Capito 17

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La dottoressa è alta, bionda e impeccabile,
e indossa un tailleur blu scuro.
Mi ricorda le donne che lavorano nell'ufficio
di Zulema.
Sembra una loro fotocopia, l'ennesima bionda perfetta.
I suoi capelli lunghi sono raccolti in un elegante chignon.
Deve avere una quarantina d'anni.

"Signora Zahir"
Stringe la mano che Zulema le ha teso.

"Grazie per essere venuta con così poco preavviso" dice lei.

"Grazie per aver fatto in modo che ne valesse la pena, Signora Zahir.
Signorina Ferreiro."

Sorride, lo sguardo freddo e indagatore.
Ci stringiamo la mano e capisco subito che è una di quelle donne che vanno subito al sodo, come Kabila. Mi piace.
Lancia a Zulema uno sguardo penetrante
e, dopo un istante di imbarazzo, lei capisce l'antifona.

"Io sono al piano di sotto" mormora,
e mi lascia in quella che sarà la mia stanza.

Questa camera è molto più carina, di quella nella casa a Barcellona, i muri sono dipinti di un colore verde acqua Marino,
i mobili laccati in bianco, tutti molto moderno, la stanza mette tranquillità.
O almeno è così che mi sento, per ora.

"Bene, Signorina Ferreiro.
La Signora Zahir mi paga una piccola fortuna per assisterla.
Che cosa posso fare per lei?"

Dopo una visita accurata e una lunga chiacchierata, la dottoressa ed io optiamo per la minipillola.
Dandomi una marca specifica che mi aiuta a regolarizzare il ciclo mestruale.
Lei mi scrive la ricetta e mi dice di procurarmi il farmaco il giorno dopo.
Mi piace il suo atteggiamento pratico: mi ripete fino all'esasperazione che devo assumere una compressa ogni giorno alla stessa ora.
Potrei giurare che arde dalla curiosità riguardo alla mia cosiddetta relazione con Zulema.
lo non le rivelo particolari.
Per qualche ragione penso che non sarebbe così calma e padrona di sé se vedesse
la Stanza Rossa delle Torture.
O magari già l'ha vista.
Oddio... no non ci voglio pensare.
Avvampo mentre passiamo davanti alle porte chiuse del corridoio, dirigendoci verso il soggiorno.
Mi chiedo se veramente ha una stessa camera anche in questa casa, ma sinceramente ormai non mi stupisco più di niente.
Zulema sta leggendo, seduta sul divano.
Dallo stereo esce una straordinaria melodia, che fluttua intorno a lui, avvolgendolo e riempiendo il salone di note dolci e struggenti. Per un attimo, sembra serena.
Si gira verso di noi quando entriamo e mi rivolge un sorriso affettuoso.

"Avete finito?" chiede,
come se fosse sinceramente interessata. 
Punta il telecomando verso una lucente scatola bianca sotto il caminetto dov'è sistemato il suo iPod, e abbassa il volume della musica,
che rimane in sottofondo.
Poi si alza in piedi e ci viene incontro.

«Sì, Signora Zahir.
Abbia cura di lei: è una ragazza bella e intelligente.»

Zulema rimane sbalordita, e anch'io.
Sembra una cosa inopportuna da dire,
per un medico.
Sta forse cercando di darle un avvertimento, neanche tanto sottile?

Lei si riprende.
«Ne ho tutta l'intenzione» mormora, attonita.

Io la guardo e mi stringo nelle spalle, imbarazzata.

"Le manderò la fattura"
dice la dottoressa seccamente, stringendole la mano.

"Buona giornata e in bocca al lupo, Maca." Sorride nel salutarmi.
Sandoval si materializza dal nulla per scortarla verso l'ascensore.
Ma come fa?
Dove si nasconde?

"Com'è andata?" chiede Zulema.

"Bene, grazie.
Ha detto che devo astenermi da qualsiasi attività sessuale per le prossime quattro settimane.
A quanto pare ho una piccola infiammazione.
Che devo tenere sotto controllo."

𝐹𝐼𝐹𝑇𝑌 𝑆𝐻𝐴𝐷𝐸 𝑂𝐹 𝑍𝑈𝑅𝐸𝑁𝐴Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora