La sensibilità di ogni uomo è il suo genio.
Charles Baudelaire
Non credevo che avrebbe davvero avuto il coraggio di venire a parlarmi. Certo, quando ho visto che si dirigeva proprio verso di me con quel suo fare minaccioso, ho capito che non stava scherzando, però...
Non ho voglia di parlare con lui! Ha sempre la maledetta capacità di rovinare tutto.
«Ehi, ciao. Sembri di ottimo umore, che ti è successo?» mi dice.
Cerco di non fargli notare che lui lo sta rovinando, il mio ottimo umore: «Già, mi sono divertita un sacco a parlare con il tuo ex compagno di classe, Davide. É un tipo davvero simpatico, non riesco proprio a capire come faccia ad essere tuo amico».
Ormai si è instaurato questo rapporto, tra di noi: ci detestiamo tanto che l'unico modo per parlarci è essere crudeli di proposito e fingere di esserlo per scherzo.
Edmund adotta il mio stesso tono: «Non ho dubbi che ti piaccia, purché stia bene attento a dire solo cose che ti vadano bene».
«Molto divertente! Che ne dici di pensare ogni tanto? Potrebbe anche farti bene».
«Ah, lo sai, vero, che Davide è amico di Alessia?» dice lui, come se questo dovesse farmi cambiare idea sulla simpatia di Davide.
«Se è amico tuo, ormai non mi stupisco più di niente. Con te ha già toccato il fondo, Alessia viene di conseguenza».
Chiara, interpellata da nessuno, si intromette: «Allora, Dy, Davide ha superato il test sensibilità?».
Lancio un'occhiata di sfuggita a Edmund, per sapere che ne pensa, del test sensibilità. Gli deve sembrare una trovata da bambinetta con fiocco rosa in testa che spulcia le margherite del praticello di fronte a casa... Che vergogna. V-E-R-G-O-G-N-A!
E, in effetti, mi rivolge un'occhiata sorpresa e perplessa: «Test sensibilità?» ripete, con aria interrogativa.
Chiara gli risponde al mio posto (ha questa mania): «Già, non lo sapevi che Diana sta mettendo alla prova Davide per sapere se passa la selezione?».
Edmund sembra sempre più perplesso: «Quale selezione?» mi chiede.
Beh, almeno, lui le rivolge a me, le domande, anche se è sempre Chiara a rispondere: «Certo, la selezione dei suoi possibili fidanzati. É sempre stata piuttosto severa, da questo punto di vista. Ad esempio, tu hai mai letto I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas?».
«No».
«Allora sei già fuori!» esclama Chiara, come se la cosa la faccia sbellicare dalle risate.
«Che novità!» risponde Edmund chiaramente con la mente altrove, e aggiunge: «Però sto leggendo Il Conte di Montecristo...». E nel dir così si sporge a chiudere la finestra sopra di me, con un'espressione soprappensiero.
Perché l'ha chiusa? Si sta morendo di caldo.
Chiara sembra pensarla come me: «Ma no! Riaprila, qui dentro è un forno!».
Edmund le risponde, sorpreso: «Lo so che fa caldo, ma, se non stava attenta, Diana per poco non ci picchiava dentro. Di che stavate parlando, comunque? Di un test?».
Chiara, per l'ennesima volta, ci fa sentire la sua bella voce:
«Sì, esatto. Di prove, per l'esattezza. Sono tre, come le prove dei cavalieri medievali per raggiungere la donzella in pericolo nella torre». Io arrossisco sempre di più ogni minuto che passa e ogni lettera che Chiara pronuncia al mio posto.
«Fa caldo qui dentro» esclamo, dopo un po', come scusa alla mia faccia bordeaux. Edmund mi sposta un po' di lato con il braccio, per riaprire la finestra.
Faccio per cambiare discorso: «Beh, e a te come è andata? Qualche esperienza interessante?» dico, in tono ironico.
«Sì, moltissime. Ma ora sono interessato alle prove dei tuoi futuri fidanzati».
«Perché mai ti dovrebbero interessare? Sono solo stupidaggini di una ragazzetta romantica che teme che, se non sta attenta, finisce con uno come te».
«Già, che grande pericolo ti sto facendo correre, non è vero?». Edmund a volte è proprio seccante, con quel suo fare malizioso e ambiguo... Deve essere abituato a parlare con ragazze che pendono dalle sue labbra... ragazze che non fa alcuna fatica a conquistare con frasi come queste. Ma a me fa solo venire la nausea.
Forse accortosi del poco successo della sua trovata, cambia tono: «No, è che voglio mettere in guardia il mio povero amico che è caduto nelle tue grinfie».
Chiara scoppia a ridere delle sue battute, che io incomincio a trovare molto poco divertenti e dice: «Buona questa! Allora, Ed, già che ci sei, digli di star bene attento, perché guai a lui, se non passa anche una sola delle tre prove!».
Io incomincio a preoccuparmi sul serio che Edmund non glielo vada a dire per davvero. Sarebbe anche capace di farlo, per farsi due risate alle mie spalle. So che il mio sguardo in questo preciso istante dice tutto su quanto ho preso a cuore l'argomento "Davide", ma non mi preoccupo che Edmund lo capisca, se è necessario perché non si lasci scappare qualche parola compromettente con il diretto interessato: «Ed, per favore, non dirgli niente di questo... Sono solo stupidaggini». Non voleva essere una preghiera, semmai un avvertimento. Però non mi è riuscito molto bene...
«Non gli dico un accidenti di niente» risponde lui brusco. Poi chiede: «Allora, a che punteggio è?».
«Molto alto!» dice Chiara.
«E a te che te ne frega?» dico io.
«Voglio sapere a che punto arriva la tua malsanità mentale» dice lui. «Non supera di certo la tua insensibilità esagerata» rispondo, seccata della piega umiliante che sta prendendo il discorso. Cos'è questa mania di parlare con gli amici maschi dei propri problemi di cuore? E poi, io non sono affatto amica di Edmund Lloyd, e quindi lui non mi sembra proprio la persona più adatta con cui parlare della questione! Chiara, se dici anche una sola altra parola...!
E difatti: «Allora, l'ha passato o no questo test sensibilità?».
Edmund, divertendosi a mie spese, tiene il gioco a Chiara: «Allora, l'ha passato?»
Si sono coalizzati per farmi desiderare che la terra si apra sotto i miei piedi e mi inghiotta nelle sue viscere bollenti, o cosa?
Offesa, cerco di porre fine al discorso: «Avete finito di prendermi in giro? Io stavo solo scherzando, con questa storia delle prove. É ovvio che non scelgo i miei ragazzi in questo modo, non sono mica fuori di testa!».
Ma Edmund non vuole lasciarmi in pace: «Dici così, solo perché lui non l'ha passato. Glielo dirò, poveretto, a cosa sta andando incontro».
«No! Tu non gli dici proprio niente! E poi, per tua informazione, l'ha passato benissimo, il test sensibilità. Lui sì, che è un ragazzo sensibile e premuroso, non certo come te!».
«Ma sicuro! E chi te lo mette in dubbio, il tuo Mister Perfezione! Non ti arrabbiare tanto, sai!».
«Oh, ma va' al diavolo, Edmund. Sei davvero detestabile!».
«Sì, e tu sei di una noia mortale: sempre a parlare dei tuoi affari di cuore!».
«A me non sembra di averlo tirato fuori io, quest'argomento!».
«E invece ti assicuro che l'hai tirato fuori tu».
«Se anche fosse, non mi sarei messa a parlarne, se non ci fosse stato qualcuno ad ascoltare!».
«Ad ascoltare, eh? E cosa credi che me ne freghi, a me, dei tuoi problemi di cuore?».
«E a me che me ne frega di quello che frega a te?!».
«Se è così, allora possiamo anche smettere di parlarci, che ne dici?».
«Sì, incominciamo da subito» concludo e gli do le spalle per tornamene in classe.
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Dragonfly Blog
Teen Fiction"Non devi preoccuparti di quel che potrei pensare se scoprissi la tua vera identità, perché, se c'è una cosa certa, è che non riuscirai mai a non piacermi, anche se tu lo volessi con tutte le tue forze. Mi piaci già troppo, perché possa cambiar idea...
