Capitolo 28

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Il rumore assordante della sveglia mi fece letteralmente cadere dal letto.

«Ahi...» mormorai, portando una mano alla testa dolorante.

«Mmm... ma che ci fai a terra?» chiese Cameron, guardandomi con un sopracciglio sollevato.

«Che faccio? Non sapevo come passare il tempo, così ho pensato bene di buttarmi sul pavimento!» sbottai ironica. «Sono caduta, stupido.»

«Ah, certo. Dovevo immaginarlo.» rispose ridendo.

«Lascia perdere. Io scendo a fare colazione. Se ti va, scendi anche tu.»

Presi le ciabatte e uscii dalla stanza, ancora infastidita dal risveglio poco elegante. Una volta in cucina, iniziai a prepararmi qualcosa, poi mi venne in mente di fare dei pancake per Swami. Si sarebbe svegliata a momenti, e volevo lasciarle una sorpresa.

«Che buon odore... cosa cucini?» chiese Cameron entrando, con la voce ancora un po' impastata dal sonno.

«Pancake. Ma sono per Swami. Io devo rientrare a casa, ho un sacco di cose da fare, quindi ho pensato di lasciarle qualcosa di buono.»

«Hai fatto bene. E... grazie per ieri.» aggiunse sedendosi.

«Di niente. È il mio lavoro, ma lo faccio volentieri.»

Lui iniziò a fare colazione mentre io ne approfittai per andare in bagno e sistemarmi. Dopo essermi lavata e vestita, scesi di nuovo al piano di sotto.

«Maddy!» esclamò Swami, correndomi incontro.

«Ma guarda chi si vede! Hai fatto colazione, piccola?»

«Sì! Era tutto buonissimo. Ma... perché sei già vestita?»

«Devo rientrare a casa, tesoro. Ma ci vedremo prestissimo, te lo prometto.»

«Quando? Tornerai a casa di Cam, vero?»

«Certo, molto presto.» le dissi sorridendo, dandole un bacio sulla fronte.

Swami si voltò verso Cameron, entusiasta. «Evviva!»

Dopo quell'abbraccio forte e sincero, la piccola corse di sopra. Presi la borsa e mi avvicinai all'ingresso.

«Allora io vado. Se hai bisogno, chiamami.» dissi rivolta a Cameron.

«Aspetta... tieni. Questi sono per la giornata di ieri.» disse, porgendomi dei soldi. Lo ringraziai e uscii di casa.

Mi incamminai verso casa di Shawn, immersa nei miei pensieri. Mi mancava il mio letto, la mia stanza, le cuffie nelle orecchie... ma soprattutto, mi mancava quella parte di me che si sentiva sicura, protetta, felice. La mia famiglia. Quel dolore, quel vuoto, sembrava non voler andare via.

Arrivai a destinazione. Bussai. Non feci in tempo a salutare che Shawn mi baciò con impeto.

«So che ti sono mancata, ma... posso entrare almeno?» chiesi scherzando, staccandomi da lui.

«Certo, scusa.» rispose, lasciandomi passare.

Appoggiai la borsa sul divano. Poi mi voltai verso di lui.

«Possiamo parlare?»

«Di cosa esattamente? Se è per ieri sera, tranquilla. Non me la sono presa che sei rimasta da una tua amica.» disse, appoggiandosi al muro con fare distaccato.

«Non è di quello che voglio parlare. Voglio chiarire la nostra situazione. Ti ricordo che abbiamo litigato per un tuo capriccio.»

«Mi dispiace... ma ieri non dovevi lavorare?»

~𝙼𝚒 𝚑𝚊𝚒 𝚛𝚞𝚋𝚊𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎~ 𝙲𝚊𝚖𝚎𝚛𝚘𝚗 𝙳𝚊𝚕𝚕𝚊𝚜Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora