Respira più lentamente e chiude gli occhi.
Provo un insieme infinito di emozioni che, essendo troppe, non riescono a trovare uno spazio abbastanza grande per loro e mentre lo cercano si urtano a vicenda causando un forte scombussolameto nella mia testa. Il dolore alla tempia sta migliorando, ma non quello al cuore. Non so che pensare:
Dovrei essere contenta o preoccupata? Si è vero stiamo andando in ospedale. Una volta arrivati si prenderanno cura di noi e soprattutto di Nic. Ma ci aspetta un viaggio di mezz'ora.
L'unica cosa che riesco a fare è auto convincermi che Niccolò presto starà bene e che tutti saranno sereni e rincurati alla notizia del nostro arrivo. Non oso immaginare cosa stiano passando gli amici e i parenti di Nic, i miei genitori.
I miei genitori. Devono sapere che sto bene, li devo avvisare immediatamente.
Senza pensarci due volte mi rivolgo al signore alla guida.
"Scusi, per caso ha un cellulare che funziona, i miei genitori non sanno dove mi trovo e vorrei avvisarli"
"Come non sanno dove ti trovi"
"Si, non lo sanno... perché... è una storia lunga, ma sono sicura che sono preoccupatissimi"
"OK, va bene... tieni"
Mi passa con una mano il suo cellulare e lo afferro. È un nokia piccolo quanto il palmo della mia mano. Segna le ore 19:43. Fortunatamente è uguale a quello di mia nonna e dunque so usarlo. Digito il numero di mia madre e porto il cellulare all'orecchio. Mentre squilla guardo Nic che sta per chiudere gli occhi. Avrà sonno e sarà stremato ma non può assolutamente addormentarsi.
"Niccolò ti prego stai sveglio"
Apre lentamente gli occhi e io continuo ad accarezzargli i capelli con delicatezza, senza farmi notare troppo. Poi sento la voce di mia madre.
"Pronto?"
È sfinita. Lo sento. Avrà già chiamato tutte le centrali dei carabinieri.
"Mamma"
Non risponde e poco dopo sento i suoi singhiozzi che mi contagiano.
"Sofia?" ora è la voce di mio padre. Lei sarà troppo incredula ed emozionata per parlare. È forte, ma anche fragile, senza paure.
"Papà? Sto bene"
"Sofia dove sei?"
La sua voce è decisa e preoccupata. Non l'ho mai visto piangere in tutta la mia vita e penso che anche in questo momento si stia trattenendo dal farlo. È molto forte.
"Siamo stati portati in un posto in campagna, non so di preciso dove, ma ora sto bene, quei signori se ne sono andati e noi abbiamo fermato una macchina che ci sta portando in un ospedale vicino" dico tutto di in fiato.
"Come in ospedale? Sofia stai bene?"
"Io sì, non mi hanno fatto niente, ho solo sbattuto la tempia alla macchina appena sono entrata e mi fa un po' male, ma sto bene... È... È Niccolò che non sta bene" dico cercando di ingoiare il magone.
"È con te? Che cosa gli è successo?? "
"Gli... gli hanno sparato... sul fianco e sta perdendo molto sangue, per questo stiamo andando in ospedale" dico con voce strozzata.
"Stai tranquilla amore, non sai quanto siamo contenti a sentire le tua voce...a quale ospedale state andando?"
"Non lo so, aspetta"
Mi rilvolgo al nostro angelo custode alla guida.
"Mi scusi come si chiama l'ospedale dove stiamo andando?"
"San Camillo de Lellis, a Rieti"
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Si ama ciò che non si ha || Ultimo
FanfictionLui è davanti a me. Lo guardo. Mi guarda. Scoppio per la seconda volta a piangere. È più forte di me. Vedendomi così apre le braccia invitandomi ad un caldo abbraccio. Ora sono a pochi centimetri da Niccolò, ma in questo preciso istante due mani all...
