Capitolo 11

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Un mese dopo 

Era passata un mese dal viaggio a Verona. Eppure, tutto mi sembrava così diverso. Andreas, la sua voce, i suoi occhi, i suoi gesti... mi tornavano in mente anche quando non volevo. 
E Alessio....Alessio era diventato un affetto, non più un amore. 

Lo capii nel silenzio dei giorni successivi al rientro. Quando mi scriveva e il leggevo i suoi messaggi senza quella fitta allo stomaco. Quando mi diceva "mi manchi" o "ti amo" e io non sapevo cosa rispondergli.
Così decisi di essere onesta, anche se sapevo che l'avrei ferito. Gli diedi appuntamento in una piccola pizzeria del centro, quella dove avevamo riso la prima sera insieme. 
Ironico, vero? Finire tutto nello stesso posto in cui era cominciato tutto. 

Quando arrivò, mi sorrise, ma nei occhi c'era qualcosa di diverso. Come se già lo sapeva. 

«Grazie per essere venuto», dissi, cercando di mantenere la voce ferma.

«Ma che cosa volevi dirmi?»

Inspirai profondamente. «Ecco...forse quello che sto per dirti non ti piacerà, ma devo farlo»

Lui inarcò un sopracciglio. «Mi stai preoccupando, Azzurra»

Le parole mi uscirono come un sussurro. «Voglio chiudere qua la nostra relazione»

Un silenzio cadde tra noi. 
«Perché», chiese alle fine. «Stavamo bene insieme, no?»

«Lo so...ma non ti amo come meriti»

Lui abbassò lo sguardo, poi lo rialzò, gli occhi lucidi ma pieni di rabbia trattenuta. «C'è un altro vero?», fece una pausa. «È mio fratello Andreas, vero? È di lui che sei innamorata? Su dimmi la verità»

Abbassai gli occhi sul tavolo. Non serviva una risposta. Il silenzio bastava.
«Mi dispiace», mormorai

«Lo sapevo cazzo...», disse, dando un pugno sul tavolo. «Va a sempre finire cosi. Lui prende tutto quello che è mio. Tutto. Cosa ha che io non ho, Azzurra?»

«Tu non hai niente in meno a tuo fratello», dissi con voce tremante. «Ma...non si sceglie di chi innamorarsi»

Per un attimo lo vidi esitare. Poi, con un filo di voce. «Spero che lui sappia renderti felice come meriti»

E se ne andò via. 
Nessuna scenata. Solo il rumore lieve dei suoi passi che si allontanavano, lasciandomi sola davanti a un tavolo vuoto. 

Poco dopo, arrivò il cameriere.
«Vuole ordinare, signorina?»

Lo guardai, e un sorriso amaro mi si disegnò sulle labbra. «Vede che sono rimasta sola? Che ordino a fare...me ne vado»

Presi la mia borsa, pagai l'acqua che non avevo nemmeno toccato e uscii.


Quando rientrai a casa, la mia coinquilina era sul divano, avvolta in una coperta. 
«Com'è andata?», mi chiese

«Diciamo....bene», dissi, cercando di non crollare. «Vado a dormire, buonanotte»

«Buonanotte», rispose lei piano, mentre io mi chiudevo in camera mia. 

Mi sdraiai sul letto, fissando il soffitto. 
Era finita. 
Ma dentro di me...qualcosa mi diceva che non era affatto la fine. 


***

Il giorno dopo  mi presentai alle prove in anticipo. Il teatro era quasi vuoto, silenzioso, immerso in quella penombra che precede il caos delle prove. Solo la musica lontana riempiva lo spazio, e nel mazzo della sala, Andreas. 
Si stava allenando da solo, concentrato, i movimenti precisi. Mi fermai a guardarlo per qualche secondo, poi dissi piano: «Ciao»

Si voltò. «Ciao»

Solo allora mi accorsi del labbro gonfio. Feci un passo verso di lui, preoccupata. 
«Ma che hai fatto al labbro?»

Lui scrollò le spalle. «Niente...l'altro giorno, mentre durante l'allenamento con i ragazzi, è partito un calcio»

Lo fissai. 
C'era qualcosa nel suo tono, nello sguardo che evitava il mio. 
«Sicuro?»

Sospirò. «Okay...è stato mio fratello Alessio», disse, poi mi guardò dritto negli occhi. «Che cos'è successo tra di voi?»

Inspirai profondamente. «Niente...l'ho lasciato»

Le sue labbra si piegarono in un sorriso amaro. «Ecco...si spiega tutto adesso. Come mai?»

«Perché sono innamorata di un altro. E non volevo prenderlo in giro»

Per un momento, nessuno dei due parlò. L'aria si riempì di qualcosa  di sospeso, qualcosa che non avevamo il coraggio di nominare.
Lui si passò una mano tra i capelli. «E lui ha pensato a me, mi pare giusto...gli hai detto che siamo soli amici?»

«Certo».
Mentii.
Perché la verità era che non volevo essere solo sua amica.

Proprio in quel momento, la porta si apri.
Entrano Alessio ed Elena

«Siamo al completo, adesso!», esclamò Alessio

«Che cosa succede qua?», chiese Elena, guardandoci con sospetto

«Niente...stavamo aspettando gli altri», risposi subito, cercando di mantenere la calma. 
Lei si avvicinò ad Andreas e lo baciò, proprio davanti a me. Quel bacio mi colpì come uno schiaffo. Distolsi lo sguardo ed uscì dal teatro, cercando aria. 

Fuori, l'aria era fresca. Mi sedetti sui gradini, cercando di calmare il battito del cuore. Dopo qualche minuto, sentii dei passi dietro di me. 

«Dovevi per forza dargli quel pugno?», chiesi, senza voltarmi

«Non ho resistito», rispose Alessio. sedendosi accanto a me. «Lui si prende sempre tutte le ragazze che mi piacciono»

Mi voltai verso di lui. Nei suoi occhi c'era rabbia, ma anche dolore.
«Mi dispiace, non volevo farti soffrire. Ma volevo essere sincera con te»

Lui stava per rispondere, ma una voce ci interruppe.
«Che cosa ci fai qua?», mi chiese
Era Giuliano.

«Sono qui per le prove», risposi

«Le prove? Ma oggi non ci sono. Ho avvisato ieri»

Sgranai gli occhi. «Ah, mi sarà sfuggito. Quindi me ne vado»

Mi alzai di scatto e rientrai nel teatro per prendere la mia borsa. 
«Oggi non ci sono le prove», dissi ad Andreas, che era ancora lì, seduto sul pavimento a controllare la musica.  

«Come no?», chiese confuso

«Neanche tu lo sapevi?»

Scosse la testa. «No»

«Quindi possiamo andare a cena fuori», disse Elena, spuntando alle sue spalle con un sorriso compiaciuto. 

Inspirai piano, cercando di non far trasparire nulla. «Buona cena allora», dissi e me ne andai senza voltarmi. 

Non Ho Mai Saputo Fingere [Andreas Muller]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora