Siamo agli ultimi giri del Gran Premio d'Ungheria. L'adrenalina nel box è alle stelle, ma non basta a compensare la frustrazione. Pierre è quarto, attaccato agli scarichi di Ocon, Norris e Hamilton. Le due Red Bull sono state messe fuori gioco da un incidente causato da Bottas alla curva uno; Pérez ritirato, Max è riuscito a rientrare in pista, ma la sua monoposto è malconcia e si trova in decima posizione.
Ultimo giro. Il cuore mi batte all'impazzata. Esteban Ocon vince il Gran Premio, seguito da Lando Norris e Lewis Hamilton sul podio. Ancora una volta, Pierre sfiora il podio.
Corro verso il box appena la sua monoposto si ferma. «Amore, hai fatto un'ottima gara!» dico, abbracciandolo.
«Ero attaccato ad Hamilton!» la sua voce è carica di delusione.
«Ma sei arrivato quarto!»
«Ero quasi terzo!»
«Sì, ma...»
«No, niente 'sì, ma'! Cazzo!» mi interrompe. «Questa era la nostra opportunità e non l'ho sfruttata.»
«Ma Pierre...»
«Scusami, ho le interviste,» taglia corto, allontanandosi. La sua delusione è palpabile, quasi rabbia.
Yuki si avvicina, vedendo il mio sguardo smarrito. «Erika, non preoccuparti. È solo un po' scosso, gli passerà.»
«Lo spero. Vado verso l'uscita. Se rientra, digli che lo aspetto in macchina.»
«Lo farò, vai tranquilla.»
Lo saluto e mi incammino verso il parcheggio. La testa è piena di pensieri, il suo umore mi ha ferito, ma capisco la frustrazione. Poi sento un passo che mi affianca, mantenendo il mio ritmo. Mi volto. È Lando, di nuovo.
«Ehi Lando, perché mi segui sempre?»
«Non posso fare la strada con te?»
«Beh, potevi dirlo se volevi, o chiedermi se potevi.»
«Mh, okay. Faccio la strada con te.»
«Come vuoi,» rispondo, aumentando il passo.
«Ehi, ma dove scappi? Non ti mordo! E se è per Pierre che mi eviti, sei stupida» dice, afferrando delicatamente il mio polso.
«Non sono stupida e non ti evito. Ho solo fretta di andare via da qui.»
«E perché? Che è successo?»
«Nulla che ti riguardi.»
«Sempre molto aperta al dialogo, mi dicono.» Rido di fronte alla sua sfacciataggine, ma continuo a camminare.
«Dai, io e Ricciardo stasera diamo una festa. Se vuoi puoi venire. Sia tu che Pierre, intendo...»
«Glielo dirò.»
«Ci sarà anche Max con Anna, sai?»
«Mi fa piacere, ma devo prima chiedere a Pierre se vuole venire.»
«Va bene,» dice, fermandosi.
«Ciao Lando,» lo saluto, finalmente libera di raggiungere il parcheggio. Mi volto un attimo e lo vedo sorridere, un sorriso che non sono in grado di decifrare.
Arrivo alla macchina di Pierre e mi metto a guardare i social. Il paddock è in fermento, ci sono tantissime foto mie e di Pierre. Ne scelgo una in cui lui è concentratissimo in pista, e decido di pubblicarla sul mio profilo, scrivendo "My man of the day" con un cuore blu.
Siedo sul sedile del passeggero, lo sguardo fisso sullo schermo del telefono. I like aumentano ogni secondo che passa, ma è il commento di teamgasly con il cuore blu a farmi sorridere. Eppure, non appena sento la portiera aprirsi, torno seria.
«Eccomi qua,» esclama Pierre, salendo in macchina con un sospiro pesante. «Andiamo?» Non rispondo. Allaccio la cintura senza fiatare e continuo a scorrere il mio feed, ignorandolo deliberatamente. Il silenzio nell'abitacolo è così denso che si potrebbe tagliare con un coltello.
Pierre mette in moto, ma dopo pochi metri non resiste più. «Vuoi parlarmi?» chiede, rompendo il ghiaccio.
Mi volto verso di lui, finalmente. «E perché dovrei? Mi hai lasciata da sola nei box senza un motivo valido dopo avermi trattata da cani. Secondo te ho pure voglia di parlare in modo civile con te dopo come ti sei comportato?»
Lui sospira, i lineamenti del viso che si distendono. «Scusami... I was angry. Ero arrabbiato con me stesso, non volevo trattarti in quel modo. Ho visto il post mentre arrivavo al parcheggio... apprezzo molto che tu pensi questo di me, Erika. Davvero.»
La mia rabbia inizia a scivolare via. «Lo sai che per me sei il migliore, Pierre. Non dovresti nemmeno starci a pensare sopra, podio o no.»
«Hai ragione, hai ragione... dai, tregua?» dice, lanciandomi uno dei suoi sorrisi irresistibili che mi mandano sempre in tilt.
«E va bene. Tregua. Pace fatta,» rispondo, non riuscendo più a trattenere il sorriso.
Lo sento sussurrare tra sé e sé, mentre cambia marcia: «Come sei bella quando sorridi...».
«Guarda che ti ho sentito, eh!»
Lui ridacchia, leggermente imbarazzato. «Uhm... non era questo l'intento.»
«Dai, andiamo che è meglio!» dico io, sentendo di nuovo quella complicità che ci lega.
«Let's go, ma belle!» esclama lui, accelerando verso il centro di Budapest.
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Qui per caso ||Pierre Gasly
Fiksi PenggemarErika è una giovane giornalista milanese che si occupa di moda, ma un incarico improvviso la porterà al Gran Premio d'Italia di Formula 1 per sostituire un suo collega, assente a causa di imprevisto last minute. Dopo le interviste fatte per la test...
