<che hai intenzione di fare adesso?>domandò Jin una volta ascoltato il racconto di Jungkook rispetto a quello che fosse successo quella mattina. I bambini erano andati a giocare bel giardinetto di casa Kim, lasciando così soli Jimin, Jin, Jungkook e Jiun. Nessuno aveva osato interrompere il discorso del ragazzo, nessuno aveva detto niente riguardo a quelle lacrime che ancora stavano bagnando il suo viso. Lo avevano lasciato parlare fino a quando non si fosse calmato.
<Non lo so. Io vorrei prendere la piena responsabilità di Yumi, ma non posso farlo da sé. E di certo non ho buone motivazioni per chiederlo>sospirò stanco, continuando a strappare il fazzoletto in piccoli pezzettini.
<Potresti, lui non si è mai presentato agli incontri>sostenne Jiun sicura, irritata dal comportamento irresponsabile di Taehyung nei confronti di Yumi. Ricevette però uno sguardo di rimproverò da parte di Jimin, fortemente contrario a quell'idea. Seppur Taehyung fosse un genitore poco presente, non dimenticava mai di dare dei soldi a Jungkook e a sua figlia, ed erano abbastanza da poter coprire molte delle spese che avrebbe dovuto affrontare.
<io non credo sia la cosa migliore. Siamo sinceri, Taehyung->
<Non pronunciare il suo nome> venne interrotto Jimin dal diretto interessato. Non avrebbe voluto sentire quel nome ancora una volta, mai più. Era morto per lui.
<Scusami..comunque anche Yumi ha diritti di avere la possibilità di essere felice, e se lo è anche solo condividendo lo stesso cognome e sapere che un giorno lo potrà rivedere, allora perché provarla di questa possibilità. E poi ha sempre mandato ogni mese la somma per le spese, anche se tu non li hai mai usati, lui ha sempre fatto un qualcosa di piccolo per voi>
<Tu lo dici solo perché ci sei ancora amico, e poi dovresti sapere che non basta riempire il conto bancario per essere un genitore presente>commentò stizzita jiun,non capendo perché si ostinasse a proteggerlo dopo tutto quello che aveva fatto e come si stava comportando adesso. I suoi occhi andarono immediatamente su Jungkook, sperando che non si fosse chiuso nei suoi pensieri come accadeva sempre in quei momenti, e fu proprio come lei aveva previsto.
Il diretto interessato, infatti, continuava a girare con lentezza disarmante il cucchiaio dentro la tazza, lasciando che il suo sguardo si perdesse dentro il liquido presente e nei vortici che lui stesso stava creando. Sapeva che in quel momento fosse in crisi, che adesso non avrebbe voluto parlarne con nessuno ma che allo stesso tempo cercava disperatamente che qualcuno lo capisse. Ma una situazione di tale portata era difficile capirla se non ci eri dentro fino al collo, e sentire gli altri parlare con così tanta felicità delle loro vite amorose poteva essere un colpo ancora più basso.
<Jungkookie..fai quello che pensi sia giusto per te>disse lei alla fine, riuscendo a catturare lo sguardo spento dell'amico, che in risposta annuì solamente con fare distratto, portando lo sguardo davanti a sé, verso il grande giardino dove i bambini stavano correndo felici e spensierati. In particolare guardò Yumi, quella povera bambina, lei che era ignara di tutto ma che stava subendo le conseguenze delle sue scelte. Si era domandato così tante volte se fosse giusto tenerla all'oscuro di certi particolari, se fosse un bravo padre per lei e se quel sorriso che gli rivolgeva sempre fosse realmente dettato dalla felicità infantile o nascondeva tutte le sue più grandi paure nascoste.
<No, Jiun, non posso fare quello che è giusto per me..ma per lei>rispose lui continuando a guardare i bambini giocare. Non poteva toglierle anche quel piccolo spiraglio di felicità, non aveva il coraggio di sottrarle qualcosa che era parte di sé. E, seppur con grande rimorso, quel cognome le faceva stare bene, se quella speranza di vederlo e parlarci la rendesse così tanto felice, allora avrebbe fatto di tutto per continuare a trovare un modo per riunire i due.
<E poi Minho mi ha detto che le farfalle volano in alto, fino a raggiungere il sole. Ma non si bruciano così papà?>continuò il racconto di quel pomeriggio Yumi, come se Jungkook non fosse stato lì tutto il tempo. Ma non potè fare a meno di ascoltare divertito quel racconto e assecondare la piccola, aveva già sofferto abbastanza per quel giorno.
<Papà..ma tu conosci quel signore di stamattina?>domandò d'un tratto lei, lanciando una bomba dentro l'abitacolo. Era ora il momento giusto per dirle la verità? O sarebbe stato meglio stare in silenzio e parlare quando lei sarebbe stata più adulta e in grado di capire certe dinamiche? Cosa avrebbe fatto sì che lei l'avrebbe odiato meno in futuro?
STAI LEGGENDO
Second Chance
FanfictionTaekook Dove tutto sembrava essere perfetto, amore e felicità regnavano sovrani, formando un castello meraviglioso. Un castello così maestoso quanto anche fragile, che crollerà lasciando dietro di sé tristezza, rabbia e tanto dolore. Saranno in gra...
