Quella sera avevano tutti deciso di trasferirsi a casa mia.
Casa mia, avete capito bene.
Quella che era fino a qualche ora prima casa del fantomatico signor Harada, ora era mia, per gentile concessione del gruppo.
Inutile dire che non mi ci vedevo a stare in una villa come quella.
Ero come una talpa, mi piacevano i posti piccoli e nascosti, non enormi e vicino al centro della città.
E poi c'erano loro, che a quanto pare potevano entrare e uscire quando volevano.
Con "gentile concessione" intendevano dire che era anche la loro casa, quindi potevano fare quello che volevano.
Io ci abitavo soltanto.
Ero indifferente alla cosa.
Che facciano quello che vogliono.
Si erano radunati tutti in soggiorno e non volevano essere disturbati. Stavano discutendo di non so cosa, potevo sentirli da camera mia.
Io intanto stavo sistemando i vestiti nell'armadio. Ne avevo talmente pochi che era rimasto per metà vuoto.
Fuori diluviava.
Un po' come nel mio cuore, ma invece che dalla pioggia sembrava che fosse colpito da dardi.
Tirai fuori tutto quello che avevo dal borsone e quando arrivai alla foto di me e Nicky, la ragazza che avevano protetto per due anni, mi vennero le lacrime agli occhi.
Ancora non mi ero abituata a vivere in un'altro stato.
La misi sulla scrivania e cercai di rallegrarmi. A rispondermi ci fu il mio stomaco che implorava cibo.
Non avevo mangiato per tutto il giorno.
Mi arrivò un profumo invitante.
Misi la testa fuori dalla porta e inspirai.
Lo stomaco borbottò di nuovo e decisi di uscire.
Quando arrivai davanti al soggiorno, mi fermai un attimo e li vidi seduti per terra a guardare una lavagna di metallo, mentre Namjoon stava spiegando non so cosa.
Hoseok mi vide e mi sorrise.
Ricambiai, salutandolo con la mano.
In cucina c'era Jin che stava accovacciato davanti al forno.
-Che buon profumo- commentai avvicinandomi.
-Oh, verrà benissimo, lo sento- fece, assorto.
Mi accovacciai accanto a lui e quando mi vide, sorrise.
-Come sta il braccio?- chiese.
Lo tastai. Grazie al cielo gli antidolorifici facevano ancora effetto.
-Bene. Cosa cucini?-.
Guardai nel forno, ma vidi solo una teglia coperta da carta di alluminio.
-Aragosta. È un giorno speciale e ho pensato di fare qualcosa di speciale-.
-Ma non basterà mai per quei sei. Sarò sincera: mi danno l'impressione di persone che mangiano tanto-.
-Mangiano troppo , infatti ho preparato altre tre aragoste. Una in due- disse e mi indicò il tavolo.
Guardai: c'erano altre tre teglie sopra.
In quel momento il mio stomaco brontolò di nuovo.
-Hai fame?-.
Sorrisi: -Un po', sì-.
Si alzò e mi allungò la mano. Mi fece sedere a tavola e andò a prendere un piatto e delle posate, prese una pentola dal fuoco e mise un po' del contenuto nel piatto.
-Cos'è?- chiesi.
Aveva una aspetto invitante, sembrava una zuppa.
-Tu provala, poi dimmi. Vado a portare agli altri da mangiare-.
E uscì dalla cucina con le teglie, una sopra l'altra, nelle mani.
Sentii che nell'altra stanza stavano tutti esultando. Io intanto provai la mia zuppa, che non sapevo con cosa era fatta, ma era buonissima. La finii tutta.
Mi alzai e ne misi ancora un po'.
-Vedo che ti piace- disse, fermo sulla soglia.
Annuii.
Intanto prese i piatti dal ripiano.
-Li porto io, se vuoi- proposi. -Tu hai già fatto abbastanza. Siediti e mangia-.
Feci come detto, andai in soggiorno e misi i piatti sul tavolino da caffè, poi ne presi uno alla volta e li diedi a tutti.
-E Jin?- fece Jungkook. -Non doveva portarci lui i piatti? E le posate?-.
-Jin sta mangiando- risposi.
Il ragazzo cercò di parlare, ma lo bloccai.
-Sta mangiando. E poi ha già fatto abbastanza-.
Provò di nuovo.
-No, zitto- feci seccata e tornai in cucina. -Arrangiatevi-.
Non appena mi sistemai a tavola, mi venne da ridere. Non mi dispiaceva l'idea di aver chiuso la bocca a Jungkook. Non lo avevo detto con cattiveria, ma mi era piaciuto.
Guardai Jin che mangiava la sua aragosta in santa pace.
Era troppo carino.
Come tutti gli altri, sembra una caratteristica comune.
-Una in due-.
-Cosa?- chiesi distratta.
-Una in due. Una aragosta, per due persone. Vuoi mangiare con me?-.
Ok, non me lo aspettavo.
-Ehm, si-.
Presi la sedia e la avvicinai alla sua.
Lo conoscevo da qualche ora e già mi stupivo.
Non so come farò a lavorare con loro.
Allungai la mano e presi una chela. Non volevo mangiare la coda, ero già piena, volevo lasciare la parte più buona a lui.
Lo guardai: mentre masticava sembrava un criceto. Mi venne da ridere e lui mi chiese perché.
-Nulla, lascia stare...- cercai di dire e invece mi misi a ridere.
Jin smise di magiare e si pulì la bocca.
Mi guardava sorridendo, ma sotto sotto non capiva.
-Piuttosto, posso chiederti qualcosa?- chiesi.
-Dimmi pure-.
-Spiegami un po' come funzionano le cose. Insomma, non è che siano stati molto chiari-.
Mi girai a guardarli: da quella posizione potevo vederli seduti a terra mentre mangiavano con i piatti sulle gambe. Sei persone che non conoscevo quasi per nulla erano sedute assieme nella stessa casa in cui ero anche io, mentre l'altra stava mangiando con me. Mi faceva strano, tanto strano: non ero abituata ad essere circondata da così tante persone.
Jin si unì a me.
-Non siamo bravi a presentarci- cominciò a dire. -Se non ti abbiamo detto tutto, è anche perché non lo abbiamo mai dovuto fare-.
-Non siete stati voi a scegliere di entrare nella squadra?-.
-No, ci hanno scelti loro-.
-Siete stati obbligati?-.
-Non direi obbligati, ci hanno scelto in base alle nostre capacità-.
Lo guardai: -Qual è la tua?-.
Mi indicò i ragazzi con la mano: -Osservare-.
-È per questo che non sei con loro? Mi sembra che stiano pianificando qualcosa, non hanno bisogno di te?-.
-Alcune volte preferisco restare in disparte e guardarli. Al giorno d'oggi tutti parlano, ma nessuno ascolta. Tutti guardano, ma nessuno vede. Per esempio: hai notato che quando Hoseok è nervoso le sue orecchie diventano rosse?-.
Lo guardai: ero abbastanza vicina da poter vedere le sue orecchie che si stavano colorando di rosso. Mangiava, ma stava guardano un punto imprecisato nel vuoto.
-È nervoso?- chiesi. -Come mai?-.
-Domani dobbiamo andare via per uno dei nostri incarichi e non sappiamo quando torneremo-.
Mi girai verso di lui: aveva la mia stessa espressione preoccupata di quando dovevo partire. Non sai quasi mai dove puoi finire, l'unica cosa che puoi fare è essere preoccupato o farti di droghe e altro ancora per non pensarci.
Mi rattristai anche io.
Sapevo cosa stava provando.
-Guarda il lato positivo: siete in sette, non siete da soli- dissi, cercando di rasserenarlo.
Lui sorrise amaramente.
-Quando ho detto dobbiamo andare, intendevo io, Hoseok e Yoongi, gli altri resteranno qui. A quanto pare non hanno bisogno di tutti- disse e si alzò, posando il piatto sul ripiano e poggiandocisi.
Fece un respiro profondo.
Mi alzai.
-Stai bene?- chiesi, mettendogli una mano sulla spalla.
Si girò e mi sorrise.
Aveva gli occhi lucidi.
-Non ti sei ancora abituato, vero? Sai è normale essere preoccupati, io sono la prima che vorrebbe mettersi a piangere- dissi, strappandogli un sorriso.
Mi abbracciò.
-Grazie- mi sussurrò all'orecchio.
Risi: -Dovrei farmi pagare per tutte le volte che me lo hanno detto. Diventerei ricca-.
Gli strappai un altro sorriso.
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Eighth/BTS ✔
Fanfiction"Tutti temiamo qualcosa del passato. Le mie paure hanno la forma di un ragazzo con la testa coperta da un cappuccio. Lui è il filo oscuro che lega la mia anima ad altre sette" Jo è una guardia del corpo. Dopo aver perso il suo incarico per lei s...
