⚠️TUTTI I DIRITTI RISERVATI⚠️
Il rumore dei tacchi sul pavimento del corridoio era l'unico suono che accompagnava Madison Rose mentre si allontanava da quel luogo che le aveva rubato un pezzo di vita. Il cancello del collegio si chiuse alle sue spal...
«Davvero, Kelly... mi sono stancata di stare qui!» singhiozzai, mentre le lacrime mi rigavano le guance ormai arrossate.
Ops... scusate, dimenticavo le presentazioni.
Mi chiamo Madison Rose, ho diciassette anni, e fino a qualche tempo fa abitavo a New York. O almeno, ci abitavo prima che i miei adorabili genitori decidessero, alla tenera età di dieci anni, di spedirmi in un collegio...dall'altra parte del mondo. Sì, proprio così: vicino Londra. Secondo loro, avevo bisogno di "imparare a comportarmi bene". La scusa ufficiale? Che ero maleducata e che alzavo le mani su tutti.
La verità? Non ho mai fatto del male a nessuno.
Alle elementari ero una vittima di bullismo. Ma i miei aguzzini erano furbi, sapevano rigirare tutto a loro favore, e così finivo sempre io nei guai. L'ultima volta che fui convocata dalla preside, i miei genitori persero ogni briciolo di fiducia in me. E senza pensarci due volte, firmarono i documenti per spedirmi qui.
Da allora... eccomi. Intrappolata in questo collegio grigio, freddo e soffocante. Lontana da casa. Lontana da tutto.
Oggi non stavo piangendo per nostalgia, però.
Oggi piangevo perché mia sorella, o meglio, suor Veronica, mi aveva appena picchiata per l'ennesima volta, solo perché mi ero rifiutata di finire quella zuppa orribile che servono ogni mercoledì. Un vero insulto al concetto di cibo.
«Madi, tranquilla... è inutile continuare a piangere. Lo sappiamo tutte com'è fatta suor Veronica», disse Kelly, la mia unica vera amica qui dentro, avvicinandosi per stringermi le mani gelide tra le sue. Cercava di consolarmi, ma i suoi occhi tradivano la stessa frustrazione che stavo provando io.
«Non riesco a smettere... guardami! Guarda come sono ridotta! Ho lividi ovunque», dissi, tirando su la manica del maglione per mostrarle il braccio. Pelle viola e blu, segni che non dovevano appartenere a una ragazza della mia età.
«Madi, non piangere... Ti prego. Non voglio vedere i tuoi bellissimi occhi verdi spegnersi. Quando sei triste diventano così spenti, quasi grigi...»
Già, ho gli occhi verdi, capelli castani, alta e più magra di quanto dovrebbe essere normale. Non proprio una di quelle ragazze che si notano subito. Ma Kelly? Lei mi vedeva davvero. Era l'unica che lo faceva.
Annuii piano, asciugandomi le lacrime con il dorso della mano. «Okay... cercherò di stare tranquilla.»
Lei mi abbracciò forte, e nel silenzio che seguì, sentii il battito del suo cuore rallentare. Era il nostro modo di confortarci: abbracci e storie.
«Allora? Com'è andata oggi col ragazzo del mercato?» chiesi, cercando di cambiare argomento.
Le sue guance si tinsero di rosso all'istante, e cominciò a raccontarmi di lui, di come si erano sfiorati le mani mentre prendeva le mele e di quel sorriso che, secondo lei, era capace di sciogliere anche il ghiaccio più freddo.
Stavo quasi riuscendo a dimenticare il dolore... Quando la porta si spalancò di colpo, sbattendo contro il muro. Entrò lei.
La sua figura imponente proiettava un'ombra lunga sulla moquette consunta della stanza. Lo sguardo freddo e impassibile.
Suor Veronica. E in quel momento capii che quella giornata non era ancora finita.
||SPAZIO AUTRICE||
Ciao a tutti, questa è la mia prima storia. Mi chiamo Martina, ho 15 anni e dopo tanto tempo ho deciso di pubblicare questa storia che spero vi piaccia, volevo anche ringraziare ale12plume per avermi fatto pubblicità. Infine qui sotto vi lascio la foto dei personaggi della storia.😘
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