Quattro ragazzi vanno a trascorrere le vacanze in Grecia dopo essersi finalmente liberati degli esami. Si stabiliscono a casa del nonno di Katja, dove incontrano il poco simpatico e per niente socievole cugino della ragazza, anche lui in vacanza al...
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"Beh? Che c'è? Il gatto ti ha mangiato la lingua?"
Il centauro guardava Jan direttamente negli occhi. Era alto due metri e trenta circa e aveva i capelli biondo-castani tagliati quasi a spazzola. Il manto del suo corpo equino era dello stesso colore, la sua pelle umana invece era leggermente olivastra. I suoi occhi, blu scuro, guardavano con ostilità il ragazzo. Anche indossando una maglietta, si poteva vedere il fisico ben sviluppato e massiccio dell'essere, che veniva soffocato dall'indumento.
Jan, con la bocca spalancata e con il sedere a terra, iniziò a tremare di paura. Gocce di sudore iniziarono a scendergli dalla fronte e luccicavano come perle appena colpite da un raggio di sole.
"Ehi!" disse poi il centauro, trasformando la voce scocciata in una più preoccupata. Agitò leggermente la coda facendo guizzare lo sguardo di Jan su essa. "Va tutto bene? Stai tremando!"
Poi Jan la vide. Da un fodero, fissato sulla cintura dell'uomo-cavallo, spuntava il manico di una spada, che splendeva dorato sotto i raggi del sole che si facevano strada tra i grossi rami degli alberi. Jan rimase quasi accecato.
"Ehi, ragazzino humano, tutto okay?" L'uomo-cavallo si piegò verso Jan.
Jan, preso dal panico, iniziò ad urlare a squarciagola. Le persone si voltarono a guardarlo, il centauro si irrigidì. "Aaah, un mostro!" Katja e gli amici, sentendo le urla di Jan, si voltarono di scatto preoccupati e trovarono davanti al ragazzo il centauro in tutta la sua possente - ed equina - stazza.
Urlarono tutti, presi dal panico, tranne Niko. Lui lo guardava con gli occhi spalancati. Non si mosse finché Jasmina e Axel lo presero ognuno per un braccio e lo strascinarono via. Si misero a correre tra la folla, spintonando le persone. Jan si voltò indietro, per assicurarsi di non essersi sognato tutto e, soprattutto, di non venire inseguito.
Il centauro, alzandosi lentamente, si grattò dietro il collo. "Ho sempre detto che gli humani sono strani..." Poi si guardò intorno e, vedendo che l'attenzione era concentrata tutta su di lui, sorrise incerto.
"Ragazzi... A-avete visto quel coso?" ansimò in preda al panico Katja, spingendo una persona. "Che cavolo... il... il suo corpo era attaccato a quello del cavallo!" Jasmina evitò due persone. "Era... era un vero centauro, quello!" urlò Niko. "Un centauro!... Figo!" "Non è figo!" gridarono tutti all'unisono,
Corsero ancora un po' fino ad arrivare nel punto dove erano spuntati fuori dal bosco accompagnati da Jarelyne, poi si fermarono, ormai senza fiato. Si nascosero dietro un albero e si sedettero a riprendere fiato.
"Dove cavolo... haaah... siamo finiti?" ansimò Jasmina, cercando di riprendere fiato. "Quello... era un vero centauro... non ci posso credere..." bisbigliava Niko in trance. "Un vero centauro!" "Voglio tornare a casa!" A Katja veniva da piangere, gli occhi iniziarono a riempirsi di lacrime. "Voglio vedere il nonno!"
"Axel, che facciamo?" Jasmina guardò Axel. In situazioni difficili lui c'era sempre e aveva ogni volta un modo per svignarsela dai guai. Come quella volta, due anni fa, quando un ragazzo della terza aveva calciato un pallone in una finestra addossando poi tutta la colpa a Niko - che in quel momento non era nemmeno presente sulla scena del delitto. Axel provò che si trovavano nella sala computer a guadare un certo YouTuber che faceva acrobazie con la bici. Finirono comunque nei guai per aver usato un computer nell'orario scolastico, ma almeno il biondo non fu incolpato di aver calciato un pallone in una finestra. "... Per cominciare calmiamoci un po', ragazzi, e riordiniamo le idee." disse piano Axel. Lo guardarono tutti. Anche se cercava di non darlo a vedere era bello che spaventato anche lui. "Come puoi essere così calmo, Quattrocchi?" chiese Jan. "Ti rendi conto in che situazione siamo?" "Per questo ho detto di riordinare le idee, Jan. Il cervello deve calmarsi quando è sotto pressione. Allora," continuò, "quel che abbiamo visto era un centauro, giusto Niko?" "Sì, lo era." annuì il ragazzo. "Ok. Quindi da qui possiamo dedurre che..." Axel si fermò. "... possiamo dedurre che?" ripeté speranzosa Jasmina. "... Non lo so." Axel chiuse gli occhi e affondò la testa nelle mani. "Non ne ho idea. Non so spiegarvi cosa sta succedendo. Questo va oltre ogni logica. Non possono esistere i centauri, erano solo un vecchio mito degli antichi Greci. E io non so che fare per farci uscire da questa situazione."
"Sta' tranquillo, Axel." disse Niko prendendolo per la spalla. "Non c'è bisogno che ti sforzi. Non dipendiamo da te, dopottutto. Tranquillo."
Jasmina si alzò. "Ragazzi, penso... penso ci stiamo facendo prendere dal panico. È impossibile che quello sia un vero... centauro. Sarà una cosa... una cosa tipo quei draghi cinesi. Sapete, quelli che vengono usati per i loro balli tradizionali. Ecco." Era ancora tutta sconvolta, però c'era sicurezza nella sua voce. Probabilmente Jan aveva visto male e si era fatto prendere dal panico inutilmente insieme a tutti loro. Questa sua sicurezza influenzò anche Katja, che disse: "Sì, sì, hai ragione... Sarà stato solo un costume. Centauro... pft!" Con la mano scacciò i brutti pensieri e sorrise. "Eravamo così presi dal panico che non ce ne eravamo accorti!" Ma Jan ne dubitava fortemente. Lui lo aveva visto da vicino. Lui ci aveva sbattuto contro! Quello era davvero un centauro.
"Ma adesso che facciamo?" domandò Niko.
Gli rispose Jasmina: "Io penso che dovremmo cercare aiuto." "Lo penso anch'io." Axel alzò la mano in segno di approvazione. "E a chi chiediamo?" chiese Jan. "Non conosciamo nessuno, qui. Se solo potessi chiamare la polizia... O il nonno..."
"No, una persona che ci conosce c'è." disse entusiasta Niko. "Jara!"