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Siamo in camera e abbiamo appena finito di prepararci per la festa a cui Lando e Daniel ci hanno invitati. Mentre mi guardavo allo specchio, dubbiosa se i miei pantaloni a palazzo e la camicia nera fossero "abbastanza" per gli standard di una festa nel mondo della Formula 1, Pierre ha saputo leggere esattamente le mie insicurezze. Pierre ha iniziato a confortarmi e le sue parole mi hanno colpita come un fulmine a ciel sereno. Ma è stata la sua ultima frase che ha detto "anche se fossi dall'altra parte del mondo" a farmi mancare il respiro. Sembrava quasi che avesse letto i miei pensieri su Pechino, o che il destino stesse cercando di dirmi qualcosa.

«Ti prego, non farmi più piangere!» dico ridendo tra le lacrime, cercando di tamponare il mascara con un fazzoletto per non rovinare tutto il trucco proprio ora. 

«Non volevo! Désolé, bellissima,» risponde lui con un sorriso colpevole. «Dai, ora susu, che dobbiamo andare da Lando e Daniel. Ci sarà anche Max, sai?» 

«Sì, sì, lo so, è insieme ad Anna,» rispondo, infilando finalmente i tacchi neri. Mi sento bene: elegante, sicura, ma soprattutto protetta dalle sue parole.

Usciamo dall'hotel mano nella mano. L'aria di Budapest la sera è più fresca e carica di aspettative. Pierre sembra tranquillo, nonostante stia andando a una festa organizzata proprio da Lando; il fatto che abbia accettato subito solo per farmi felice è l'ennesima prova del suo cambiamento.

Arriviamo davanti al locale, un posto esclusivo con le luci che riflettono sul Danubio. Sento già il battito della musica uscire dalle pareti.

«Pronta?» mi chiede Pierre prima di entrare, stringendomi la mano. 

«Pronta. E tu? Niente scenate con Norris, promesso?» lo stuzzico. 

Lui alza gli occhi al cielo con un sorrisetto. «Farò il bravo, promesso. Ho una bellissima donna al mio fianco, non ho tempo per le vecchie faide.»

Varchiamo la soglia e veniamo subito accolti dal caos della festa. Vedo in lontananza la chioma bionda di Anna e il sorriso inconfondibile di Daniel. La serata sta per iniziare, ma nel profondo so che prima o poi dovrò dirgli di quella telefonata da Pechino. Non posso far finta di nulla per sempre, specialmente dopo quello che mi ha appena detto.

La musica pulsa tra le pareti del locale e l'atmosfera è carica di quell'energia tipica delle serate che precedono le vacanze. Vedere Pierre così rilassato, nonostante la presenza di Lando e il risultato dolceamaro della gara, mi riempie il cuore.

Raggiungo Antonio ai divanetti, lontano dal frastuono delle casse. Non appena mi vede, i suoi occhi si illuminano e si alza per stringermi in un abbraccio che profuma di casa e di ricordi.

«Erika... sei uno splendore stasera,» mi dice tenendomi per le spalle e guardandomi con affetto fraterno. 

«Sei qui con Pierre, immagino.» 

«Sì, Lando ci ha invitati. Abbiamo pensato che una serata di leggerezza prima della pausa estiva fosse l'ideale,» rispondo, sentendo subito quella sintonia che solo noi due abbiamo. 

«Sono così felice di vederti qui... e soprattutto di vederti così... raggiante. Sembri un'altra persona rispetto a qualche mese fa.» 

«Grazie, Anto. Davvero. Incontrarti al GP è stato il regalo più bello. Mi sei mancato in questi anni, più di quanto pensassi...»

Antonio accenna un sorriso malinconico, poi il suo sguardo si fa più serio, quasi teso. Si guarda intorno per assicurarsi che nessuno stia ascoltando. 

«Anche tu mi sei mancata. Erika... in realtà speravo di vederti stasera perché devo chiederti un consiglio importante. Solo tu puoi capirmi.» 

«Certo, dimmi tutto. È successo qualcosa?» chiedo preoccupata.

Qui per caso ||Pierre GaslyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora