Il mattino seguente Jungkook decise di portare Yumi in un appuntamento speciale, dedicato solo a loro due, approfittando anche del fatto che fosse una giornata soleggiata e che il carico lavorativo non fosse così pesante o urgente.
Appena sveglia la fece vestire e insieme si diressero verso il centro commerciale ascoltando alla radio le loro canzoni preferite. Una volta arrivati entrarono in diversi negozi, provando e comprando diversi vestiti e anche qualche giocattolo, sempre con un sorriso sul viso e le mani strette l'una con l'altra. Anche se sapeva benissimo che questo non fosse quello che Yumi cercava in lui, sperava che anche dietro quei piccoli pensieri lei apprezzasse i momenti che stavano condividendo insieme.
<Mimi ti va di prendere un gelato?>a quelle parole gli occhi della piccola si illuminarono ed iniziò a saltellare per la felicità, avviandosi verso la prima gelateria provocando le risate divertite del padre e sguardi inteneriti delle persone lì vicine
<Papà vieni, ho preso il posto per noi due>continuò lei indicando il tavolo su cui aveva poggiato una delle buste, risultato dello shopping di quella giornata.
<Sei stata bravissima tesoro. Che gusto vuoi prendere?>glielo chiedeva ogni volta, anche se sapeva perfettamente quale fosse il gusto che la piccola desiderasse.
<Fragola e vaniglia, lo sai che prendo sempre quello>
Una volta commissionato l'ordine, si mise seduta sul tavolo, aspettando impaziente quella dolce ricompensa, iniziando a dondolare le sue gambe e guardare con curiosità tutto ciò che la circondava con i suoi grandi occhi scuri
<è una bambina davvero carina ed educata, di questi tempi è difficile vederne così. È davvero un ottimo padre> furono le parole che rivolse la gelataia al ragazzo una volta raggiunto il bancone. Non seppe che dire, se non sorridere di fronte a quelle parole, arrivate all'improvviso, furono capaci di riscaldare il suo cuore all'istante. Aveva sempre sentito critiche per essere un padre single, paure per il benessere della piccola, preoccupazioni di come questa fosse potuta crescere e a chi si sarebbe potuta rivolgere alle domande più insidiose. Ma per la prima volta, da quel giorno, qualcuno lo aveva riconosciuto e si stava complimentando per lo sforzo e per il fatto di essere riuscito nel più misero ma anche arduo compito di ogni genitore.
Le porse i soldi necessari a pagare il gelato della piccola, ma dentro di sé ringraziò quella giovane del fatto di averlo ritenuto degno del compito che stava svolgendo.
<Eccomi qui, cono fragola e vaniglia come da lei richiesto signorina>porse il cono alla figlia che, con occhi sognanti, lo prese tra le sue mani ed iniziò a gustarselo, sporcandosi tutta la faccia e i vestiti di gelato, ma contenta di passare un po' di tempo con il suo amato papà. Non sapevano però che un paio di occhi li stava osservando con fare malinconico, desideroso di essere lì e sorridere ai loro discorsi.
<Allora mimi, ti sei divertita oggi?>una volta finito quel pomeriggio, Jungkook sistemò la piccola nel suo seggiolino, prima di ripartire per tornare verso casa. Osservava col suo specchietto retrovisore la piccola, che seppur sul suo volto ci fosse un sorriso smagliante, vedeva che c'era qualcosa che la stava turbando. Continuava a guardarsi le punte delle sue scarpe, che faceva sbattere l'una contro l'altra, mentre stringeva a sé il piccolo Tata.
<Papà... oggi è venerdì> sussurrò piano la piccola, forse nel tentativo di suggerire al padre che quello sarebbe stato l'ultimo giorno in cui i due si sarebbero potuti vedere per quella settimana.
Il weekend era il periodo della settimana in cui Taehyung avrebbe dovuto occuparsi della piccola, ma come ogni dannatissimo weekend lui non si presentava presso l'ufficio dell'assistenza sociale, lasciandoli lì per qualche ora ad attendere il suo arrivo. Seppur lui odiava farlo, perché vedeva sempre di più la delusione negli occhi di sua figlia, era un obbligo a cui non si poteva sottrarre. Solo lui poteva sapere la sofferenza nel vedere l'eccitazione iniziale della bambina, speranzosa di riuscire a vedere suo padre, per poi spegnersi lentamente nel capire che lui non si sarebbe mai presentato.
<che ne dici se domani, prima di andare, papà ti prepara la tua colazione preferita?> sapeva bene che quelle parole avrebbero rallegrato Yumi, conoscendo bene il suo amore spassionato per i pancake. Ed infatti, pronunciate quelle parole, sul volto della piccola comparve un grande sorriso ricolmo di eccitazione, che si liberò con delle urla di eccitazione che rallegrarono l'aria pesante che aleggiava nell'abitacolo.
Una volta arrivati a casa, fece addormentare la piccola, prima di spalmarsi sul divano e concedersi qualche minuto di relax prima di occuparsi delle faccende lavorative che lo stavano attendendo da quella mattina. Un pensiero malsano balenò nella sua testa, spingendolo ad prendere il telefono e a cercare il suo numero.
Quando aprì la sua chat, una forte nostalgia sembrò investirlo, perdendosi nei tanti messaggi che i due si erano scambiati nel corso del tempo, e che lui aveva gelosamente conservato. In particolare, gli capitò di rileggere dei messaggi in particolare, accompagnata da alcune foto. Una fu in grado di sciogliere i suoi occhi in tante lacrime salata: era Taehyung che si era fatto una foto con Yumi appena nata. Il volto fiero e sorridente di un padre che teneva tra le mani il tesoro più grande che la vita gli avesse donato. "
'Ci manchi tanto'
Era quello il messaggio che era stato pronunciato. Ricordava quel periodo, la calma prima della catastrofe. Quando ancora c'era qualche sentore di una "famiglia normale", la sua famiglia. Quella che aveva sempre sognato, di cui aveva sempre parlato a Taehyung, descrivendo con fare innamorato il futuro che li avrebbe attesi. Gli mancava, gli mancava tutto di quei giorni, e avrebbe dato tutto pur di tornare a quei giorni.
Ma il passato rimaneva passato, e lui non poteva tornare a quei giorni.
Con fare incerto cliccò sulla cornetta, si portò all'orecchio il telefono ed ascoltò in silenzio lo squillare del telefono.
Pronto?
Si immobilizzò, non pensando realmente che questo gli avrebbe mai risposto. Cercò però di ricomporsi prendendo un profondo respiro, prima di poter parlare.
<Ciao Taehyung..sono Jungkook. Ti sto chiamando per l'incontro di domani con gli assistenti sociali per vedere Yumi. Visto che non vieni mai, e lei ti vuole vedere, ho pensato che forse così ti saresti ricordato che hai una figlia che ti sta aspettando>
Essere così rigido e freddo gli veniva naturale quando si rivolgeva a lui, ma era stanco di vedere sua figlia soffrire per quell'essere che avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di padre.
Ah si, d'accordo. Vedrò che posso fare
<in che senso vedrai che puoi fare. È tua figlia Taehyung, lei ha bisogno di te. Non te ne puoi lavare le mani come se nulla fosse>
Sei sicuro che sia lei ad avere bisogno di me? O non hai trovato nessuno che possa soddisfare i tuoi bisogni da Omega?
Da quando era diventato così? Da quando lo classificava solo per ciò che era. Si trattenne dall'urlargli contro, non volendo disturbare la figlia che riposava nella sua stanza, ignorando anche la provocazione fatta dal suo ex, riprendendo le redini della conversazione
<Ti ricordo che non sono stato io che si è andato a cercare la prima puttanella disponibile per svotare le palle, buttando anni di relazione e la propria famiglia alle spalle. Ma adesso non stiamo parlando di chi eravamo, qui si sta parlando di Yumi, quindi vedi di esserci domani> e senza attendere una risposta dall'altro chiuse la telefonata più nervoso di prima, ignaro del fatto che dietro alla telefonata non ci fosse l'Alfa che pensava.
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Second Chance
FanfictionTaekook Dove tutto sembrava essere perfetto, amore e felicità regnavano sovrani, formando un castello meraviglioso. Un castello così maestoso quanto anche fragile, che crollerà lasciando dietro di sé tristezza, rabbia e tanto dolore. Saranno in gra...
