Capitolo 3

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«Scusa? Perché? Stiamo così bene a New York... perché dobbiamo andarcene?» chiesi a mamma, ormai con le lacrime agli occhi.

Lei abbassò lo sguardo, come se non volesse davvero dirmelo. Ma alla fine parlò, con voce calma e triste: «Il capo di tuo padre si è trasferito lì da qualche mese. Era originario della California prima di venire a New York. Ora vuole che tuo padre lo segua per gestire meglio gli affari.»

Guardai Violet e Jason, ma nessuno dei due osò incrociare il mio sguardo. Fissavano entrambi il pavimento.

Era deciso. Non c'era spazio per discutere.

«Va bene...» sospirai, rassegnata. «Vado a prendere la valigia.»

Corsi su per le scale, con il cuore a pezzi. Aprii la porta della camera e trovai Kelly che stava già chiudendo la valigia per me. Mi lanciai tra le sue braccia.

«Ci vediamo presto, amica! Vieni a trovarmi in California qualche volta... e porta anche il tuo bel cavaliere, mi raccomando!» dissi cercando di sorridere, ma con la voce tremante.

Kelly rise. «Ahahahaha, certo amica mia! Ma... tu non sei di New York?»

«Sì, ma dobbiamo trasferirci. A San Diego, per il lavoro di papà. Ma noi ci sentiremo sempre su Skype, promesso.»

«Certo, vita mia!»

L'abbraccio fu lungo e silenzioso. Sapevamo entrambe che sarebbe stato difficile. Ma sapevamo anche che la nostra amicizia era troppo forte per perdersi con la distanza.

Presi la valigia, scesi le scale e dissi con un sorriso coraggioso:

«Possiamo andare!»

Papà e Jason mi aiutarono con i bagagli. Salutammo definitivamente quel posto che aveva segnato una parte dolorosa della mia vita. Finalmente... tornavo a casa.

L'aeroporto di Londra era affollato come sempre. Check-in, controlli, attese infinite. Dopo circa mezz'ora, ci imbarcammo. L'aereo decollò e io guardai fuori dal finestrino mentre il cielo si scuriva.

Lasciavo un capitolo della mia vita... e non sapevo ancora cosa aspettarmi dal prossimo.
Sette ore dopo, atterrammo a New York.
Scendendo dall'aereo, sentii l'aria diversa, familiare. Chiusi gli occhi e inspirai profondamente.

Casa.

Uscimmo dall'aeroporto, e durante il tragitto verso casa, guardavo dal finestrino ogni dettaglio, come se volessi imprimerli nella mente. Strade, luci, insegne. Tutto aveva un sapore dolce-amaro.

Quando arrivammo davanti a casa, scesi dalla macchina e una lacrima scivolò senza preavviso. Mi diedi un pizzicotto, per assicurarmi che non fosse un sogno. Chiusi gli occhi... li riaprii.

E c'era casa mia, esattamente come l'avevo lasciata. Mamma e papà mi guardavano fieri, come se quel momento valesse tutto.

Entrammo.

Salii di corsa le scale, con il cuore in gola. Aprii la porta della mia camera.

Perfetta. Ordinata. Mia.

Come se fosse rimasta congelata nel tempo.

Mi avvicinai alla bacheca delle foto attaccata alla parete sopra la scrivania. Presi una foto in particolare: io insieme a Carly e Michael, i miei due migliori amici.

La strinsi forte, sentendo un vuoto allo stomaco che si riempì subito dopo.

La porta si aprì... e lì c'erano loro.

Carly, con i suoi capelli ricci e quel sorriso che mi scaldava il cuore. Michael, ormai più alto, con lo stesso sguardo dolce di sempre.

«Madi!» gridò Carly, buttandosi tra le mie braccia.

Anche Michael mi strinse forte. Quando ci sciogliemmo dall'abbraccio, mi guardò e sorrise.

«Wow, Madi... sei bellissima.»

«Non esagerare! Sono sempre io! E lo sai anche tu che non sono mai stata bella.»

«A me sei mancata un casino», disse Carly, ancora con le lacrime agli occhi.

«Anche voi», risposi, cercando di trattenere l'emozione.

Poi mi fermai un attimo. Dovevo dirglielo.

«Comunque... è la mia ultima sera a New York. Domani ci trasferiamo in California. A San Diego.»

«Lo sappiamo. Tuo padre ci ha avvisati», dissero in coro.

«Allora... rimanete a dormire qui stanotte?»

«Ci mancava pure! Certo che sì, amica!» esclamò Carly entusiasta.

Passammo la serata a ridere, scherzare, ricordare. Guardammo vecchie foto, ascoltammo le nostre canzoni preferite, parlammo fino a tardi.

Poi mamma ci chiamò per cena. Il tavolo era pieno di piatti che adoravo: pasta al forno, crocchette, e la torta al cioccolato che faceva solo per le occasioni speciali.

Era la mia cena d'addio.

Dopo cena tornammo in camera, ci mettemmo i pigiami e ci infilammo tutti e tre nel mio letto. Io al centro, ovviamente.

Michael ci raccontava storie divertenti della scuola, Carly rideva così tanto che si buttava all'indietro, e io...

Io ascoltavo, felice. Perché quella era la mia ultima notte a casa. E non potevo chiedere di meglio.

Poco dopo, ci addormentammo tutti e tre abbracciati, proprio come una volta.

E mentre chiudevo gli occhi, sapevo che qualcosa stava cambiando per sempre.

Una nuova vita mi aspettava.

E non avevo idea che tra i corridoi assolati della mia nuova scuola, a San Diego, qualcuno stesse già scrivendo il mio destino.

||SPAZIO AUTRICE||

Ciao a tutti, questo è il terzo capitolo e spero vi piaccia!

Buonanotte e al prossimo aggiornamento.😘

~𝙼𝚒 𝚑𝚊𝚒 𝚛𝚞𝚋𝚊𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎~ 𝙲𝚊𝚖𝚎𝚛𝚘𝚗 𝙳𝚊𝚕𝚕𝚊𝚜Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora