Stavo per coricarmi anche io, quando...
Un rumore improvviso proveniente dal piano di sotto ci fece sobbalzare. Cameron si alzò di scatto, si diresse verso l'armadio e ne tirò fuori la sua mazza da football.
Mi prese per mano senza dire nulla. Le nostre dita si intrecciarono automaticamente, e in silenzio scendemmo insieme.
Il corridoio era avvolto dall'oscurità. Il suono dei nostri passi era l'unica cosa udibile, e il calore della sua mano era l'unico conforto che avevo.
All'improvviso, una figura sbucò dalla cucina.
Senza pensarci due volte, Cameron sollevò la mazza e colpì l'intruso alla testa. Il corpo crollò a terra con un tonfo sordo.
Mi precipitai verso l'interruttore e accesi la luce.
Rimasi a bocca aperta.
«Jason?!» esclamai, riconoscendo mio fratello mentre si massaggiava la testa.
«Ahia...» borbottò lui, con un'espressione confusa.
Mi inginocchiai accanto a lui.
«Jason, Cam ti ha fatto male?» chiesi preoccupata.
In quel momento, i nostri genitori — sia i miei che quelli di Cameron — scesero trafelati dalle scale.
«Che succede qui?» chiese mio padre, frastornato.
Mi alzai di scatto e cercai di mascherare la situazione con sarcasmo.
«Nulla, papà. Jason ha pensato di fare il ladro stanotte.» dissi, lanciando a mio fratello un'occhiata che diceva non provare nemmeno a parlare.
Tutti gli sguardi si posarono su me e Cameron, che ancora ci tenevamo per mano.
Papà alzò un sopracciglio e disse con un sorriso ironico:
«Già... Jason il ladro e voi due i fidanzatini.»
Mi accorsi solo in quel momento della nostra mano intrecciata. Imbarazzata, la liberai in fretta.
«Buonanotte!» esclamai, e senza aggiungere altro salii velocemente le scale.
Entrai nella stanza di Cameron e mi buttai sul letto. La testa un caos.
Che diavolo mi sta succedendo?
Cameron... lui... mi stava davvero confondendo le idee.
Lui entrò pochi secondi dopo e, vedendomi pensierosa, si sdraiò accanto a me.
«Che succede?» chiese con tono stranamente dolce.
«Nulla, tranquillo. Stavo solo...»
Non feci in tempo a finire la frase che il suo telefono iniziò a squillare.
«Aspetta, devo rispondere» disse, alzandosi. Si spostò verso la finestra, e abbassò la voce, quasi volesse evitare che lo sentissi.
Ma sentii comunque.
«Va bene... sì, sì... ciao. Ti amo anche io.»
Quelle parole mi arrivarono dritte nello stomaco come un pugno.
Betty.
Mi voltai dall'altro lato, chiusi gli occhi e finsi di dormire. Lui tornò a letto qualche minuto dopo. Nessuno dei due parlò.
⸻
Ore 3:28 AM
Mi svegliai di colpo. Il cellulare stava vibrando da diversi secondi. Lo afferrai assonnata.
Messaggi da Shawn.
Lo aprii, ancora mezzo addormentata:
"Ciao Madison, scusa l'orario. Non riesco a dormire. Stavo pensando che forse l'altra volta mi sono comportato da stronzo. Sono passato da casa tua ma la governante mi ha detto che sei dai Dallas, quindi... ora sono qui sotto. Se non dormi, affacciati."
Sgranai gli occhi.
Sta scherzando?!
Mi alzai lentamente, facendo attenzione a non svegliare Cameron, e mi avvicinai alla finestra.
Lo vidi. Era lì, sotto casa, con la solita sigaretta accesa e il cappuccio calato sul viso.
Aprii la finestra.
«Ma tu sei pazzo» sussurrai sorridendo.
«Che fai? Scendi o mi fai aspettare qui tutta la notte?» rispose lui, alzando lo sguardo verso di me.
«Arrivo.»
Presi la prima giacca che trovai — senza nemmeno guardare di chi fosse — e scesi in silenzio. Aprii piano la porta di casa e uscii.
Shawn spense la sigaretta e mi abbracciò subito.
Aveva un profumo familiare, dolce e intenso. Era strano... ma rassicurante.
Poi si scostò leggermente e mi sussurrò, sorridendo:
«Sei bella anche con la giacca di Cameron.»
Abbassai lo sguardo, rendendomi conto solo in quel momento che avevo indosso la felpa di Cameron.
«Eh... davvero non me ne ero accorta» mormorai.
«Tranquilla, piccola» disse. Il tono era più serio adesso. «Senti, non sono qui perché sono pazzo... o perché non ho nulla da fare nel cuore della notte. Sono qui perché devo dirti qualcosa.»
Mi guardò dritto negli occhi, poi sollevò il cappuccio della mia felpa e lo sistemò con delicatezza sulla mia testa.
«Mi piaci, stronzetta.»
Non mi diede nemmeno il tempo di reagire. Le sue labbra si posarono sulle mie, e la sua lingua picchiettò con dolcezza sulle mie, chiedendo il permesso di entrare.
E io glielo concessi.
Il bacio era caldo, lento, coinvolgente.
Quando si staccò, abbassai lo sguardo, ma lui mi prese il mento con due dita, sollevandolo.
«Non ti sei pentita, vero?» chiese con un sorrisetto sincero.
«No. Assolutamente no» risposi.
«Non voglio rubarti altro tempo. Torna dentro. Ci vediamo a scuola, piccola» disse mentre mi accarezzava il viso.
Mi stampò un bacio veloce sulle labbra, poi si girò e salì in macchina.
Lo osservai mentre l'auto spariva nella notte, lasciandomi sola con un cuore che batteva troppo forte, e una giacca... che non era mia.
||SPAZIO AUTRICE||
Ciao ragazzi, ecco l'11 capitolo della storia.
Spero davvero che la storia vi stia piacendo, se vi va lasciate qualche commento.
Al prossimo aggiornamento.
Buona giornata a tutti!😘
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~𝙼𝚒 𝚑𝚊𝚒 𝚛𝚞𝚋𝚊𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎~ 𝙲𝚊𝚖𝚎𝚛𝚘𝚗 𝙳𝚊𝚕𝚕𝚊𝚜
Fanfiction⚠️TUTTI I DIRITTI RISERVATI⚠️ Il rumore dei tacchi sul pavimento del corridoio era l'unico suono che accompagnava Madison Rose mentre si allontanava da quel luogo che le aveva rubato un pezzo di vita. Il cancello del collegio si chiuse alle sue spal...
