Maddalena
Generalmente, a quell'ora del primo pomeriggio Roma non era poi così indaffarata, per non contare gli impiegati che si erano fatti prolungare il contratto di qualche ora in più e che uscivano dagli uffici con un panino tra le mani o un caffè freddo in un bicchierino di plastica, e che guardavano gli studenti che scendevano dai bus o risalivano le scale della metro con una sorta di tacita invidia e si sentivano subito già vecchi e nostalgici. Erano loro che a volte mi facevano pensare che i nostri anni erano i più belli da vivere e mi facevano sentire in colpa tutte le loro progettazioni al passato, di come avrebbero voluto vivere quei tempi se fossero stati al mio posto, perché forse io stavo perdendo qualcosa di buono che un giorno non avrei più avuto. Bisogna sempre fuggire dallo spettro critico e saggio degli adulti, quando si è giovani. Chissà il primo giovane della storia come doveva essere stato fortunato a non avere nessun guardiano intorno.
Il Lungotevere era la nostra Hollywood, soprattutto durante le sere più luminose di primavera, quando dai ponti si vedeva l'ampia lingua scura e scintillante del fiume lambire i pioppi e i salici.
Come Caufield con Jane, anche io lo vidi arrivare molto tranquillamente, con il passo misurato di un cerbiatto, e rimasi a guardarlo per tutto il tempo che mi veniva incontro. Mi si sedette vicino e io non feci niente. Era sceso alla Greca e fino all'ultimo momento non sapeva se fosse la corriera giusta, perché noi facevamo parte di quella generazione che preferisce le metro, soprattutto se dette alla francese.
<<Che ascolti?>> Alessandro mi prese una cuffietta. <<Angels. Bella. Sai, invece a me il Tevere fa sempre pensare a quella che ha fatto quando si è riunito ai Take That. The Flood. La conosci?>> Scossi la testa. Lui si mise a guardare il fiume, pensieroso. <<E' bella.>>
<<E' triste?>>
<<Forse un po'. Ma ha un bel suono.>>
<<Ti piace Robbie?>>
<<Mi è sempre piaciuto.>>
<<Però che triste il fatto che tutti si concentrino sulla probabilità che sia gay. E anche se lo fosse, che problema c'è? Farà buona musica ugualmente.>>
Alessandro scrollò le spalle. <<Oltretutto è sposato.>>
Aveva il suo zaino di scuola sulle spalle, qualche libro dentro, uno di saggistica di Canfora, e un altro completamente in prosa latina. Si chiamava Satyricon ed era molto vecchio. Mi disse che odiava quando le professoresse imponevano le letture, o imponevano la lettura, che era anche peggio.
<<Se un insegnante è riuscito a fare bene il proprio lavoro, leggere viene da sé>> disse. <<Oltretutto propongono la lettura come un deterrente. Non è così. Io leggo, ma per piacere, non perché non devo fare altro, come uscire la sera e ubriacarmi con gli amici. Io proprio non la capisco, questa smania di far piovere decine di libri dal cielo che dovrai leggere tutti e recensire. E se io volessi leggere un libro di cucina o sul calcio? Questo mi renderebbe uno studente meno degno?>>
Finimmo per parlare dei libri che avevamo letto e aggiunsi qualche titolo inventato, giusto per non sembrare che avessi letto molto meno di lui. Non lo sarebbe mai venuto a sapere. Ne convenimmo che la lettura più formativa è l'esperienza della vita, accanto all'oroscopo quotidiano di Rai Uno.
Le due cerniere del suo zaino si bloccavano attorno ad una lunga riga. Sbucava fuori come il collo di una mazza da baseball.
<<Ti piace geometria?>> gli chiesi. Iniziammo a camminare, lui prese la riga e me la passò tra i capelli, ridendo.
<<No. Non ancora. Non è qualcosa di definitivo però. Se dico che qualcosa non mi piace, vuol dire che non mi piace ora. Geometria non me l'ha fatta piacere proprio nessuno>> disse. <<Qui in Italia i prof urlano sempre. E poi alla gente finisce per non piacere la materia che insegnano, è normale.>>
<<A me piace inglese. Tanto. Ma non per parlare con stranieri che sbiascicano o aprirmi al mondo. E' per capire le canzoni senza leggere il testo.>>
<<Allora lui che sta dicendo?>> Si infilò una cuffietta e mi porse l'altra. Era il 2003 e quelli erano gli Hoobastank su The Reason. Alessandro scorse ancora i titoli, si fermò sui Paramore e sugli Evanescence. Scossi la testa.
<<Non lo so, ora sono agitata.>>
<<Mi dispiace. Se stessimo più insieme, forse...>>
Stavamo attraversando Ponte Fabricio e sotto di noi il Tevere era verde. Arrivammo davanti alla Basilica di San Bartolomeo. Uno dei tre grandi cancelli in ferro tra le arcate era aperto. Lo superammo d'infilata come due randagi con gli zaini. Passava sotto il fresco buono del vento.
Non sapevamo cosa fare, perché qualcuno poteva vederci. Ci prendemmo le mani.
<<Sì, potremmo stare più insieme>> dissi. <<Voglio accompagnarti quando farai le selezioni per entrare nell'esercito.>>
Alessandro ritirò le mani. Strofinò i palmi sulle ginocchia avanti e indietro.
<<Preferirei di no.>>
<<Perché?>>
<<Oh, non mi guardare così, ti prego. Non voglio che tu ci rimanga male.>>
<<Sì, ma dimmi perché.>>
<<Non voglio che tu veda.>>
<<Cosa?>>
<<Credo il modo in cui sarò agitato. Se lo sarò. So poco di come sarò. Però immagino che avrò molta ansia. Mi distrarrei. Avrei voglia di non partire, se poi mi guardassi come a chiedermi di rimanere.>>
<<Partiresti comunque.>> Sorrisi con debolezza. Lui mi rispose con un filo di voce che era vero. <<Non lo farei mai, anche se sai che ti vorrei qui.>>
Si sporse per baciarmi pianissimo la pelle delle guance e poi le labbra. Quando capitava che ci baciavamo, sapevo che diventavo sempre un po' più presuntuosa. Sentivo che oramai la conoscevo quella bocca, ne prevedevo i movimenti, che erano sempre molto delicati, e ne riconoscevo la consistenza, il sapore umido, dove si sarebbe andata a posare quando avessi respirato. Il suo respiro era sempre più veloce del mio, come se trattenesse qualcosa che voleva fuggire. Sentii poi qualcosa dentro il petto, come un gomitolo di elettricità che si stava srotolando e mi risaliva lungo la gola e mi accendeva qualcosa di simile al desiderio, ma non potevo dire nulla, perché sarebbe stato vergognoso per una donna, quindi ci staccammo e riabbassai gli occhi. Mi chiesi se avremmo mai fatto l'amore e se la volessi davvero come cosa.
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I cinque nomi di Roma
General FictionLa storia tratteggia le vite di cinque amici che vivono a Roma, un sottofondo pulsante e onnipresente, che annebbia agli occhi altrui le personalità di Maddalena, adolescente sensitiva dotata di poteri di chiaroveggenza, innamorata del bell'Alessand...
