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Anche quella sera, uno strano sogno aveva turbato il suo riposo, facendola svegliare di soprassalto nella sua camera da letto. Stringeva tra le braccia Tata come se fosse la sua ultima speranza, mentre le lacrime continuavano a bagnarle il viso, mentre gli occhi lucidi erano nella costante ricerca del suo papà, desiderosa di sentirlo vicino anche in quel risveglio turbolento.

Era un sogno ricorrente quello, anche se era capitato che alla fine riuscisse a calmarsi e a riaddormentarsi senza troppi problemi, grazie ad un piccolo trucchetto che lo zio Jin le aveva insegnato. Anche quella volta ci provò, fece di tutto pur di calmarsi, aveva fatto tanti respiri, aveva bevuto qualche sorso d'acqua e aveva stretto a sè Tata, ispirando il dolce profumo di vaniglia che vi era posato sopra, ma niente di tutto quello sembrava funzionare. Ogni volta che i suoi occhi si chiudevano, quelle immagini tornavano di nuovo, più spaventose di prima. Aveva provato ad essere coraggiosa, ma non riusciva a smettere di piangere.

Scese dal suo lettino, mise le sue ciabattine viola e si diresse alla ricerca del padre. Inizialmente aveva guardato in camera sua, pensando che anche lui si fosse coricato, ma non vedendolo nemmeno lì, decise di guardare sia nel bagno che in salotto, ricerche che però risultarono fallimentari. Era pronta a chiamarlo a squarciagola, pronta a correre tra le sue braccia e lasciarsi andare, ma si trattenne quando sentì anche le voci degli zii Jimin e Jiun provenire dalla cucina.

Sapeva bene che non doveva interrompere i grandi quando parlavano, era una regola che la nonna le aveva sempre ripetuto quando il nonno salutava degli amici durante le loro passeggiate, e che anche origliare non fosse una cosa da fare, ma la curiosità era troppa e sperava semplicemente che finissero presto per potersi imbucare dentro e raggiungere il padre.

Invece rimase lì in silenzio ad ascoltare i discorsi degli adulti, sogghignando divertita dalla sorpresa espressa nei volti dei suoi zii e di suo papà quando sarebbe sbucata fuori dal suo piccolo nascondiglio. Tra le sue mani Tata veniva stretto con tanta cura, e seppur era un semplice pupazzetto Yumi mise una mano sopra la bocca cucita ad impedire che questo potesse provocare qualsiasi suono, rovinando di conseguenza la piccola sorpresa improvvisata. Iniziò a dondolarsi per smorzare la noia e passare il tempo, facendo attenzione alle parole espresse per verificare quando il discorso si sarebbe interrotto o, più semplicemente, quando avessero chiesto di lei.

Ma quel dolce sorriso divertito che aveva abitato il suo viso fino a quel momento scomparì in un piccolo istante nel momento in cui sentì una domanda uscire veloce dalle labbra del suo zio.

<e invece tu? Hai pensato di vedere qualcuno?>

Che significava vedere qualcuno? Che il suo papà avesse perso la vista? Impossibile, fino a prima lui aveva visto il film insieme a lei. Ma allora perché adesso stava dicendo di star bene solo con lei?

Che si stessero riferendo a appa Tae?

Il suo papà le aveva sempre detto che sarebbero sempre stati loro tre, i suoi due papà e Yumi. Loro tre e basta, anche se appa Tae non si faceva vedere così spesso, anche se non la portava al parco a giocare insieme a lei, anche se non si presentava in quella strana stanzetta dove un tempo si incontravano prima di uscire a prendere un gelato tutti insieme. Lui era pur sempre parte di lei, parte della sua famiglia. Ma allora perché stavano dicendo a suo padre di vedere qualcun altro? Aveva già chi vedere, chi amare e con cui vivere, quindi perché vedere altre persone?

Perché rovinare la loro famiglia perfetta con l'arrivo di qualche altra persona? Seppur distanti, sapeva perfettamente che quella famiglia era la sua preferita, anche se appa Tae non si presentava per colpa del lavoro, anche se papà Kookie aveva un sacco di lavoro, riuscendo a ritagliarsi pochi momenti da passare con lei, non avrebbe mai accettato che qualcuno potesse rovinare quello che aveva custodito con tanto amore.

Una lacrima, seguita da un'altra, fino a trasformarsi in un fiume di lacrime, scesero sul suo viso, ora non più divertito come prima, mentre alcuni singhiozzi graffiarono la sua gola.

Rimase immobile dietro lo stipite della porta, stringendo a sé Tata, ignara del fatto che potesse essere sentita, del suono stridulo della sedia contro il pavimento freddo, i passi veloci ed infine lo sguardo preoccupato di suo padre, che incrociava il suo.

<Mimi che succede? Perché stai piangendo?>immediatamente corse tra le sue braccia, stringendo forte la maglia che aveva addosso. Voleva sentirsi al sicuro ancora una volta, voleva sentire che suo papà c'era e rassicurarla del fatto che nessuno avrebbe rovinato niente.

<io non voglio che papà trovi qualcuno, io voglio che papà torni a stare con papà Tae e che tutti e tre siamo felici>

Eccole, quelle parole, il suo più grande desiderio, era stato appena rivelato, se non urlato, al suo papà che semplicemente la guardava con tanta tristezza nei suoi occhi che non seppe spiegarsi. La sua grande e calda mano si posò sui capelli di lei, lasciandovi una dolce carezza, mentre strinse a sé il gracile corpo della figlia.

Ancora una volta si sentiva in colpa, quella sensazione lo stava divorando come quel giorno in cui aveva tenuto tra le braccia la sua bambina e le aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per donarle un po' di quella normalità che le spettava di diritto. Sentire quelle parole gli avevano fatto capire quanto fallimentare era stato il suo tentativo e saper di non poter fare nulla per migliorare la situazione lo faceva sentire sempre peggio.

Perché lui e Taehyung non sarebbero potuti mai tornare insieme, non sarebbero potuti essere quella famiglia che per tanti anni avevano sognato, e quando ci avevano provato, questa era crollata come un castello di carte. Non poteva però coinvolgere Yumi in questa storia, lo sapeva benissimo, anche se sembrava esserne sempre più avvolta.

<Che ne dici se adesso andiamo a sciacquare il visino e fai merenda? Sono arrivati anche gli zii, e più tardi verranno anche i tuoi cuginetti preferiti, così potrete giocare tutti insieme>

Una lacrima abbandonò il suo occhio destro, sotto l'attento sguardo dei suoi amici, che erano rimasti a guardare in silenzio, lasciando solo qualche piccola carezza sul corpicino della bambina, ancora scosso da grandi singhiozzi che faticavano a lasciarla andare.

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