

Che poi, io e Shawn eravamo solo amici, e non avevo il diritto di essere gelosa di un amico.
Perché sapevo che non sarei stata niente più di una banale amica.

"Andiamo."
Indossò un berretto e degli occhiali da sole nonostante fosse sera. Doveva rimanere discreto.

Io, comunque, l'avrei riconosciuto anche se si fosse travestito da Albus Silente.
Cioè, il suo modo di camminare, gli zigomi, il sorriso, i denti, le linee del corpo... riconoscerlo sarebbe stato facile quanto dire il mio nome.

Di lui conoscevo più cose di quante ne sapessi su di me.
E questo era inquietante.

New York era fantastica: un sacco di gente, di negozi, di ristoranti. Mi sentivo piccolissima.

Shawn mi faceva da guida turistica, mi indicava i nomi delle strade, i suoi negozi preferiti e quelli in cui dovevo assolutamente entrare perché era sicuro che mi sarebbero piaciuti.

"Ho fame." Borbottai una volta arrivata davanti al Mc Donald's.
"Ma sono solo le otto di sera." Rispose Shawn, sconsolato.
"Sì, ma se ceniamo adesso dopo possiamo goderci la città di notte."
"Questa tattica mi piace."
"Bene!" Lo presi per mano e lo tirai nel locale, che lo volesse o meno.

"Per me un panino con hamburger, formaggio e insalata." Ordinò Shawn dopo cinque minuti di silenzio imbarazzante in cui io assorbivo gli sguardi disperati della cameriera.

"Per me un hamburger semplice, per favore."
La ragazza tirò un sospiro di sollievo e andò via.
Temeva che anche io ci mettessi interminabili minuti per decidere, come se un panino sancisse l'andazzo della giornata.

Poi mi soffermai su questo.
In effetti, sì, un panino, una patatina, un trancio di pizza, ha il potere di cambiare una giornata.
Forse per quello ordinavo sempre il solito, per migliorarmi la giornata.

Sorrisi a quei pensieri.
"Che c'è?"
"Niente."
"Sei strana."
"Abituati."
Rise. Risi anche io.

Rimase a guardarmi un po' negli occhi. Non riuscivo a sopportare il suo sguardo.
Mi scavava dentro, si stava spingendo troppo oltre e, forse, forse io non ero ancora pronta ad aprirmi completamente.

"Questa luce fa risaltare il verde dei tuoi occhi. Più ti osservo, più mi piaci."
"Grazie Shawn." Addentai il mio panino per evitare di arrossire l'ennesima volta.
"Verità." Sorrise e tirò un morso all'insalata che fuoriusciva dal panino.

Siccome non so che scrivere, vi parlo un po' di me.
Non so quante cose dirò perché scrivo quelle che mi vengono, quindi iniziamo.

-Mi chiamo Angelica.
-Ho 13 anni e mezzo.
-Sono Pugliese.
-Suono la chitarra e il piano.
-Canticchio.
-Shawn è la mia ossessione da due anni e tre mesi.
-Amo la pizza.
-Ho sempre sonno e fame.
-Sono timida e chiusa con chi non conosco. (E anche con chi conosco ma dettagli)
-Sono figlia unica.
-Cameron e Nash sono stati la mia prima ship e non mi interessa se ora non si parlano, li amerò sempre.

Sono 11 okay non so che dire.
Spero che il capitolo vi sia piaciuto e ciaoo

No promises. [S. M.]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora