STORIA NON DI DOMINIO PUBBLICO, COME INVECE WATTPAD HA SCRITTO!
RIPETO, LA STORIA È SOLO MIA, NON DI DOMINIO PUBBLICO.
OVVIAMENTE POTETE LEGGERLA TUTTI, MA I DIRITTI SULLA STORIA SONO MIEI
ƤRIMO LIƁRO ƊƐLLA SAƓA ƬHƐ ƤRIƝƇƐSS. ||COMPLETO||
Tanto te...
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Quando il nero torna a essere uno spettro completo di colori, posso notare che quello che mi impediva la visuale era la cascata di ricci scuri della donna che mi ha cresciuta. E che ora si ritrova riversa a terra, sotto di lei, una pozza rossa si sta allargando. Gwen!
Mi accascio su di lei, non sono pronta a lasciarla andare. Sento mia mamma piangere sul corpo di mio padre, ma sento le parole che sta rivolgendo a sua moglie e so che Adam cercherà di aiutarlo. Gwen invece è qui da sola ed è qui solo per me: mi sento responsabile e il suo respiro corto mi fa presagire il peggio. -Chiamate delle ambulanze!- Inizio a gridare mentre cerco il punto colpito per fermare l'emorragia. Non avrei mai pensato che potesse servirmi veramente quel corso di primo soccorso. O almeno, ho sempre sperato che non mi servisse nella vita.
-Charl...- la flebile voce di Gwen mi impedisce di continuare a urlare per stare a sentirla, senza mai smettere di tamponare la ferita. -Andrà tutto bene, non sprecare il fiato. Sei una donna forte. Te la caverai...- Inizio a parlare a vanvera, cercando di calmare lei, ma in primo luogo me. Dicono che il primo passo per salvare vite sia calmare la vittima. -Char, mia dolce Charlotte...- la tosse spezza le sue parole e vedo del sangue uscirle dalle labbra. -Ti prego, non dire niente. Non sforzarti. Tra poco arriveranno i medici e ti salveranno.- Continuo a parlarle sopra perché ho paura che voglia salutarmi per sempre e io non voglio che succeda. -Char...-
-Ora ti finisco! Principessa dei miei cog...- La voce di Miguel non mi sfiora minimamente, troppo concentrata a soccorrere la prima persona che mi ha fatto da madre e l'interruzione della sua frase mi fa presagire che qualcosa di buono può essere in corso. -Charlotte, ti prego.- Gwen tossisce -Ascoltami.- Annuisco in maniera meccanica e frettolosa: ascolterò quando si sarà ripresa, prima non voglio sentire nessun addio. -Ti volevo bene. Te ne ho sempre voluto. Non ho mai voluto soldi per accudirti.- Queste parole, che confessano il suo affetto per me in diretta nazionale, mi fanno inumidire gli occhi. Non volevo sentire addii.
-Lasci Principessa, ora ci pensiamo noi.- Delle mani racchiuse in guanti azzurri spostano le mie sporche di sangue e un altro paio di persone in camice bianco prendono il corpo della riccia. Ancora accasciata a terra, vengo raggiunta da mia mamma che si abbassa al mio livello per abbracciarmi e piangere sulla mia spalla. Eppure, io ho finito le lacrime.
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