Ib era accovacciata in un angolo della stanza buia; aveva gli occhi puntati contro il corpo inerte di Elias Dawson, fasciato attorno al busto da quello che restava dei suoi capelli. Ancora non si era abituata a quella sensazione... Le sembrava che le mancasse qualcosa, dopo averli tagliati il più possibile per poter legare il suo fazzoletto di pizzo alla ferita dell'uomo e bloccare così l'emorragia. Sapeva che era un pensiero egoista, ma le dispiaceva aver dovuto tagliare via i suoi capelli.
Aveva freddo, ma preferiva rimanere ferma in quel punto, piuttosto che muoversi rischiando di attivare qualche trappola o di incontrare qualche altro mostro. Aveva lasciato che il signor Elias tenesse il cappotto che avevano trovato, così da farlo stare meglio, e aveva poggiato la sua testa su quel cuscino che aveva accolto quella di Ib precedentemente. La ragazza aveva freddo ed era spaventata, ma non avrebbe mai preso qualcosa ad Elias per stare meglio: lui aveva più bisogno di lei di quelle cose.
L'oscurità limitava i pensieri della ragazza, che di ora in ora si sentiva sempre più intrappolata e in pericolo; pensava che ci fosse qualcosa nascosto nell'ombra pronto a colpirla quando avrebbe abbassato la guardia, e non riusciva a immaginare cosa fosse: a poco a poco, l'oscurità di quella stanza comprimeva sempre di più il suo cervello, rendendola sempre più mansueta e inconsapevole, come una bambola che avrebbe fatto qualunque cosa le venisse ordinata.
Questa era la paura più grande di Ib: essere usata. Non temeva il dolore, o la morte; se quelle cose colpivano solo lei, allora andava bene, ma quando erano gli altri a soffrire, Ib si sentiva in colpa. Se fosse stata lei a causare quel dolore, poi non sarebbe riuscita a sopportare quel peso.
Aveva sonno. Non sapeva quanto tempo fosse passato da quando era finita laggiù, bloccata con il signor Elias senza poter scambiare qualche parola, aspettando che impazzisse in quella gabbia. Non sapeva nemmeno se il tempo scorresse in quel luogo triste e silenzioso; forse no, e quello rendeva ancora più stressante il passare dei minuti e delle ore... Temeva che cedendo alla stanchezza avrebbe perso il controllo sul proprio corpo; aveva paura che qualcosa potesse accadere una volta abbassate le palpebre, che qualche essere entrasse nella stanza e li uccidesse senza che lei potesse fare niente, o ancora, che non potesse più svegliarsi. Ma rimanendo lì, in quello stato, temeva che potesse perdere la ragione e uccidere il signor Elias o sé stessa in preda all'isterismo.
Che cosa doveva fare? Cedere al sonno e diventare schiava del riposo, rischiando di non destarsi più da quel sonno profondo che avrebbe invaso il suo corpo, oppure rimanere sveglia, diventando così una bestia priva di autocontrollo o ragione, che avrebbe finito per annientarsi? Entrambe le scelte sembravano pessime a Ib, che cominciava a manifestare segni di cedimento dopo quelle riflessioni così complesse per il suo cervello affaticato, ma una delle due la spaventava di più: non voleva addormentarsi. L'idea di chiudere gli occhi per non aprirli mai più la spaventava troppo, come se non ci fosse più niente dopo, e lei non si accorgesse nemmeno di essere morta; succedeva semplicemente nello stesso istante in cui la ragazza perdeva coscienza e non si rendeva più conto di quello che accadeva attorno a lei; la sua mente cominciava a viaggiare lontano, esplorando i luoghi più remoti del proprio pensiero e sognando cose impossibili... E chi le diceva che non fosse così anche la morte? Magari era proprio come addormentarsi, sognare, vivere un'altra vita di cui non si è protagonisti, ma spettatori inconsapevoli... A Ib sarebbe andato bene, perché in fondo non aveva mai vissuto una vita da considerare bella o felice...
Per un attimo pensò di arrendersi, di chiudere gli occhi e scivolare nel sonno che la tentava da ore ormai, ma poi pensò a dove si trovasse; era nel Mondo di Guertena, in fin di vita, e se fosse morta lì, i suoi genitori non avrebbero mai saputo cosa le fosse successo; o peggio ancora, sarebbe stata cancellata dai loro ricordi, diventando il fantasma di una bambina mai esistita... Non poteva lasciare che accadesse... Non voleva essere dimenticata, per quanto forse sarebbe stato meglio...
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La rosa bianca
FantasyIb è cresciuta. Non è più una bambina ingenua che segue gli sconosciuti nelle mostre d'arte; adesso è una adulta, con dei sogni per il proprio futuro e delle passioni che la fanno sentire viva, ma anche tormentata da incubi e sensi di colpa. Dopo la...
