Dopo pochi istanti l'unica porta presente nello studio si apre ed esce un ragazzo sulla diciottina e capisco che il mio turno è vicino. L'unica cosa che voglio è uscire prima possibile da questo posto e non metterci piede mai più. Riuscirò a sembrare il più normale possibile e dimostrare che non ho bisogno di psicologi.
"Ti puoi accomodare" è la voce della segretaria che si rivolge a me. Guardo mia madre con uno sguardo disperato come per dire "Perché mi hai portato qui?". Capisco che lei ha afferrato e mi alzo per andare verso la porta.
È accostata e la apro. La psicologa è seduta alla sua scrivania e appena mi vede mi sorride. È diversa da come me la ero figurata. È giovane, ha i capelli biondi e un bel sorriso. Sembra gentile ma non mi farò comunque impietosire. Le ricambio un sorriso finto, impegnandomi per farle intuire la falsità.
"Vieni" dice lei sempre sorridendo ed indicando la poltrona dalla parte opposta della scrivania.
Io la ascolto e mi siedo.
"Allora Sofia, come stai?" inizia subito.
"Bene"
"Sai perché sei qui?"
"Perché mi ha portata mia madre" dico prontamente.
"Certo.. E tu sai perché ti ha portata?"
"Perché pensava che dovessi parlare con qualcuno di quello che mi è successo, forse pensa che sia sotto shock"
"Cosa ti è successo?" dice fingendo si non sapere niente.
Tiro un respiro e mi preparo a raccontare la solita tiritera, decidendo di andarci piano.
"Sono stata rapita insieme al mio cantante preferito... Io penso che mi faccia stare meglio non parlarne"
"OK come vuoi tu" dice lei.
Non me l'aspettavo, ma cerco comunque di non farle comprendere la mia sorpresa.
"Di cosa vorresti parlare invece?"
"Di niente"
"Se sei qua di qualcosa dovremmo parlare non credi?"
"Infatti non ci volevo venire" dico con tono deciso. Potrebbe sembrare che la stia sfidando, ma contro di lei non ho niente, forse solo contro di me.
"E perché non volevi?" continua lei.
"Perché penso che non abbia bisogno di uno psicologo"
"Lo sai che questa è la tipica frase che dicono tutti appena arrivano qui? Ma io che me ne faccio?"
"Beh io ne sono sicura"
"Va bene, ma è normale che dopo quello che ti è successo i tuoi genitori si siano preoccupati per te, no?
"Sì certo"
Segue un momento di silenzio.
"E tu pensi che quello che hai passato ti abbia cambiata?"
"No, sono sempre la stessa, perché dovrei cambiare?" ribatto.
"Intendo... se abbia scosso qualcosa in te adesso"
Ci penso, certamente si.
"Beh certo, nel senso che... È ovvio che non posso tornare a stare esattamente come prima, non dimenticherò mai quello che mi è successo"
"Quindi ciò che ora ti scuote sono solo ricordi?"
"Sì, infatti meno ci penso meglio è"
"E insieme hai ricordi c'è qualcos'altro che ti turba? Tipo sensazioni o emozioni?"
Mi decido ad aprirmi, forse mi farà bene.
"Mi sento come divisa a metà, e finora mi sono sentita completa solo quando sono stata con lui, quelle poche volte che abbiamo parlato dopo che è successo tutto"
"Lui chi?"
"Niccolò ovviamente... Ultimo"
Fa un sorrisino sotto i baffi.
Che c'avrà da ridere, penso. Continuo io prima che dica qualcos'altro.
"Sembra strano, ma quando parlo con lui o penso a lui, non penso più a quello che ci è successo, ma solo a lui. Nel senso che non lo collego a quello... Per me Niccolò e il rapimento sono due cose diverse. Lui è una persona e mi fa battere il cuore fortissimo ogni volta"
"Beh... questo è amore"
Resto spiazzata da questa affermazione e mi faccio scappare anche un sorrisino.
"Sì penso di sì, un amore strano" dico io abbassando la voce. Mi capita spesso di farlo quando parlo di argomenti delicati, come lui.
"Perché strano?"
"Perché non è come tutti gli altri, io sento di volergli bene anche se lo conosco poco e non pensavo si potesse provare qualcosa di così forte per una persona così lontana e questo mi fa stare solo male. È strano anche perché sento il bisogno di averlo accanto, ma non come fidanzato o cose del genere, sento di necessitare la sua presenza, i suoi occhi e il suo sorriso. Vicino a me. E basta."
Appena finisco di parlare mi accorgo di avere il fiatone per aver parlato di un fiato. Allora tiro un altro respiro.
Guardando il soggetto di fronte a me noto una certa aria sorpresa e penso che non sia normale.
"Quindi pensare a lui ti fa essere triste o felice?"
Ci penso un po'.
"Tutte e due credo"
"E in questi giorni ti capita spesso di pensarci?" domanda.
"A volte mi prendo delle pause e cerco di non pensarci, ma è letteralmente impossibile"
"E gli unici pensieri che ti turbano quindi sono lui e il rapimento e basta?"
"Sì sono quelli che mi fanno male diciamo, ma lui mi fa anche bene. Da quel momento... Da quando è successo quello che è successo... Non riesco più ad essere veramente felice, per questo penso che mia madre mi abbia portata qua, perché non mi vede più sorridere e pensa che sia per quello che è successo. Ma in realtà, anche se ovviamente mi ha scioccata, penso che la mia tristezza, che non è proprio tristezza ma forse infelicità, incompletezza.... Forse deriva da lui. "
Un secondo attimo di silenzio e poi continua lei.
"Potrebbe essere solo una fissazione passeggera. Forse senza rendertene conto stai idolatrando questo ragazzo e ormai è un abitudine pensare che ti piaccia così tanto"
Mentre parla sento i miei occhi sgranarsi da soli. Provo a riflettere su ciò che mi ha appena detto.
No, non può essere così, ma forse sarebbe meglio se lo fosse, starei meno male.
Non vedendomi reagire riattaca a parlare.
"Anche prima di incontrarlo sentivi di tenerci tanto?"
"Sì, ma come artista... Ora che l'ho conosciuto come persona è diverso, sento la sua mancanza continuamente, anche se mi manca Niccolò non Ultimo"
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Ragazzuoli come va? Se vi è piaciuto anche questo capitolo sapete ciò che dovete fare. V. V. B ❤
-Sofia
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Si ama ciò che non si ha || Ultimo
FanfictionLui è davanti a me. Lo guardo. Mi guarda. Scoppio per la seconda volta a piangere. È più forte di me. Vedendomi così apre le braccia invitandomi ad un caldo abbraccio. Ora sono a pochi centimetri da Niccolò, ma in questo preciso istante due mani all...
