Rimasi nel silenzio più assoluto.
Sembrava che fossero spariti tutti. Non appena avevano chiuso la porta nessuno aveva più fiatato.
Ero in un commissariato, non era normale non sentire nessun rumore. Doveva esserci da qualche parte qualcuno che non accettava il fatto di esser stato messo dietro le sbarre, qualcuno che faceva rumore per infastidire le guardie o per qualche altro motivo...
Non aveva senso mettermi in prigione. Non avevo fatto nulla, anzi pensavo di aver fatto il giusto, fino a quando non mi avevano provato il contrario imprigionandomi.
Quella maledetta persona l'avevo vista davvero. Le pillole mi rendono impulsiva e tutto il resto, ma non mi hanno mai fatto avere allucinazioni.
Un conto sarebbe stato se avesse riguardato solo la vista, ma io avevo anche sentito qualcuno scassinare la porta.
Non ha senso.
E poi il fatto che Taehyung avesse quell'auricolare non mi convinceva per nulla. Non hai un auricolare se non devi comunicare qualcosa a qualcuno, come aveva fatto lui quando mi stavano portando via.
Con chi diavolo hai parlato?
Mi veniva in mente solo una cosa: era stato messo apposta in quella casa, quel giorno. Questo spiegherebbe anche il suo strano comportamento, che non gli si addiceva per nulla. Puoi essere bravo a recitare quanto vuoi, ma non puoi interpretare bene una parte che non ti si addice. Ma allora perché l'ha interpretata, nonostante sapesse che non sarebbe riuscito?
In quel momento i miei pensieri furono interrotti da un rumore. Va bene, non era un rumore, era più il suono che producono due mattoni quando provocano attrito fra di loro.
Proveniva dalla mia sinistra.
Mi avvicinai al muro: qualcuno cercava di spostare uno dei mattoni, potevo vedere la polvere scendere.
Restai a guardare e vidi che lentamente il mattone si spostava verso di me: qualcuno da dietro lo stava spingendo.
Alla fine cadde a terra e si ruppe.
Alzai lo sguardo e vidi un volto nel buco lasciato dal mattone. Era il volto di un ragazzo giovane, con gli occhi scuri e i capelli castani.
Lo fissai senza dire nulla e lui mi guardò con le sopracciglia alzate.
-Allora? Non fai nulla?- chiese.
Aprii la bocca, ma sembrava che non potessi parlare.
Cosa?
-Scusa... cosa?- chiesi.
Ma una persona normale mi può capitare?
-Non stare impalata a non fare nulla, non vuoi uscire da qui?-.
-No- risposi.
Ma questo è matto?
-Allora renditi utile e aiuta me-.
-Scusa, ma come vorresti uscire?- chiesi.
-Avrei bisogno che tu prenda la chiave...- ripose.
Lo guardai sbalordita.
-Tu non mi conosci, io non ti conosco, come pretendi che ti aiuti?-.
-Ho sentito prima il tipo che diceva che il lavoro sarebbe stato l'ultimo dei tuoi problemi... quando fa così significa che domani mattina sarai libera-.
-E dimmi: quante volte ci sei finito qua dentro?- chiesi.
Se mi ha detto così significa che conosce i loro comportamenti e che è stato qui molte volte.
-Un paio- rispose lui. -Allora, mi aiuti?- .
Cinque minuti dopo mi stavo allungando il più possibile per rubare le chiavi al poliziotto che si era addormentato vicino alla mia cella.
Ma come diavolo ci sono arrivata in questa situazione?
Ero molto vicina, le mie dita le sfioravano, ma non abbastanza da poter prenderle.
Dai Jo inventati qualcosa...
Intanto vedevo una parte del viso del ragazzo che spuntava dalle sbarre.
Mi guardava impaziente.
-Ci stai riuscendo?- chiese.
Sbuffai.
-Non credi che ti avrei già aperto?- riposi, scocciata.
Se avessi le dita più lunghe di qualche centimetro...
In quel momento mi ricordai della molletta fra i capelli: la presi. Era della lunghezza giusta. La aprii e le impressi una forma a gancio. Mi allungai per la seconda volta e la infilai nell'occhiello delle chiavi, le alzai e quando quando uscirono dal gancio della cintura del poliziotto, le presi.
Aprii la porta e andai dal ragazzo.
Gli aprii.
-Sei libero, vai- dissi.
Non si mosse.
-Vieni con me- propose.
-Nemmeno per idea. Ho già fatto la mia parte, ma se tu vuoi avere altri problemi, prego, fai come vuoi-.
Ma in realtà vorrei uscire...
-Non me la racconti giusta: sì che vuoi venire- disse. -Non mentirmi, sono bravo a capire quando le persone mi mentono-.
***
-Come se la sta cavando?- chiese Hoseok.
-Direi piuttosto male- gli rispose serio il finto psicologo (Namjoon). -Mi aspettavo qualcosa di diverso in lei, invece sembra come tutti gli altri-.
-Ma già per quello che ha fatto è diversa. Dimmi: qualcuna è mai stata indifferente di fronte alla tenerezza di Jimin?-.
-No-.
-Qualcuna hai mai sfidato Jungkook ad un incontro, per di più senza cadere ai suoi piedi?-.
Il finto psicologo lo guardò come a dire "ma stai scherzando?".
Sospirò. -No-.
-E qualcuna ti ha mai mentito in quel modo?-.
-È stata pessima- gli fece notare.
-Ma lo ha fatto lo stesso. Per non parlare di come si è rivoltata contro Taehyung quando ha scoperto che sapeva delle pillole-.
Il finto psicologo guardò il suo riflesso nel vetro e poi si concentrò sul panorama dello skyline di Tokyo.
Hoseok gli mise una mano sulla spalla.
-Con lei non puoi fidarti di quello che vedi, le cose importanti sono nascoste in profondità. Nemmeno tu sei riuscito a vederle, non è vero?-.
Il compagno sorrise e negò con la testa.
-Come fai?- chiese. -Perché mi dici questo?-.
-Perché sono l'unico che ha ancora una cosa, una cosa che voi non avete- disse e alzò l'indice. -La speranza-.
***
Era chiaro. Il mio buon senso era definitivamente andato a quel paese.
Dopo essere usciti dal commissariato ci eravamo diretti verso un locale.
Sì, lo stavo seguendo.
Stai seguendo uno sconosciuto... la tua decenza è definitivamente morta.... ma che cazzo me ne frega di avere un buon comportamento, per anni non ho fatto altro che fare la cosa giusta... qui nessuno può dirmi nulla... nessuno.
In sintesi il mio piano era di divertirmi tutta la notte e di tornare al commissariato prima dell'alba.
Piano semplice: avrebbe dovuto funzionare.
Fatto sta che entrai con il tipo nel locale.
-Vuoi qualcosa?- mi chiese.
Carino... crede che mi fidi di lui.
Negai con la testa.
-Non ti fidi, vero?- aggiunse.
Ma come diamine fa?
-Va bene, non importa- disse e ordinò.
Restammo a parlare per un paio di ore del più e del meno. Chiaramente gli mentii quasi su tutto, non gli avevo detto una sola cosa vera. Sfortunatamente lui capiva quando lo facevo.
-E tu cosa saresti?- chiesi ad un certo punto. -Che mestiere fai?-.
Lui sorrise.
-Sono una guardia del corpo- ripose.
Una cosa?
Stavo per sputare l'arachide che avevo in bocca.
-Sei sorpresa?- chiese.
-Beh, sai, una guardia del corpo non dovrebbe stare in commissariato- gli feci notare.
Perché, tu allora cosa ci facevi là dentro? Anche tu sei una guardia del corpo.
-Guardia del corpo di giorno, rapper di notte... non sai mai che tipo di traffici si verificano mentre ti esibisci-.
Un rapper, questo? Ha una faccia troppo... nah, non è un rapper.
-Non credermi se non vuoi- disse.
Per l'ennesima volta ero stupita.
-Allora era per quello che sei finito dietro le sbarre?- chiesi.
-Ormai ci ho fatto l'abitudine- ammise, finendo il suo drink.
È troppo calmo, mi fa paura.
-Quindi vuoi tornare al commissariato?- chiese. -Allora ti conviene andare-. Guardò l'orologio: -Di solito il poliziotto si sveglia verso le cinque-.
-Non vieni?-.
Ma che domande fai? Certo che non viene.
In riposta mi sorrise.
La mattina dopo mi svegliai quando i raggi del sole cominciarono a colpirmi il viso.
Mi guardai intorno: mi ero addormentata poggiata al muro della cella, mentre ora ero distesa per terra.
Accanto al viso qualcuno aveva messo un foglio piegato in due.
Lo presi.
-Mi rivedrai presto-.
Doveva per forza essere lui, ma quando l'aveva messo? Non era tornato con me, era rimasto al locale.
Quando alzai lo sguardo, vidi davanti a me Hoseok. Mi guardava sorridendo.
Non era solo felice, sembrava che non credesse ai suoi occhi.
Mi accorsi che in realtà guardava il muro dietro di me.
Mi girai e solo in quel momento vidi quelle parole scritte sul muro.
L'ho scritto io?
Le rilessi.
"Give me a chance"
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Eighth/BTS ✔
Fanfiction"Tutti temiamo qualcosa del passato. Le mie paure hanno la forma di un ragazzo con la testa coperta da un cappuccio. Lui è il filo oscuro che lega la mia anima ad altre sette" Jo è una guardia del corpo. Dopo aver perso il suo incarico per lei s...
