5.

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Scendiamo tutti e sei dalla Terrazza, lasciandoci alle spalle le luci del Duomo per incamminarci verso Corso Vittorio Emanuele. L'aria fresca della sera è piacevole e il clima tra noi è diventato incredibilmente spontaneo.

«Domanda fondamentale: ma voi tre come vi siete conosciute? Siete uno spasso, non mi divertivo così da un sacco di tempo!» esclama Daniel con la sua solita energia contagiosa. 

«Eravamo compagne di classe al liceo,» risponde pronta Mariachiara. In un attimo, inizia a travolgerlo con i racconti delle nostre avventure scolastiche. Li osservo mentre camminano: sembrano così affini e in sintonia che non farei fatica a vederli bene insieme.

Persa nei miei pensieri, non mi accorgo di un dislivello nel pavé. «Erika, attenta!» la voce di Pierre è immediata, così come la sua mano che mi afferra saldamente per un braccio, impedendomi di inciampare. 

«Scusa... ero con la testa tra le nuvole e non ho visto dove mettevo i piedi. Grazie,» rispondo, sentendo le guance scaldarsi leggermente. 

«Ma di niente! Figurati se ti lasciavo cadere proprio qui in mezzo al Corso, sarei davvero un bastardo se lo avessi permesso» ribatte lui con una risata calda che mi fa dimenticare l'imbarazzo.

Poco dopo, Anna guarda l'orologio: «Ragazzi, io devo scappare. Domani ho un turno presto al lavoro.» 

«Sì, ci avviamo anche noi,» dicono quasi in coro Mariachiara e Daniel, sembrando quasi d'accordo nel voler prolungare la loro conversazione da soli. 

«Uhm, okay... allora se mi abbandonate tutti, direi che è ora di rientrare anche per me,» dico ridacchiando, cercando di nascondere un pizzico di malinconia per la serata che finisce. 

«Va bene, allora alla prossima! E mi raccomando: scriveteci, non sparite!» esclama Max, indicando me e le mie amiche con un cenno amichevole. 

«Sicuramente! Ciao ragazzi!» Li saluto con un ultimo sguardo e mi incammino verso l'ingresso della metropolitana. Mentre scendo le scale, sento ancora la pressione della mano di Pierre sul mio braccio

«Giornalista, già scappi? O posso offrirti una pizza o qualcosa da mangiare prima che tu sparisca in metropolitana?» Mi volto di scatto: è lui. 

«Ancora qui sei! Ammettilo, mi adori proprio,» ribatto ridendo. 

«Beccato. Allora, che ne dici? In effetti ho una fame incredibile.» 

«Va bene, aggiudicato. Una pizza ci sta tutta.»

Mentre camminiamo, mi sorge un dubbio: «Ma non hai paura dei paparazzi o che domani escano dei gossip su di noi?» 

Lui scuote le spalle con estrema naturalezza. «Sinceramente? Non mi interessa. Non c'è nulla da nascondere, sto solo andando a cena con un'incredibile giornalista.» Lo guardo e il suo sorriso, così onesto, mi fa arrossire leggermente. 

«Ti va bene questo posto?» mi chiede indicando un locale molto curato, tutto sui toni del bianco, con i tavoli all'aperto protetti da piante rigogliose che creano un'oasi di privacy nel cuore di Milano. 

«È perfetto, davvero molto carino.»

Dopo aver ordinato, Pierre alza il calice verso di me. «Propongo un brindisi. A noi due e a questa nostra conoscenza... che possa proseguire per il meglio.» 

«A noi due, allora,» rispondo facendo sfiorare i calici. Il suono del cristallo è musica in questa serata perfetta.

Tra una chiacchiera e l'altra, il tempo sembra volare. Davanti a una margherita e a una pizza al prosciutto, ridiamo come se ci conoscessimo da una vita. «Incredibile come sia passato veloce il tempo,» esclamo guardando l'orologio. «È già mezzanotte e siamo ancora qui a parlare!» dico incredula

«Perché, abbiamo forse qualcosa di meglio da fare?» ridacchia lui, poi si alza. «Dai, vado a pagare il conto e poi ti accompagno a casa.» 

«Ehi, facciamo a metà!» protesto. Lui si sporge leggermente verso di me con uno sguardo divertito. 

«Ah, quindi hai già deciso che ti farai accompagnare a casa, eh? E comunque no, stasera offro io.» 

«Va bene, ma sappi che la prossima volta pago io.» Pierre accorcia le distanze, i suoi occhi nei miei. 

«Siamo già arrivati a programmare un secondo appuntamento, giornalista?» Resto un attimo senza fiato, poi cerco di ricompormi: «Dai, vai a pagare, su!» Lui ride di cuore e si dirige verso la cassa, lasciandomi con i battiti decisamente accelerati.

«Allora, dove posso portarti, bellissima giornalista?» mi chiede Pierre una volta usciti dal locale, con quel tono di chi non ha nessuna intenzione di vederti andare via. 

«Non preoccuparti, Pierre. Vado a casa da sola, davvero,» rispondo cercando di sembrare decisa. 

Lui però scuote la testa, accennando un sorriso premuroso: «Ma no, ti accompagno io. Ho la macchina qui vicino, non è un problema anche se abiti lontano.» 

«Davvero, tranquillo. Prendo la metro e arrivo in un attimo.» 

«Erika, è tardi,» insiste lui, facendosi improvvisamente serio. «Non mi va lasciarti andare in giro da sola a quest'ora.»

È un gesto gentile, e ammetto che per un attimo sono tentata, ma non voglio che si senta obbligato a farmi da autista. «Sei davvero dolcissimo, ma non preoccuparti. Vado a piedi fino alla stazione, faccio sempre così.» 

Lui mi guarda per qualche istante, poi alza le mani in segno di resa, pur mantenendo quello sguardo protettivo. «Va bene, non insisto. Ma fammi un favore: scrivimi quando sei arrivata.» 

«Va bene, promesso. Ci sentiamo allora. Ciao, Pierre.» 

«A presto, Erika.»

Mi allontano sentendo ancora i suoi occhi su di me finché non imbocco le scale della metropolitana. Mi aspettano otto fermate; ho tutto il tempo per ripercorrere con la mente ogni singolo istante di questa serata incredibile.

Qui per caso ||Pierre GaslyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora