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Pov - Erika

Il clima nell'appartamento di Pechino è cambiato in un istante. Il grigio dell'inverno cinese e la monotonia della routine lavorativa sono stati spazzati via dall'energia travolgente di Daniel e dal resto del gruppo che verrà qui da me e Rita per passare il Capodanno. È incredibile come basti un abbraccio di chi ami per sentirsi di nuovo a casa, anche se fuori dalla finestra lo skyline non è quello di Milano.

Nonostante il trilocale sia piccolo, il calore umano lo riempie subito. Vedere Max e Anna, Antonio, Daniel e Heidi tutti insieme nel mio salotto beige rende tutto più reale, ma anche più doloroso. Sono la mia famiglia, ma sono anche il legame vivente con l'uomo che sto cercando disperatamente di dimenticare.

«Dan, avevamo detto che non ne avremmo parlato!» lo rimprovera Heidi quando lui, con la sua solita mancanza di filtri, sgancia la classica bomba su Pierre. 

Ma Daniel non molla, mi legge dentro come un libro aperto. «Però ci ho azzeccato, vero?» mi sfida con quel sorriso che non riesci mai a tenere a distanza.

Fortunatamente il campanello mi salva, ma è solo un rinvio. Mentre cerco di fare la brava padrona di casa, Daniel mi blocca di nuovo prendendomi per il polso. Non mi lascia scappare. 

«Quindi ti manca o no?» incalza anche Max, avvicinandosi con quella sua schiettezza da campione del mondo. 

«Sì che mi manca, ragazzi! Lo sapete anche voi,» esplodo, con un misto di frustrazione e rassegnazione, prima di rifugiarmi in cucina dalle ragazze.

Rita mi guarda, capisce subito che il "muro" che ho costruito in questi quattro mesi sta iniziando a vacillare sotto i colpi dei miei amici. «Ehi Erika, che succede?» mi chiede sottovoce. 

«Niente... le solite cose,» rispondo cercando di ricompormi. 

«Di cosa stavate parlando?» 

«Della festa di capodanno di domani!» esclama Heidi, cercando di cambiare aria. 

«Questo sì che è interessante,» dico sedendomi, grata per il cambio di argomento. Ma so che sarà una serata lunga.

Mentre pianifichiamo la serata, tra risate e battute su quanto sia difficile farsi capire al supermercato sotto casa, il mio pensiero vola inevitabilmente a Rouen. Chissà cosa sta facendo Pierre. Sapevo che andasse dalla sua famiglia per Natale perché i miei amici me lo avevano detto, ma chissà se anche lui è circondato da amici o se il silenzio della Normandia lo sta aiutando a voltare pagina, proprio come io non riesco a fare.

Sera di Capodanno
Il sapore delle lasagne fatte in casa, l'odore della crema al mascarpone e le risate dei miei amici creano un'atmosfera così calda che per un attimo dimentico di essere a novemila chilometri dall'Italia. Ma basta un nome, quello di Pierre, perché la realtà torni a galla con la forza di uno schianto in pista.

Mentre mangiamo, il racconto della festa di Max mi colpisce come un pugno allo stomaco. Immaginare Pierre chiuso in casa, costretto da Yuki a uscire, e poi ferito dalle parole velenose di Lando, mi fa sentire una morsa al cuore.

«Perché non voleva uscire? Non è da lui,» chiedo, sentendo già la risposta dentro di me. 

«Erika, gli manchi. Non riesce ad andare avanti» dice Daniel con quella sua schiettezza che non lascia scampo.

Ascolto il resto del racconto tra cui la lite con Lando, il conforto di Charles e Charlotte, Yuki che dorme da lui  e mi ritrovo con la testa tra le mani. Mi sento responsabile. Mi sento egoista. «Ma perché sta così... deve andare avanti, non può buttare la sua vita per me,» sussurro, più a me stessa che agli altri. 

«Ti ama alla follia, Erika. Non l'ho mai visto struggersi per amore, non l'ho mai visto così da quando lo conosco» conclude Anna, e il silenzio che segue è più rumoroso di mille parole.

Il discorso per fortuna scivola via verso argomenti più leggeri, ma la mia mente è rimasta bloccata a quella festa a cui non ho partecipato. Poi, improvvisamente, l'agitazione di Antonio ci riporta al presente.

«Manca un minuto!» grida Max, mentre Daniel inizia il conto alla rovescia con la sua solita esuberanza. 

«5... 4... 3... 2... 1!» Le grida di «Buon anno!» e il botto dello spumante riempiono la stanza. Ci abbracciamo tutti, ridendo e facendoci gli auguri, mentre fuori i fuochi d'artificio illuminano il cielo di Pechino.

«Buon anno, ragazzi,» dico sorridendo, ma dentro di me il pensiero è uno solo: Speriamo sia davvero un buon anno.

Mentre gli altri continuano a festeggiare, io sento il peso del telefono nella tasca. In Italia mancano ancora sei ore alla mezzanotte, non posso ancora sentire i miei genitori. Mentre Pierre sarà probabilmente con la sua famiglia in Francia, ignaro che io ho appena brindato al mio nuovo anno pensando a lui.

Qui per caso ||Pierre GaslyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora