Capitolo 34

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Rientro a casa e mi precipito verso la mia stanza.

"Sofi!" è la voce di mia madre che mi blocca prima che io giunga a destinazione.

Allora torno indietro cercando di apparire serena, anche se no, non lo sono affatto. Mi preparo a mentire ancora.

"Come è andata?" mi chiede.

"Bene" dico affermativamente.

"Che ti hanno detto i tuoi amici?" dice poi avvicinandosi.

"Mmh... Niente, gli ho spiegato che non volevo parlare di quella cosa"

"Ho capito"

"Poi Marco mi ha offerto i pop corn"

Dico cercando di chiudere la conversazione.

"Ah...che carino"

Faccio un sorriso e proseguo verso la camera, facendo in modo che capisca che voglio chiudere il discorso.

Finalmente entro nella mia stanza, mi chiudo la porta alle spalle, compio un respiro a pieni polmoni e mi sdraio sul letto. Mi sento a pezzi, sia fisicamente che psicologicamente.

La mia testa è quasi sul punto di scoppiare con la confusione che la riempie e tutti e quattro gli arti non vogliono reagire. Allora decido di mettermi il pigiama e assecondare la mia sonnolenza. Quindi mi sdraio subito sul letto e provo a chiudere gli occhi.

Appena faccio ciò però appare lui, il suo sorriso mi intasa la mente.
La sua risata riesco ancora a sentirla, mi riecheggia dentro, in continuazione, stavolta non nelle orecchie, ma nel cassetto dei ricordi che risiede nel mio cervello. Prima che tutto ciò accadesse riuscivo benissimo a chiuderlo, o perlomeno a socchiuderlo. Ma in questi ultimi giorni, da quel maledetto giorno, non mi è più possibile. Resta sempre, sempre, sempre aperto, è come se mi fossi dimenticata come si possa chiudere. Forse l'unico modo è aspettare. Sono sicura che con il tempo riuscirò a farlo rientrare di qualche centimetro e a darmi tregua. Ma non voglio che succeda, lui ormai è una parte di me, e se in qualche modo lo mandassi via, se ne andrebbe anche una parte di Sofia. Resterebbe una ragazza vuota, insensibile e piccola, ma forse più forte. Infatti la mia fragilità, oggi, è legata a lui e anche quest'ultima se ne andrebbe via.

Sono sdraiata sul letto con gli occhi spalancati, come accade sempre in questi casi, sono come in uno stato di trans, vengo svegliata di nuovo dalla sua voce.

Poropororo poroporopo poropopo uohh mmh.

Pensavo che non avrei mai cambiato la suoneria del cellulare, invece adesso sono sicura che succederà presto. È Federica. Le avevo detto che l'avrei chiamata appena fossi tornata a casa, ma me ne sono dimenticata.

"Fe?" dico facendo uscire quanta più voce possibile. Poca.

"Sofi! Sei a casa?!"

"Si"

"Come è andata?!" dice entusiasta ma sussurrando.

"Bene bene"

"Che avete fatto racconta?!"

Le racconto tutto quello che abbiamo fatto oggi. Dalla chiacchierata al parco a quella a casa. Dal gelato di Adriano alle lacrime su Piccola Stella, la sua mano che le asciuga.

Lei rimane incredula, ogni tanto fa qualche urletto di entusiasmo e io le dico di abbassare la voce.

"Però fe" aggiungo alla fine.

"Cioè io non riesco più a reggere questa situazione... Vederlo mi ha fatto ancora più male"

"Ma se hai detto che sei stata bene"
Ribatte lei.

"Si certo che sono stata bene, ma fino a quando stavo con lui... Appena sono scesa dalla macchina, mi sono sentita di nuovo a pezzi"

"Ah... e perché?"

"Non lo so, ma forse perché sto troppo bene con lui e allo stesso tempo so che tra poco tutto finirà"  la mia voce tutto di un tratto sta diventando più acuta, capisco che sono di nuovo a un passo dalle lacrime. Allora mi tiro su e appoggio la schiena al muro, continuo a respirare e a strizzare gli occhi per non piangere. Concentrandomi su ciò non faccio caso a quello che sta dicendo Federica.

"Sofi?"

"Eh?" dico quando me ne accorgo.

"Tutto bene?"

"Si scusa" dico rifocillata.

"Dicevo che penso che ti sei innamorata"

Mi blocco di nuovo. Anche la psicologa me lo aveva detto "beh questo è amore", parole sue. Io avevo sorriso un po' imbarazzata. Pensavo che mi stesse prendendo per i fondelli, dato che le avevo parlato tutto il tempo di Niccolò, e di quanto lo ammirassi.

Adesso invece queste parole pesano, perché ho capito che sono vere. Quando ancora ero una sua semplice fan non potevo dire di essere innamorata, perché conoscevo Ultimo e non ancora bene Niccolò. L'ho sempre idolatrato, perché è bello, canta da dio e mi ritrovo spesso nelle sue canzoni. Ma questo potevo pensarlo solo vedendolo attraverso uno schermo, e non bastava.

Ora ho conosciuto Niccolò Moriconi, mi ha dimostrato di essere forte, ma anche fragile, simpatico, spiritoso, buono, e molto più bello di come sembra in foto. Non sono mai stata così bene con una persona da sentirmi divisa a metà quando siamo lontani, da sentire i brividi quando mi sfiora. Allora sì, mi sono innamorata.

Resto un po' in silenzio.

"Si forse sì" dico, anche se ne sono sicura.

"Bene" dice lei.

"È per questo che ci sto male capito? Non è una situazione semplice questa" inizio a parlare con foga ma curandomi di tenere un tono di voce basso.

"Non è un ragazzo come tutti gli altri, innanzitutto ha ventitré anni, poi è conosciuto in tutta l'Italia che non può nemmeno passeggiare in un parco e non so assolutamente che intenzioni abbia con me!"

"In che senso non sai che intenzioni abbia?" chiede lei.

"Intendo... Che già non ho capito bene perché mi abbia chiesto di uscire, poi oggi mi ha detto che ci dobbiamo risentire per fare qualcosa, ma che cosa, che cosa!?" il mio tono di voce si è mutato da triste ad incazzato.

"Stai calma sofi è normale che sei confusa"

"Certo che è normale, ma non è normale quello che sta facendo lui, ah e poi, non te lo detto, mi ha dato anche il suo numero di telefono!" dico sempre più arrabbiata.

"Noo veramente!?" dice lei sorpesa.

Faccio un respiro profondo e dico di sì. Ma non riesco più a parlare al telefono. Sto quasi per stritolare quest'ultimo mentre lo tengo in mano. Se non la smetto lo potrei lanciare da un momento all'altro.

"Fe mi stanno chiamando per cena" mi invento.

"Ah OK, ci risentiamo dopo?"

"Sisi... Ciao"

"Ciao" attacco e lascio il cellulare a terra.

Mi viene da spaccare tutto, tutto ciò che ho intorno. Anche lui, la sua faccia che sembra mi stia guardando da un foglio di carta attaccato alla porta. Allo stesso tempo devo pensare di non fare rumore per non far preoccupare nessuno. I miei pugni sono così stretti che ad un certo punto accuso un dolore al palmo della mano e vedo i segni delle mie unghie. Chiudo per sicurezza la porta a chiave, mi butto sul letto e comincio a riempirlo di pugni.

Ho fatto l'unica cosa che non dovevo fare, ho realizzato e ho capito che lo amo, ma non posso averlo. Alla fine sono stata schiacciata.

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Hi guys, how are you? Vi sta piacendo la storia? Spero di sì, comunque grazie di tutto. V. V. B 🍓

-Sofia











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