Quattro ragazzi vanno a trascorrere le vacanze in Grecia dopo essersi finalmente liberati degli esami. Si stabiliscono a casa del nonno di Katja, dove incontrano il poco simpatico e per niente socievole cugino della ragazza, anche lui in vacanza al...
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I ragazzi passarono cinque giorni alla capanna che, ormai, venne soprannominata casa. Le giornate si facevano sempre più calde e apparvero insetti di ogni genere.
"Maledizione!" grugnì Jan dandosi uno schiaffo sul braccio nel tentativo di schiacciare una zanzara. "Anche dentro la Terra ci sono queste bestiacce? Maledetto chi mise al mondo le zanzare. E chi si inventò il caldo." "Almeno voi ragazzi potete togliervi la maglia. Noi non possiamo." Katja stava stravaccata sul divano e sudava come una fontana. Dopo averla ripulita a fondo, la loro nuova casa - anche se un po' vuota - era diventata bella comoda. Beh, più comoda che bella. C'era ancora il rischio che il soffitto si sbriciolasse o che il pavimento sprofondasse nella cantina, ma per adesso andava bene - meglio che dormire sotto qualche albero alla mercé di piccole e insopportabili bestiacce succhiasangue.
La porta dell'entrata si aprì di scatto e sull'uscio stava Jarelyne, felice e pimpante. "Buongiorno!" annunciò. Era tutta rossa e sudata in viso per colpa del caldo, ma continuava a indossare quella sua gonna lunga fino a terra. "Durante il tragitto ho approfittato della natura e vi ho raccolto della frutta. E anche qualcosina in più." Posò sul traballante tavolo della cucina il suo cesto di vimini pieno zeppo di more. Una volta, circa quattro giorni prima, Jasmina si era seduta su una delle sedie attorno al tavolo e a questa si era spaccata una gamba facendola cadere a terra come un sacco di patate. "Wow, Jara!" esclamò Niko. "Sei la migliore!" Si fiondò sul cesto e si infilò tre frutti contemporaneamente in bocca sorridendo in piena goduria.
Lei sorrise nel suo modo gentile. "Quindi, primichi, (amici) avete qualcosa in programma per la giornata di oggi?" "Se comporta la caccia alle bestiacce succhiasangue, allora sì, abbiamo un programma." Jan scacciò un'altra zanzara dalla faccia. Jarelyne lo guardò di traverso. "Vuoi dare la caccia ai Vampiri?" "Cos... No! Alle zanzare!" si corresse Jan. "Che? Ci stanno anche i vampiri, qui?" Lei annuì. "Certamente. Non sull'Isola Hoster, ma sì, ci sono." "Di bene in meglio." sospirò esasperato.
Axel uscì dalla camera da letto - che era una semplice stanza con cinque sacchi a pelo e delle tende per metà strappate - e posò uno dei libri di Jarelyne sul tavolo. "Ciao, Jarelyne." "Salve, Axel. Come va con lo studio?" chiese. "Beh, non bene. Riesco a leggere alcune parole, ma non ne capisco il significato." "La aiut- voglio dire, ti aiuterò io. Una volta capite le regole della grammatica, le parole sono facili da imparare."
"E se semplicemente smettessi di scervellarti su una lingua antica che non parla quasi nessuno a parte un paio di poveri contadini? A che ti servirà se ci basta parlare con la principessa?" disse Jan che ne aveva già abbastanza. "Sai, Jan, una particolare parola che ti descrive l'ho imparata in questi giorni." ribadì Axel. "Ah, davvero? E qual è?" "Mindiyo." Jan lo osservò a lungo prima di chiedere: "E cosa significa?" "Idiota." rispose secco il ragazzo.
"Chissà quando apparirà il segnale del prossimo frammento..." mormorò Niko sedendosi su una sedia e appoggiando la guancia destra sul tavolo della cucina. Katja rispose: "È da tre giorni che ripeti la stessa domanda. Quando il tempo arriver..."