"È colpa mia" sussurra Niccolò.
Non capisco a cosa si riferisce. Cosa di tutto questo può essere colpa sua.
"È colpa mia se è morta"
Continuo a non capire e inizio a spaventarmi sul serio.
"Niccolò... chi è morta?" chiedo alzando il tono della voce.
"Sua figlia...aveva quindici anni, come te" parla lentamente.
Resto impietrita a quelle parole. Il cuore inizia a battermi fortissimo. Il dolore alla tempia, che stava piano piano perdendo importanza, comincia a farsi nuovamente sentire. La testa mi pulsa.
"Ero il suo cantante preferito e ascoltava solo le mie canzoni... ogni giorno... con le cuffiette"
Non riesco più a muovermi e lo guardo fisso negli occhi che stanno diventando lucidi. Mentre parla si tiene premuta la benda sul fianco con entrambe le mani. Non voglio che soffra così tanto. Mi fa male.
"Diceva che le ascoltava soprattutto quando era triste ...e... e la facevano stare meglio e che si ritrovava nella mie canzoni"
Mi si gela il sangue a pensare che è esattamente quello che faccio io.
Mentre parla comincia ad avere il respiro corto a causa del pianto che sta per travolgerlo.
"Nic... " le sue lacrime mi contagiano. È impossibile resistere. Un magone mi si crea in gola.
"Poi un giorno stava tornando da scuola, ma... ma aveva preso un brutto voto e allora si è messa ad ascoltare a tutto volume la mia playlist"
Prende un profondo respiro e poi butta fuori l'aria con la bocca e fa un'alta smorfia di dolore.
"Non si è accorta che... che il semaforo era rosso e.. un autobus..."
Inizia a piangere silenziosamente. Il suo pianto mi distrugge. Non riesco più a sopportare questa situazione. Il magone che ho in gola scoppia e inizio anche io a singhiozzare per la millesima volta in questa giornata. La giornata che doveva essere la più bella della mia vita è diventata un incubo.
Svegliati Sofia, svegliati è solo l'ennesimo brutto sogno.
Chiudo gli occhi. Li riapro e sono ancora lì. Niccolò in lacrime e io accanto a lui a sentire le sue parole strozzate.
"Basta... non è colpa tua" sussurro.
Decido di farlo.
Stando attenta a non toccargli la ferita lo abbraccio portando le mani intorno al suo collo e appoggiando la testa sulla sua spalla sinistra. Sento la sua mano raggiungere il mio braccio.
Restiamo così per un po' e poi mi ritrovo a fare qualcosa che mai avrei pensato avere il coraggio di fare. Gli accarezzo con il retro della mano la guancia e lo guardo negli occhi. Lui ricambia ma dopo qualche secondo interrompo il contatto visivo. Mi sento troppo imbarazzata e abbasso lo sguardo dopo aver portato via le braccia dal suo collo. I suoi singhiozzi si sono placati.
"Chi te lo ha detto?" continuo dopo essermi calmata un po'.
"Lui, mentre stavamo venendo qui. Quando siamo saliti in... in macchina ti ho vista svenuta e mi sono spaventato un sacco. Poi mi ha messo una benda sugli occhi... per non farmi vedere la strada. A proposito ti fa male la testa?"
"Un pochino sì, ma è solo un livido passeggero"
"Sì ma sei svenuta"
"Lo so ma ora sto meglio"
"Sicura?"
"Sì" mento.
"Poi mi ha raccontato di lei... e solo mentre parlava ho trovato in lui un po' di umanità"
"No, non è umano mettere in pericolo la vita di due ragazzi innocenti" ribatto.
"Lui ha perso tutto. Sua figlia... era tutto ciò che aveva. La moglie è morta al parto"
Sono di nuovo impietrita.
"Quando ha perso anche lei non ce l'ha più fatta. È impazzito. È stato licenziato a lavoro e... e non sapeva come continuare a vivere... L'unico modo era procurarsi tanti soldi e scappare. Poi mi ha fatto paura quando ha detto: "Avevo bisogno di tanti soldi, ma da chi prenderli se non dalla causa di tutti i miei mali?" E ha ragione" continua a testa bassa.
La rabbia inizia a crescere in me.
"Non ha ragione Niccolò! Non è assolutamente colpa tua, ma sei impazzito!? Non c'entra niente che stava ascoltando la tua musica, poteva essere quella di qualunque cantante e comunque è solo colpa della ragazza se non è stata attenta!"
Mi sfogo così, ma subito dopo mi pento di aver alzato la voce il quel modo con lui. Lo vedo scuotere la testa guardando a terra. Poi continua.
"Io nelle mie canzoni dico sempre che voglio scappare da tutto e infrangere le regole... e... e che voglio vivere con i sogni... e forse lo voleva fare anche lei" continua a singhiozzare.
"Smettila ti prego Nic, non è vero, sai quante disgrazie così succedono ogni... "
Mi blocco al rumore lontano di una vettura. Mi alzo di scatto e piombo al centro della strada. Vedo in lontananza una macchina bianca proseguire dritto verso di noi. Inizio ad agitare in alto le braccia per farmi vedere.
Quando la macchina è a circa venti metri da me inizia a rallentare e quando si ferma la raggiungo. Un signore di una certa età dai capelli bianchi siede al volante di una Fiat abbastanza vecchia.
Abbassa il finestrino e mi guarda stupito. Mi avvicino per chiedere aiuto.
"Mi aiuti la prego, serve subito un ambulanza, un ragazzo è stato sparato sul fianco con una pistola e sta perdendo molto sangue" mi accorgo di stare quasi urlando.
"Un' ambulanza non penso che potrebbe arrivare qui, ci sono strade molto strette per raggiungere l'ospedale, è sempre stato un problema...dov'è il ragazzo?"
"È lì" indico Niccolò che è ancora seduto per terra a pochi metri da noi e, appoggiato alla parete del casale, ci sta guardando speranzoso.
"Aiutami a portarlo qui, vi porto io all'ospedale, è a circa mezz'ora da qua"
"Grazie mille non so come ringraziarla"
Scende dall'auto e ci avviamo verso Nic. Afferro al volo la mia borsa, poi lo prendiamo per le braccia e lo aiutiamo ad alzarsi. Si appoggia a noi e lentamente raggiungiamo le macchina. Senza indugiare apro lo sportello posteriore e Niccolò riesce ad appoggiare le mani al sedile e a salirvi sopra. Poi si trascina dentro fino a quando non è interamente salito. Il signore sta per chiudere lo sportello.
"Salgo dietro con lui grazie"
"Come vuoi"
A questo punto entro nella macchina mentre il nostro angelo custode torna al volante. Niccolò mi fa posto. Mi chiudo lo sportello alle spalle e lo guardo. È molto affaticato. Sarà sfinito. Sembra non avere più forze, essere all'esaurimento.
"Stenditi... appoggia la testa sulle mie gambe" dico decisa. Ormai non ho più paura e non mi vergogno di niente.
Lui mi ascolta e si stende appoggiando la sua testa sulla mia gonna di jeans.
La macchina parte, sono sollevata ma il viaggio non sarà breve e ho paura per cosa potrebbe succedere nei prossimi minuti.
Le mie mani non resistono a sfiorare i suoi soffici capelli neri. Li accarezzo con delicatezza e cura.
"Dai Nic, tra poco sarà tutto finito"
Sussurro.
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Ehi, vi sta piacendo allora la storia? Queste scene passano nella mia mente mentre scrivo e provo esattamente quello che prova Sofia, che poi sarei io ahahah. Se vi è piaciuto anche questo capitolo lasciate una stellina e aggiungete la storia alla biblioteca per restare sempre aggiornati. V.V.B. ❤⭐
-Sofia
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Si ama ciò che non si ha || Ultimo
FanfictionLui è davanti a me. Lo guardo. Mi guarda. Scoppio per la seconda volta a piangere. È più forte di me. Vedendomi così apre le braccia invitandomi ad un caldo abbraccio. Ora sono a pochi centimetri da Niccolò, ma in questo preciso istante due mani all...
