Capitolo 6

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Oggi sarebbe stato il mio primo giorno di scuola. Mi svegliai presto, il cuore che batteva forte per l'emozione. Scesi dal letto, presi un paio di jeans, una maglietta bianca con la scritta "Dreamer", l'intimo e mi fiondai in bagno per una rapida doccia. L'acqua calda mi aiutò a schiarirmi le idee, e dopo essermi asciugata i capelli, mi vestii velocemente.

Scesi in cucina per fare colazione, in tutta fretta, cercando di raccogliere la mia energia per affrontare una giornata che sarebbe stata sicuramente diversa da tutte le altre. Finita la colazione, corsi a lavarmi i denti, presi lo zaino, le chiavi e il cellulare, e uscii di casa con il cuore in gola.

Quando arrivai a scuola, la campanella suonò e il corridoio cominciò a riempirsi di studenti. Mi avvicinai a una ragazza e le chiesi dove si trovasse l'ufficio della preside. Una volta ottenute le indicazioni, mi diressi lì, sperando di non sembrare troppo smarrita.

Bussai alla porta e entrai.

«Buongiorno, tu dovresti essere la nuova arrivata, giusto?» disse la preside, sorridendo calorosamente.

«Ehm... sì, sono Madison Rose» risposi, cercando di mantenere la calma.

«Okay, frequentavi il quarto anno giusto?» continuò lei.

«Esatto, nell'high school di...» stavo per dire "New York", ma lei mi interruppe.

«Di New York?» chiese, alzando un sopracciglio.

Annuii, sorridendo nervosamente.

«Perfetto, allora non c'è problema. Ti serve un accompagnatore per vedere la scuola?» mi chiese la preside.

«Non serve, davvero, posso farcela da sola...» stavo per dire, ma non finii la frase che la porta si aprì improvvisamente.

Ed entrò lui.

Cameron.

«Buongiorno, signora preside, come posso aiutarla?» chiese, fingendo cordialità, ma senza nemmeno accorgersi della mia presenza.

La preside, con un sorriso che non lasciava spazio a obiezioni, rispose: «Dovrai accompagnare la signorina Rose a visitare la scuola.»
Cameron mi guardò, e il suo sorriso svanì immediatamente. Lo sguardo che mi lanciò era pieno di indifferenza, come se avesse appena incontrato qualcuno che non sopportava. Il suo tono, quando parlò, non lasciava spazio a fraintendimenti: «Perché io? Io non ti voglio accompagnare. Ti odio, Madison. Odio tutto di te.»

Con quelle parole, senza nemmeno aspettare una risposta, se ne andò, lasciandomi senza fiato e con una sensazione di frustrazione che cresceva in me.
Questo ragazzo non cambierà mai pensai, mentre lo guardavo allontanarsi.

La giornata scolastica passò in un batter d'occhio, tra lezioni che sembravano infinite e facce nuove che cercavo di memorizzare. Nonostante il mio tentativo di concentrarmi, il pensiero di Cameron e delle sue parole non riuscivo a togliermelo dalla testa. Cosa gli era saltato in mente? Non mi aveva mai fatto nulla di brutto, eppure mi trattava come se fossi una specie di intrusa.

Alla fine della giornata, stanca ma decisa a non farmi abbattere, uscii dalla scuola. Avevo bisogno di un po' di aria fresca per schiarirmi le idee. Ma proprio quando mi stavo avvicinando alla porta di casa, notai una figura che mi fece gelare il sangue nelle vene.

Era Cameron.

Lui era lì, in piedi davanti alla porta, con le mani in tasca e un'espressione indecifrabile sul volto. Sembrava quasi che mi stesse aspettando. La sua presenza mi fece sentire un misto di rabbia e confusione. Che cosa voleva?

«Madison» disse, rompendo il silenzio. «Ascolta, non volevo dire quelle cose. Non so nemmeno perché l'ho fatto... Ho solo un sacco di cose per la testa.» La sua voce era più calma, ma c'era qualcosa nel suo sguardo che non riuscivo a decifrare.

Per un attimo, rimasi senza parole, poi risposi, cercando di mantenere la calma: «Non capisco cosa stia succedendo con te, Cameron. Perché comportarti in quel modo?»

Lui alzò gli occhi verso di me, come se stesse cercando di trovare una risposta giusta, ma sembrava che fosse combattuto con se stesso. «Non lo so nemmeno io, Madison. A volte faccio delle cose senza pensarci. Non ti conosco neppure, lo so. Ma... mi dispiace.»

E lì, per un momento, il suo atteggiamento cambiò. Sembrava un ragazzo diverso, più vulnerabile. Ma poi, come sempre, il suo volto tornò a indurirsi. «Ci vediamo, Rose.» disse, voltandosi di scatto e andandosene.

Non sapevo cosa pensare. Cameron aveva appena ammesso che mi aveva trattato male senza motivo, ma sembrava che volesse farsi perdonare. Tuttavia, il suo comportamento instabile mi faceva sentire come se stesse giocando con i miei sentimenti. Chi era davvero questo ragazzo?

Sospirai, poi entrai in casa, chiudendo la porta dietro di me. La mia vita a San Diego era appena iniziata, e già sentivo che non sarebbe stata affatto facile.

||SPAZIO AUTRICE||

Buonasera a tutti, ecco il 6 capitolo della storia.
Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate.😘
Al prossimo aggiornamento!

~𝙼𝚒 𝚑𝚊𝚒 𝚛𝚞𝚋𝚊𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎~ 𝙲𝚊𝚖𝚎𝚛𝚘𝚗 𝙳𝚊𝚕𝚕𝚊𝚜Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora