«Finalmente a casa!» sospiro mentre chiudo la porta dietro di me. È stata una giornata estenuante, un ottovolante di emozioni che mi ha lasciata svuotata ma felice. Vorrei che ogni giornata di lavoro avesse questo ritmo, questo brivido, anche se so che per ora dovrò accontentarmi delle poche interviste che mi verranno assegnate.
Senza nemmeno togliermi la giacca, prendo il telefono e mi lascio cadere pesantemente sul divano, sprofondando tra i cuscini. Lo schermo si illumina: vedo una valanga di notifiche da Instagram — probabilmente il tag della diretta di oggi ha fatto girare il mio profilo — ma prima ancora che io possa sbirciare tra i commenti o i nuovi follower, il display cambia bruscamente.
È il mio capo. Non ho nemmeno il tempo di riprendere fiato che la realtà bussa di nuovo alla porta. Senza esitare, trascino il dito sulla cornetta verde e rispondo.
«Lorenzetti, buonasera. Guardi, sono molto soddisfatto della qualità tecnica del lavoro che ha svolto, ma devo essere sincero: le domande dettate dalla sua curiosità personale non sono ammesse nelle nostre interviste. Inoltre, il suo collega mi ha riferito di un suo eccessivo coinvolgimento emotivo durante l'incontro. Per questo motivo, ho deciso che lei non è adatta a questo tipo di incarichi. Mi spiace.»
Le parole del mio capo cadono come macigni nel silenzio del mio salotto. Resto pietrificata, mentre un velo di delusione e una profonda tristezza iniziano a pervadermi. Eppure, nonostante il nodo alla gola, riesco a rispondere in modo cordiale, mantenendo quel briciolo di professionalità che mi è rimasto, prima di chiudere la chiamata.
Appoggio il telefono sul divano e fisso il vuoto davanti a me. La rabbia cresce lentamente: è colpa di Filippo. Per colpa sua, delle sue bugie e della sua insicurezza, ho appena perso la possibilità di fare nuove esperienze che avrei amato. Ha trasformato un momento di successo in un fallimento, distorcendo la realtà a suo favore.
Apro Instagram quasi per inerzia e per distrarmi dalla mia serata decisamente inaspettata. Mentre scorro il feed, mi appare subito uno scatto della mia intervista a Pierre; d'istinto clicco sul suo tag e inizio a scorrere il suo profilo, perdendomi tra le varie foto.
È davvero un bel ragazzo, ma non è solo quello: ha gli occhi più azzurri che io abbia mai visto e, da come si è comportato oggi, anche un animo profondamente buono. Mi ritrovo a sorridere guardando lo schermo, ma poi la realtà mi colpisce di nuovo.
'Basta fantasticare, Erika', mi dico a bassa voce tra me e me. Lascio cadere il telefono sul cuscino del divano, quasi volessi allontanare quei pensieri, e mi alzo per andare a fare una doccia. Ho bisogno dell'acqua fredda per sciacquare via la tensione, la rabbia per Filippo e la delusione per le parole del mio capo. In questo momento, non desidero altro che far finire questa giornata.
Il Giorno dopo
Sono di nuovo alla mia scrivania, ma la concentrazione è un miraggio. Sto provando a imbastire un articolo su un nuovo lancio di Gucci per la rubrica di moda del giornale, ma non ne ho alcuna voglia: la mia testa è rimasta ferma al circuito di Monza. Decido che è meglio staccare e vado in pausa, sperando che un po' di caffè aiuti.
Appena accendo il telefono, vengo sommersa dalle notifiche. Rispondo velocemente a Mariachiara, la mia migliore amica, e poi inizio a scorrere le testate che parlano della mia intervista di ieri. Con mia grande sorpresa, sembra che il pubblico abbia apprezzato molto: i commenti sono positivi, il tono è entusiasta. Tutti sembrano aver visto quello che il mio capo ha deciso di ignorare.
Proprio mentre sto leggendo un trafiletto, un banner appare in cima allo schermo. È una notifica di Instagram: @pierregasly ha iniziato a seguirti.
Scatto in piedi dalla poltrona come se avessi preso una scossa elettrica. Fisso lo schermo, incredula: l'ha fatto davvero. 'Come ha fatto a trovarmi?', mi chiedo per un istante, prima di darmi della stupida da sola: sapeva il mio nome, trovarmi nell'era dei social è un gioco da ragazzi per uno come lui. Con il cuore che batte a mille, premo il tasto azzurro: ricambia il follow.
Una settimana dopo
È già passata una settimana. La mia vita è tornata alla solita routine, divisa tra articoli di moda e serate con le amiche, ma una parte di me è rimasta ferma a quel pomeriggio a Monza.
Oggi si corre il Gran Premio di Spagna. Il mio capo, coerentemente con la sua decisione di tenermi lontana dalle telecamere, mi ha assegnato un compito puramente d'ufficio: trascrivere le interviste dei piloti per il nostro sito ufficiale. Il podio vede trionfare Lewis Hamilton, seguito da Sergio Pérez e Charles Leclerc.
Mentre ascolto e digito le dichiarazioni, un volto nel paddock cattura la mia attenzione nelle riprese di contorno. Lo riconosco subito: è il ragazzo con la divisa rossa che aveva interrotto la mia conversazione con Pierre. È strano vederlo sullo schermo mentre sono seduta alla mia scrivania a Milano; mi fa sentire così distante da quel mondo che avevo sfiorato appena ma che mi era entrato così profondamente dentro.
Una volta terminato il lavoro, non resisto. Apro Instagram e la prima cosa che mi appare è un nuovo post di Pierre. È una sua foto in cui sorride, con quel carisma che lo distingue sempre. La didascalia recita: «A beautiful race, I am very happy with my P5, I thank my team for giving me a great car. Thanks Spain, to next year! ».
Sotto la foto, il contatore segna già migliaia di commenti. Vedo cuori blu, incitamenti dai fan, ma sento l'impulso di scrivergli qualcosa anch'io. Senza pensarci troppo, digito un semplice «Good job!» e premo invio.
Non passano che pochi secondi e il telefono vibra tra le mie mani. Il cuore mi salta in gola quando vedo le notifiche: Pierre ha messo like al mio commento e ha risposto. «Grazie giornalista!», scrive lui in italiano, aggiungendo un'emoji di un cuore blu.
Sorrido come una sciocca davanti allo schermo, gli lascio un cuore di risposta e cerco di ricompormi. Quel piccolo scambio mi dà la carica di cui avevo bisogno. Torno a trascrivere le ultime parole dell'intervista con un'energia diversa, curando ogni minimo dettaglio dell'articolo prima di cliccare su 'pubblica'. Forse la mia carriera da giornalista sportiva non è finita come pensava il mio capo.
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Qui per caso ||Pierre Gasly
FanfictionErika è una giovane giornalista milanese che si occupa di moda, ma un incarico improvviso la porterà al Gran Premio d'Italia di Formula 1 per sostituire un suo collega, assente a causa di un imprevisto last minute. Dopo le interviste fatte per la t...
