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I giorni passavano veloci, portando con sé oltre al grande freddo dettata dalla stagione invernale, anche tante discussioni tra la giovane coppia. Jungkook aveva notato uno strano cambiamento nel comportamento del compagno, il quale era sempre più distante e distaccato, non concedendogli nemmeno uno sguardo quando si coricava la sera al suo fianco nel cuore della notte.

Inizialmente aveva associato questo suo cambiamento allo stress del lavoro, comprendendo bene che gestire i clienti e far in modo che i conti a fine giornata tornassero fosse stancante, ma con il perpetuarsi della situazione, sentiva di non riuscire più a continuare così, percependo la mancanza di quel dolce marito che aveva imparato ad amare ed apprezzare. Altro elemento che si aggiungeva alla già disastrosa situazione era la strana vicinanza che accomunava il marito al nuovo segretario, ai loro incontri ad orari e luoghi estranei a quelli lavorativi eche fossero sempre in contatto, lasciando addosso al compagno l'odore putrido del segretario.

Avrebbe tanto voluto sapere che cosa stesse accadendo, perché fosse così nervoso ogni qualvolta che varcava la soglia di casa, quasi fosse deluso nel ritrovare lui e la figlia ad attenderlo al suo arrivo. Eppure, quando aveva provato a chiarire la situazione con il marito, si era ritrovato di fronte ad un silenzio glaciale, venendo liquidato con un semplice "sono stanco Jungkook", chiudendosi dietro le spalle la porta della loro camera, lasciandolo fuori a fissare il legno della porta. Aveva sperato davvero che l'arrivo della loro figlia avesse portato ulteriore armonia alla loro vita così perfetta e felice, quando invece sembrava che tutto stesse cadendo a rotoli giorno dopo giorno, vedendola così coinvolta in una catastrofe di cui lei era solo una vittima innocente.

Anche quella sera Jungkook, dopo esser riuscito a finire in tempo le sue commissioni ed essersi preso cura della piccola, aveva addobbato la tavola, riempiendola con tutte le pietanze preferite dal marito, sperando che potessero riavvicinarsi, godendosi una cenetta insieme come non facevano da tempo.

Sentiva il suo corpo tremare, speranzoso che quello potesse essere un primo piccolo passo per poter riavvicinarsi a lui, cercare di riprendere da dove si erano interrotti e capire come migliorarsi per il loro bene e quello della loro figlia, che dopo tante fatiche erano riusciti ad incontrarla e che tanto meritava di stare in un clima ricolmo d'amore.

Guardava con fare maniacale l'orologio, nervoso che,ogni volta che i suoi occhi si posassero sulle lancette, queste si fossero mosse solo di un singolo numero, in un lento movimento che gli sembrò quasi infinito. Ma alla fine le sue orecchie poterono finalmente percepire lo scatto della serratura, la porta venir aperta lasciando entrare dentro il freddo che soffiava sulla città, accompagnando anche il dolce odore del marito dentro la loro abitazione.
<Sono a casa> Furono le prime parole che sentì pronunciare da lui una volta entrato dentro, ma decise di non rispondere, lasciando che fosse l'odore dei suoi piatti a condurlo in cucina, dove lo avrebbe poi trovato, li, in attesa della sua presenza, pronto ad accoglierlo e passare del tempo in quella serata romantica, finalmente solo loro due soli.

<Jungkook? Sei a casa?>domandò ancora l'altro, sicuramente confuso dal fatto che il compagno non avesse risposto come suo solito fare all suo arrivo. Perché non era venuto all'ingresso a dargli il solito bacio sulle labbra? Perché non lo aveva aiutato a togliere i pesanti abiti di dosso, accompagnandolo in cucina, dove una cena perfettamente cucinata lo stava attendendo?
Confuso, decise di raggiungere la cucina, pensando ingenuamente che si fosse addormentato insieme alla piccola,non sentendo neppure i suoi schiamazzi in giro per casa, o forse era semplicemente uscito per fare qualche commissione.

Ma si fermò all'ingresso della cucina quando vide non solo una tavola ricolma delle sue pietanze preferite, illuminate da due candele, ma lo stesso ragazzo che stava cercando, in piedi dietro ad una delle sedie, intento a fissarlo con un dolce sorriso stirato sul volto.
<Bentornato a casa Tae>in quelle parole aveva riservato tutta la dolcezza possibile, con l'intento di coprire quell'ansia che lo stava divorando dall'interno, ansia che si stava riversando sulle sue povere dita.
Da parte sua Taehyung non disse nulla, rimase solamente a guardare con fare curioso il lavoro fatto dal marito per preparare quella meraviglia, piatti che avrebbero colmato con tanta gioia la fame che lo stava divorando.

Un timido sorriso comparve sul suo volto, un sorriso sincero riservato a Jungkook dopo tanto tempo, che fu in grado di calmare l'altro, e sorridere di conseguenza, felice che quel piccolo gesto fosse stato apprezzato.

<Ti ringrazio, Jungkook> prese posto a tavola, alzando in aria il bicchiere ricolmo di quel profumato vino italiano, pronto per iniziare quella cena con un caloroso brindisi.
<A noi, e ad altri momenti così>

Altri momenti come quelli

Era forse troppo chiedere un po' di felicità? Finalmente poter vivere quel sogno di vita assieme al suo compagno e alla loro bambina, pronta a crescere sotto le loro cure e attenzioni. Eppure un tassello di troppo sembrava rompere quella perfetta armonia, o forse tutta quella perfezione era solo nella sua immaginazione, illudendosi di vivere una vita perfetta.

<Sono stanco di tutto questo. Sono stanco delle tue lamentele. Sai solo dire che io in questa casa non ci sono mai, che non faccio nulla. Ma dimmi un po' chi cazzo la mantiene questa abitazione? Chi ti permette di vivere in questa lussuosissima casa? io e i miei soldi>

Da quando era diventata una questione di soldi? Perché discutere di tali sciocchezze simili. Non era più importante cui era dentro ad abitarvici? Non era l'amore che avrebbero dovuto proteggere? Di certo lui non aveva sentito la necessità di vivere in una casa da ricconi, non ne sentiva il bisogno. Anche un misero appartamento sarebbe stato abbastanza per poterlo chiamare casa.

<allora tu non capisci un cazzo di quello che ti sto dicendo, vero Taehyung? E poi chi cazzo se ne frega dei soldi, qui si parla di noi due, e di nostra figlia, che mi sto crescendo da solo visto che tu continui a preferire la presenza di quel verme che chiami assistente, anche se l'appellativo più consono sarebbe "buco svuota palle">

In quel momento non sembravano più loro, la rabbia aveva preso il sopravvento e adesso le urla sovrastavano i loro pensieri. L'unico obiettivo in quel momento sembrava più screditare l'altro, ignorando tutto ciò che li circondava e chi li potesse sentire. Sembrava che entrambi si fossero persi, ma invece che cercare di ritrovarsi insieme si stavano lasciando andare a quella disperazione e sconsolatezza che quella distanza stava portando con sé.

<Non ti azzardare a riferirti in questo modo a Jiho, non te lo permetto Jungkook>
<Sennò che mi fai? Ti ricordo che sono io il tuo cazzo di marito, io il padre di tua figlia, sono io la persona che dovresti proteggere invece che lasciare che i tuoi colleghi mi screditino. Ma che vado a dire, visto che sembrava divertirti tanto quando l'altra sera si stavano prendendo gioco di me, del fatto che fossi un uomo omega, e di come, "per la mia sporca e inferiore natura", io non potessi nemmeno essere paragonato al grande alfa. Già, è più importante quel pezzente>

Primi oggetti iniziarono a volare per la stanza, accompagnando le urla assieme a pianti e oggetti che si rompevano a contatto con il freddo pavimento. Ormai sembrava tutto irreparabile, quel paradiso adesso si era trasformato in un campo da guerra. I sentimenti passarono in secondo piano, lasciando campo aperto alla rabbia e all'orgoglio e a diverse ferite che, seppur invisibili, iniziarono a lacerare le pelli dei due giovani, non più così innamorati.

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